Neymar, il talento sublime e irritabile ha trovato casa: a Parigi per sempre
dal nostro inviato Emanuele Gamba , dal nostro inviato Emanuele GambaPARIGI - Qui sono convinti che Neymar sia finalmente uscito dalla lunga fase di irresolutezza che lo ha reso un fenomeno incompleto, in certi momenti persino da baraccone, e che non ha restituito al suo talento quello che il suo talento avrebbe meritato. È vero che continua a passare le ore dentro i videogiochi (è diventato anche un avatar di Fortnite, adesso), è vero che passa certe notti in bianco a guardare il Grande Fratello brasiliano compulsando ossessivamente commenti sui social, ma guardatelo in campo, quando la salute lo assiste: è in stato di grazia, ha affinato quella sfrontatezza sfacciata che gli dà il coraggio di sfidare in dribbling quattro difensori in una volta sola con una sottile capacità di lettura dei movimenti dei compagni, dei pertugi nei quali lanciarli, dei tempi esatti per recapitare loro la palla. Sa essere millimetrico e barocco al tempo stesso e in definitiva continua a mancargli soltanto l'istinto del killer s…
PARIGI - Qui sono convinti che Neymar sia finalmente uscito dalla lunga fase di irresolutezza che lo ha reso un fenomeno incompleto, in certi momenti persino da baraccone, e che non ha restituito al suo talento quello che il suo talento avrebbe meritato. È vero che continua a passare le ore dentro i videogiochi (è diventato anche un avatar di Fortnite, adesso), è vero che passa certe notti in bianco a guardare il Grande Fratello brasiliano compulsando ossessivamente commenti sui social, ma guardatelo in campo, quando la salute lo assiste: è in stato di grazia, ha affinato quella sfrontatezza sfacciata che gli dà il coraggio di sfidare in dribbling quattro difensori in una volta sola con una sottile capacità di lettura dei movimenti dei compagni, dei pertugi nei quali lanciarli, dei tempi esatti per recapitare loro la palla. Sa essere millimetrico e barocco al tempo stesso e in definitiva continua a mancargli soltanto l'istinto del killer sotto porta: con il Bayern ha preso tre pali e avuto almeno tre altre grosse occasioni mancate di un capello, ma è proprio quel capello che fa la differenza con un bomber spietato.
Frenato da Messi e dagli infortuni
La carriera di Neymar è stata rallentata da due fattori: l'incombenza di Messi e Ronaldo, che con la loro longevità agonistica hanno frustrato una generazione di ipotetici Palloni d'oro alternativi, e la ricorrenza degli infortuni, alcuni sfortunatissimi (negli ultimi due anni si è rotto due volte lo stesso piede) e altri di pura vulnerabilità, con quegli adduttori che gli danno continuamente fastidio probabilmente perché non si allena mai veramente a puntino (e si conosce la sua predilezione per la vita mondana). Non è un caso che nel 2018 e nel 2019, con lui in infermeria, il Psg sia sempre uscito agli ottavi, prima con il Real Madrid e poi con il Manchester United, mentre con lui sanissimo e ispirato abbia raggiunto la finale l'estate scorsa e adesso vi sia di nuovo alle porte. È vero che contro il Barcellona non c'era (i soliti adduttori), ma una vecchia gloria parigina come Safet Susic ha riassunto una sintesi perfetta: "Senza Neymar si può eliminare il Barca, ma non vincere la Champions". È così.
Il talento di un giocatore bifronte
Neymar è sempre stato un giocatore bifronte, sublime e irritabile. Talora irritante. Ha collezionato una vagonata di espulsioni, soprattutto in Ligue 1 dove il tiro alle sue caviglie è quasi una sport nazionale (ci sono allenatori, come quello dello Strasburgo, che sostengono che sia lui ad andarsela a cercare) e lui spesso scende allo stesso livello. È il giocatori più scalciato d'Europa, perché subisce un fallo ogni 20', ma è anche accusato di teatralizzare le cadute. In campionato può essere incontenibile oppure totalmente estraneo (accade quando vuole preservare le caviglie), mentre è chiaro che la Champions è il suo palcoscenico ideale ed è in particolare nella fase a eliminazione diretta, già quando giocava nel Barcellona, che ha sempre dato il meglio di sé.
I consigli di Buffon e la fratellanza con Mbappé
Dicono che la svolta verso la maturazione gliel'abbia suggerita Buffon durante la sua esperienza parigina. "Cosa vuoi, il Pallone d'oro?", gli disse il portiere. "Allora smetti di far festa e mostrati d'esempio a Mbappé". Mbappé è uno dei motivi della maturazione di Neymar: non ne è geloso, malgrado avesse lasciato Barcellona per uscire dall'ombra di Messi e anzi lo supporta di continuo. Lo chiama "petit frère", fratellino, e lo guida in campo e fuori senza trascinarlo nelle mattane in cui ogni tanto eccede. Dialogano in spagnolo o in inglese più che in francese e in campo s'intendono a occhi chiusi, anche se per paradosso hanno giocato pochissimo insieme, a causa degli infortuni alternati di uno o dell'altro. E paradossalmente quando giocano assieme il rendimento sotto porta di Mbappé precipita (4 gol nelle 14 partite disputate in coppia, 20 nelle 19 senza il brasiliano) ma s'impenna quello della squadra, e tanto basta.
Parigi per sempre, presto la firma
E Neymar potrebbe essere la ragione per cui Mbappé sceglierà infine di restare a Parigi: il brasiliano sta per firmare il rinnovo del contratto (anche il suo è in scadenza nel 2022), sempre a tre milioni di euro al mese, perché ha scelto di sviluppare l'intera sua carriera qui e questa decisione potrebbe essere lo stimolo che spingerà il giovane compagno a imitarlo. Dopo la qualificazione alle semifinali, il presidente Nasser Al-Khelaïfi l'ha buttata lì come una battuta, ma è sembrata una cristallina verità: "Adesso Mbappé e Neymar non hanno più la scusa per andarsene".
Dieta vegana per guarire meglio
Si diceva della maturità guadagnata da Neymar. Intanto, ha smesso di trovare la gabola per non giocare né il giorno del suo compleanno (il 5 febbraio, come Ronaldo) o di sua sorella Rafaella (11 marzo): per un motivo o per l'altro in questi giorni era sempre "provvidenzialmente" infortunato o squalificato, così non aveva bisogno di giustificazioni per organizzare una delle sue rutilanti feste. Nel 2020 però ha smesso. E quest'anno era sì out a marzo, ma invece di bighellonare ha preso molto sul serio la rieducazione dal solito problema agli adduttori lavorando con un fisioterapista personale e persino mangiando vegano per una settimana intera, lui che è il tipico carnivoro sudamericano. Infatti è rientrato tirato a lucido, e se in Ligue 1 ha deluso (si è fatto espellere della sfida scudetto con il Lille), in Champions ha meravigliato sia a Monaco sia al Parco dei Principi, sollevando oh di meraviglia anche tra i pochi (e per lo più neutrali) ammessi nello stadio vuoto.
Il rapporto con Pochettino
La "pedalada", quel doppio passo con cui infilza i difensori in dribbling, gli riesce sempre benissimo, sempre meglio. Pochettino lo lascia svariare, senza confinarlo a sinistra, e con lui ha costruito un buon rapporto, nonostante uno dei migliori amici di Neymar, Lucas Moura (il brasiliano del Tottenham cresciuto praticamente assieme a O' Ney), gli avesse parlato malissimo dell'allenatore, con cui ruppe del tutto quando venne escluso dalla finale di Champions del 2019 dopo aver segnato una tripletta all'Ajax in semifinale. Invece i due si sono presi subito ed è palese l'entusiasmo con cui Neymar gioca. Quando ci aggiunge anche la maturità, è incontenibile. Se poi saprà riuscire a convincere Mbappé a restare assieme, beato chi potrà vederli giocare in coppia tutte le settimane.