Dalla Francia, Champions riveduta e corretta: più campioni, meno derby e final four
di Enrico Currò , di Enrico CurròROMA - Una nuova Champions League, riveduta e corretta proprio dal giornale che ideò il torneo nella sua veste originaria, la Coppa dei Campioni, di cui la Champions è figlia legittima. E' la proposta formulata dall'Equipe, il famoso quotidiano sportivo, che l'ha articolata stamattina sulle sue pagine in un dettagliato piano: una risposta sia alla nuova Champions a 36 squadre, approvata dall'Uefa a partire dal 2024, sia alla Superlega mancata, che Real Madrid, Barcellona e Juventus continuano a difendere e che è alla base del procedimento disciplinare Uefa in corso contro i tre club e della richiesta di pronunciamento alla Corte di giustizia sul presunto abuso di posizione dominante dell'Uefa stessa.
Ritorno alla storia
La storia dell'att…
ROMA - Una nuova Champions League, riveduta e corretta proprio dal giornale che ideò il torneo nella sua veste originaria, la Coppa dei Campioni, di cui la Champions è figlia legittima. E' la proposta formulata dall'Equipe, il famoso quotidiano sportivo, che l'ha articolata stamattina sulle sue pagine in un dettagliato piano: una risposta sia alla nuova Champions a 36 squadre, approvata dall'Uefa a partire dal 2024, sia alla Superlega mancata, che Real Madrid, Barcellona e Juventus continuano a difendere e che è alla base del procedimento disciplinare Uefa in corso contro i tre club e della richiesta di pronunciamento alla Corte di giustizia sul presunto abuso di posizione dominante dell'Uefa stessa.
Ritorno alla storia
La storia dell'attuale Champions League affonda le radici nel 1954, quando il giornalista francese Gabriel Hanot, inviato dell'Equipe e figura assai vulcanica (era stato anche calciatore della Nazionale francese, nel ruolo di difensore, e poi commissario tecnico e avrebbe lanciato nel 1956 il Pallone d'oro del settimanale France Football), sviluppò ufficialmente la sua vecchia idea di un torneo per laureare ogni anno la più forte squadra di club d'Europa. Condivise il progetto con i colleghi dell'Equipe, in particolare con Jacques Ferran, altro personaggio storico del giornalismo e direttore di France Football. La lunga gestazione - che si scontrò con qualche ostacolo burocratico e con la riluttanza degli inglesi, allora restii a misurarsi con gli avversari degli altri Paesi e a mettere in discussione il titolo di maestri di uno sport la cui popolarità era ormai mondiale - si concluse nel 1955: il 4 settembre di quell'anno Sporting Lisbona-Partizan Belgrado fu la prima partita della Coppa Europa per club, poi denominata Coppa dei Campioni e trasformata nel 1992 nell'attuale Champions.
Un piano in cinque punti
"Siamo preoccupati - è la premessa dell'Equipe - per l'evoluzione in corso della Champions League, competizione che si sta allontanando da tutto ciò che i nostri predecessori immaginavano che dovesse essere: un'opportunità per i campioni dei vari campionati nazionali d'Europa di giocare l'uno contro l'altro. Proponiamo perciò un piano di riforme in cinque punti, da introdurre a partire dalla stagione 2024-2025".
Restituire la Champions ai campioni
Il primo punto mette in discussione il progressivo allargamento del torneo a un numero sempre maggiore di squadre che non hanno vinto i rispettivi campionati. "Dal 2018, tra i 32 club che hanno partecipato alla fase a gironi ogni stagione, solo 16 in media avevano effettivamente vinto il titolo del loro campionato nazionale nella stagione precedente. Nel nuovo formato della Champions League dal 2024 proponiamo l'introduzione di una nuova regola: tra i 36 club che partecipano alla rinnovata fase a gironi, 20 devono essere campioni nazionali. Ciò significherebbe che la terza e la quarta nazione del ranking, secondo il coefficiente Uefa per Paesi, non avranno più la garanzia di quattro club qualificati direttamente alla fase a gironi. Saranno tre i posti assicurati".
Le due urne riservate ai campioni
"Per il sorteggio della fase a gironi - prosegue la proposta - pensiamo che la prima e la seconda urna dovrebbero contenere solo i detentori del titolo della Champions League e i vari campioni nazionali, ma nessuna squadra che sia arrivata seconda, terza o quarta nei rispettivi campionati nazionali alla fine della stagione precedente".
Partite tra squadre dello stesso Paese
L'Equipe chiede l'abbattimento di una barriera protezionistica: "Le regole del sorteggio degli ottavi di finale prevedono che nessun club dello stesso Paese possa giocare contro un avversario nazionale in questa fase della competizione. Pensiamo che questa protezione del Paese debba essere eliminata, perché contribuisce al fatto che, sempre più spesso, due club dello stesso Paese possano affrontarsi in finale: è successo già sette volte dal 2000". Sta per succedere con Chelsea-Manchester City, derby inglese.
Un coefficiente più equo
E' un altro nodo cruciale: "Il modo in cui il coefficiente Uefa per Paese viene attualmente calcolato garantisce di fatto alle prime quattro nazioni europee di mantenere il monopolio sui primi quattro posti, anche a causa del bonus di quattro punti concesso a ogni club che partecipa alla fase a gironi, indipendentemente dai risultati che ottiene. Questo bonus dovrebbe essere ridotto a tre punti, perché il coefficiente nazionale Uefa deve riflettere le prestazioni globali dei club di un Paese, non solo il numero dei club di quel Paese che partecipano alla fase a gironi".
La Final Four
Sarebbe un ibrido tra la Final Eight dello scorso anno a Lisbona, formula varata con successo per l'emergenza pandemia, e la finale classica, che sta per andare in scena a Oporto: "Mentre gli ottavi di finale della Champions League durano quattro settimane, i quarti e le semifinali della competizione si svolgono in una settimana, nel mezzo di un calendario sovraccarico. Pensiamo che sarebbe meglio organizzare una Final Four, della durata di una settimana e in una sola città, con semifinali che si svolgono il lunedì e il martedì, e una finale che si giocherebbe il sabato successivo".