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Julio Cesar: "Quest'Inter ha carattere, con il Real senza paura"

Julio Cesar, oggi 42 anni 
Il portiere del triplete nerazzurro sarà il commentatore della partita che segnerà il debutto della Champions su Amazon Prime Video. Racconta il "suo" Mourinho e fa le previsioni per la coppa: "Mi aspetto di vedere almeno un'italiana in semifinale. Gasperini è sempre stato bravo Il Psg? Per chi ama il calcio sarà bellissimo da vedere"
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Il sorriso è quello di quando giocava. La veste sarà diversa: Julio Cesar ritrova il nerazzurro da commentatore tv: sarà una delle voci che racconteranno il debutto della Champions su Amazon Prime Video con Inter-Real. 

Julio Cesar, ci pensa? Già 11 anni dal vostro trionfo a Madrid. 
"È il sogno di ogni giocatore giocare in Champions League e vincerla. Dividerlo poi con quella squadra fantastica è stata una cosa veramente strepitosa. Ora questa nuova avventura mi dà modo di ritrovare Milito, Seedorf, ma anche di conoscere da vicino tanti altri che ho incontrato solo da avversario".

L'Inter, come le altre italiane, non parte certo da favorita. 
"Ma può competere con tutti. Certo, c'è il Real, ma non deve avere paura di nessuno. È fortissima, ha preso giocatori di carattere. E io mi aspetto che l'Italia possa sempre arrivare con due o tre squadre in fondo, credo che possa po…

Il sorriso è quello di quando giocava. La veste sarà diversa: Julio Cesar ritrova il nerazzurro da commentatore tv: sarà una delle voci che racconteranno il debutto della Champions su Amazon Prime Video con Inter-Real. 

Julio Cesar, ci pensa? Già 11 anni dal vostro trionfo a Madrid. 
"È il sogno di ogni giocatore giocare in Champions League e vincerla. Dividerlo poi con quella squadra fantastica è stata una cosa veramente strepitosa. Ora questa nuova avventura mi dà modo di ritrovare Milito, Seedorf, ma anche di conoscere da vicino tanti altri che ho incontrato solo da avversario".

L'Inter, come le altre italiane, non parte certo da favorita. 
"Ma può competere con tutti. Certo, c'è il Real, ma non deve avere paura di nessuno. È fortissima, ha preso giocatori di carattere. E io mi aspetto che l'Italia possa sempre arrivare con due o tre squadre in fondo, credo che possa portare almeno una squadra in finale o in semifinale". 

Intanto in Italia è tornato Mourinho. Ce lo racconta? 
"Mou è speciale, ha una personalità unica, e ha un grosso pregio: odia perdere. Da lui ho imparato tantissimo e sono cresciuto molto. 
A un certo punto iniziò a dirmi che non riusciva a vedermi in porta: era colpa dei colori della maglia che indossavo in quel periodo, sul grigio. Così mi ha fatto giocare con la maglia gialla in modo che mi vedesse sempre fra i pali, anche se non faceva parte dei tre colori che avevamo allora. La fece fare apposta". 

Davvero Special... 
"C'è anche un altro episodio. Il suo primo anno abbiamo vinto lo scudetto in ritiro, perché il Milan aveva pareggiato a Udine. Eravamo campioni d'Italia ma il mister non voleva andare in Piazza Duomo a festeggiare, perché c'era una cosa a cui teneva molto: battere il record delle vittorie in campionato il giorno dopo, quando dovevamo giocare col Siena. Io ci sono rimasto male, volevo festeggiare coi tifosi, allora l'ho seguito fino in stanza e gli ho detto: 'Mister, se non vieni con noi, domani non vinciamo'. Si è alzato dal letto, anche perché è un po' scaramantico, ed è venuto. E il giorno dopo abbiamo battuto il Siena". 

Gasperini ha trasformato l'Atalanta in una grande. Come mai da voi all'Inter non ha funzionato? 
"Con lui ho lavorato poco, ma si capiva che era un grandissimo allenatore. Purtroppo ai tempi non ha avuto lo stesso successo che sta avendo adesso con l'Atalanta. Pensavo già all'epoca fosse bravissimo, ora lo pensano tutti". 

Dica la verità: all'Inter lui non ha legato col gruppo? 
"Sinceramente non so cosa non abbia funzionato, è una domanda difficile. Ma con il gruppo ha sempre avuto un bellissimo rapporto, è un gentleman, una persona rispettosa". 

Ci racconta la sua vita dopo il calcio? 
"Io e la mia famiglia abitiamo a Lisbona, una bellissima città dove si vive benissimo, somiglia a Rio. Lavoro come procuratore, un lavoro bello tosto ma sono felicissimo. Ho creato la mia azienda due anni fa, la JC12 sports, con sedi a Lisbona e Rio". 

A proposito di Rio, i Mondiali in Brasile che eredità le hanno lasciato? 
"Penso che chi ha giocato la partita maledetta con la Germania sia cresciuto come persona e come professionista. Sarà difficile vedere in futuro qualcosa di simile, non riusciamo ancora a spiegarlo. Ma nella vita possono accadere cose che non ci aspettiamo, bisogna avere il coraggio di rialzarsi. Il Brasile l'ha fatto". 

Le fa effetto vedere Neymar, Messi e Mbappé tutti insieme? 
"Ci sono tanti aspetti da considerare. Ma per chiunque ama il calcio è bello vedere questo cambiamento di Messi e il suo arrivo al Psg. Tre calciatori di quel livello tutti insieme: bellissimo, l'ultima parola spetta al campo, ma è molto entusiasmante". 

Lei e Dida i primi portieri brasiliani a vincere la Champions. Ora ci sono Alisson e Ederson: come è nata la scuola brasiliana? 
"Ricordo che quando sono arrivato in Italia parlavano molto molto male dei portieri brasiliani. Non so perché, non riuscivo a capire. Ma dopo Taffarel, Dida, Julio Cesar e poi Gomes, Helton, Diego Alves, Doni e tanti altri in Europa hanno iniziato a guardarci un po' diversamente. Prima una squadra europea che voleva prendere un calciatore brasiliano pensava al numero 10, oggi magari prende Ederson o Alisson". 

Come succede che in Brasile, dove tutti sognano di essere Pelé, un bambino dica "mi metto in porta"? 
"Io ho iniziato nel calcio a 5, a 12 anni ho esordito nel calcio a 11, nel Flamengo. Meno male". 

Cosa pensa delle critiche ad Handanovic? 
"Handanovic è tra i 5 più forti al mondo, è fantastico. In campionato può portare 10/15 punti, se non ha avuto ancora un riconoscimento importante è perché l'Inter non giocava in Champions da tanti anni".