La notte di Dybala, ma ora la Juve deve diventare un corpo solo
di Maurizio Crosetti , di Maurizio CrosettiDue punte, due esterni offensivi e due guastatori tutti insieme: è la somma che fa il totale, e il totale si chiama Juve. La crisi, o almeno la paura, si mandano via con la qualità, sebbene non sia stato confortante avere comunque incassato un paio di gol anche in una notte di puro dominio. Serviva come l'aria, ai bianconeri, una partita così. E se l'avversario è stato burroso, non così lo spirito juventino messo a dura prova transitando dal Sassuolo al Verona, una manciata di giorni spaventosi prima di tornare in Europa, dove la Juventus abita altre terre ed altri gustosi momenti.
Si conferma dunque la doppia vocazione, una strana dicotomia che porta gli ex campioni d'Italia ad essere sempre vincenti in Champions, dove hanno incassato il primo gol della stagione per colpa della sfortunata autorete di Bonucci, mentre in campionato vagano come fantasmi e fanno tintinnare tutte le catene del castello.
La notte più utile è es…
Due punte, due esterni offensivi e due guastatori tutti insieme: è la somma che fa il totale, e il totale si chiama Juve. La crisi, o almeno la paura, si mandano via con la qualità, sebbene non sia stato confortante avere comunque incassato un paio di gol anche in una notte di puro dominio. Serviva come l'aria, ai bianconeri, una partita così. E se l'avversario è stato burroso, non così lo spirito juventino messo a dura prova transitando dal Sassuolo al Verona, una manciata di giorni spaventosi prima di tornare in Europa, dove la Juventus abita altre terre ed altri gustosi momenti.
Si conferma dunque la doppia vocazione, una strana dicotomia che porta gli ex campioni d'Italia ad essere sempre vincenti in Champions, dove hanno incassato il primo gol della stagione per colpa della sfortunata autorete di Bonucci, mentre in campionato vagano come fantasmi e fanno tintinnare tutte le catene del castello.
La notte più utile è essenzialmente un marchio di Paulo Dybala, non solo per le due reti rompighiaccio. Lo aveva detto, l'argentino: sono pronto, voglio diventare il leader della Juventus. Detto fatto. Al netto di convalescenze e contratti da rinnovare, Dybala si è davvero preso la squadra in mano dimenticando gli anni di vassallaggio nei confronti di Cristiano Ronaldo, magnifico e spietato tiranno, fattore di crescita al contrario per quasi tutti i suoi compagni d'attacco che, o sono schiavi, o non sono.
La maturità psicologica e tecnica di Dybala è compiuta: la quaterna bianconera è stata un'ampia emanazione del numero 10 che apre segnando e chiude ispirando Morata, col dono di quel pallone magnifico. La centralità dell'argentino porta la squadra agli ottavi con due turni d'anticipo, e il primo posto andrà ribadito a Londra contro il Chelsea tra una ventina di giorni: sarà importante riuscirci, non solo per l'autostima ma per la solita questione dei sorteggi.
Dopo avere ormai superato l'iconico Platini nel numero di reti segnate, Dybala ha pensato di citarlo con la famosa posa sull'erba, disteso come Michel dopo quel gol magnifico e ingiustamente annullato in un'antica finale di Coppa Intercontinentale. Un modo per giocare con la storia e ritrovare leggerezza in una delle serate più lucenti della sua permanenza torinese. E' chiaro che nessuna Juventus di oggi e domani potrà prescindere da Dybala.
Spinto e pressoché costretto dalla brutalità degli ultimi risultati, Allegri ha messo mano al centrocampo e al settore esterno, scartando insieme Bentancur, Rabiot e Cuadrado: dall'inizio della stagione, almeno uno di questi tre aveva sempre giocato. Si trattava di potersi permettere la svolta con l'equilibrio, vista la grande quantità di giocatori offensivi. Una strettoia nella quale la pallida Juve italiana doveva per forza passare, per riuscire a trasfigurarsi di nuovo. Com'è avvenuto. Adesso, nonostante l'abisso di punti che la separa dall'alta classifica, la Juventus dovrà smettere di essere un centauro, una creatura doppia e strampalata, per diventare un corpo solo, possibilmente simile a quello che da mesi s'aggira in Europa divorando tutti, e da molti facendosi invece divorare nei giardini italiani.