La missione speciale di Mbappé, segnare un gol al proprio futuro
dal nostro inviato Emanuele Gamba , dal nostro inviato Emanuele GambaPARIGI. Mbappé vive da sempre in anticipo. Quando aveva 4 anni sapeva indicare sul mappamondo tutte le nazioni che partecipavano alla Coppa del mondo, a 17 già segnava in Ligue 1, a 18 lo faceva in Champions (ottavi, quarti, semifinale), a 19 era campione del mondo: è più veloce di chi lo guarda, la precocità è il suo mestiere, ha come un presagio di cosa stia per succedere, che sia un'azione di gioco o un futuro che stasera può sbirciare: il Real è avversario e tentazione, destino e destinazione. È un intreccio che ha dipanato con maturità non comune in un ragazzo di 23 anni, eccetto quelli precoci. "Il fatto di giocare contro il Real cambia molte cose", ha detto. "Anche se sono libero di fare ciò che voglio, non posso certo parlare con il mio avversario. Devo solo batterlo, poi vedremo cosa succederà".
Succederà, è l'opinione radicata in Spagna, che Mbapp&ea…
PARIGI. Mbappé vive da sempre in anticipo. Quando aveva 4 anni sapeva indicare sul mappamondo tutte le nazioni che partecipavano alla Coppa del mondo, a 17 già segnava in Ligue 1, a 18 lo faceva in Champions (ottavi, quarti, semifinale), a 19 era campione del mondo: è più veloce di chi lo guarda, la precocità è il suo mestiere, ha come un presagio di cosa stia per succedere, che sia un'azione di gioco o un futuro che stasera può sbirciare: il Real è avversario e tentazione, destino e destinazione. È un intreccio che ha dipanato con maturità non comune in un ragazzo di 23 anni, eccetto quelli precoci. "Il fatto di giocare contro il Real cambia molte cose", ha detto. "Anche se sono libero di fare ciò che voglio, non posso certo parlare con il mio avversario. Devo solo batterlo, poi vedremo cosa succederà".
Succederà, è l'opinione radicata in Spagna, che Mbappé e il Real coroneranno un corteggiamento che dura da dieci anni, da quando il precoce tredicenne Kylian venne convocato a Madrid per un breve stage con Zidane, una puntata al Bernabeu, tre notti in un cinque stelle e una photo opportunity con Ronaldo, che all'epoca era il poster in cameretta. Però lui e i genitori scelsero il Monaco, che diede rassicurazioni più precise sull'assecondamento della precocità (difatti a 16 anni era già in prima squadra), mentre cinque anni più tardi andò a Parigi e non a Madrid perché nell'operazione aveva ficcato il naso Jorge Mendes, che venne respinto con perdite: i Mbappé non hanno mai voluto un procuratore di mezzo, la loro è un'azienda di famiglia (si chiama Kewjf: sono le iniziali dei genitori e dei tre figli) in cui papà Wilfrid segue l'aspetto tecnico e mamma Fayza quello commerciale insieme a un'avvocata, per gli aspetti burocratici e contrattuali, e a uno stuolo di specialisti (fisioterapista, nutrizionista, autista, guardia del corpo). Il clan Mbappé è un'isola nel mondo del calcio. Chi lo vuole avere deve convincere una famiglia con argomenti limpidi, mentre basterebbero i soldi per tentare qualunque agente: è questa la difficoltà a trattare con lui ma il Real ha trovato la chiave. Gli ha proposto la possibilità di diventare un leggenda, offerta che il Psg non può pareggiare.
La vicenda il ragazzo la sta maneggiando con maturità e trasparenza: ha ammesso di volere Madrid, è rimasto perché le condizioni contrattuali glielo imponevano, non ha fatto mezzo capriccio e sta giocando la stagione migliore della carriera, con il piglio del leader assoluto. "È un giovane adulto, gestisce benissimo quello che sta vivendo", dice il capitano Marquinhos. Il Psg non è una squadra, è una muta di ottimi giocatori che cerca di star dietro al suo trascinatore. Persino Messi ne viene trascinato: il meglio di Leo sono stati gli assist suggeriti dagli scatti dell'attaccante-folata.
La muta spera di convincerlo che una Champions la si può vincere anche a Parigi (ma la leggenda?), mentre il club ci prova con contratto breve, un biennale al massimo, al triplo delle cifre attuali (circa 35 milioni netti, il Real ne offre 50 lordi) pur di mandarlo da "parigino" al Mondiale in Qatar. Mbappé educatamente ascolterà, però i soldi contano meno delle realizzazione dei sogni. "Quando firmò il primo contratto", ha raccontato sua madre, "gli davamo 200 euro di paghetta, Neanche sapeva che di stipendio ne prendeva 85 mila". I precoci non si impantanano su certe quisquilie.