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Parigi aspetta il vero Messi, il campione che ha smesso di stupire

Nella vittoria del Psg sul Real c'è la firma di Mbappé, non quella della Pulce. Che oltre ad aver sbagliato un rigore è apparso lontano parente del giocatore capace di infiammare il pubblico. Oggi Leo sembra un vecchio regista che fa correre gli altri: come se ne vedono molti nei tornei minori
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PARIGI - Mentre alla stessa ora Cristiano Ronaldo spezzava le reni al Brighton interrompendo un digiuno che non gli capitava da tredici anni (sette partite senza gol, la serie s'è fermata proprio alla settima), Leo Messi camminava sul prato del Parco dei Principi intanto che la partita gli sfrecciava attorno e sfrecciava soprattutto Mbappé, la rappresentazione in immagini del tempo che passa, dell'epoca che cambia. CR7 e la Pulce restano i calciatori più famosi e pagati del pianeta, coltivano la legittima ambizione di arrivare a mille reti in carriera, rimangono indispensabili per il marketing e il merchandising ma certe volte mettono compassione per come cercano di stare al mondo in un mondo oramai diverso dal loro.

Messi e gli alibi di Pochettino: "Aspettiamolo"

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PARIGI - Mentre alla stessa ora Cristiano Ronaldo spezzava le reni al Brighton interrompendo un digiuno che non gli capitava da tredici anni (sette partite senza gol, la serie s'è fermata proprio alla settima), Leo Messi camminava sul prato del Parco dei Principi intanto che la partita gli sfrecciava attorno e sfrecciava soprattutto Mbappé, la rappresentazione in immagini del tempo che passa, dell'epoca che cambia. CR7 e la Pulce restano i calciatori più famosi e pagati del pianeta, coltivano la legittima ambizione di arrivare a mille reti in carriera, rimangono indispensabili per il marketing e il merchandising ma certe volte mettono compassione per come cercano di stare al mondo in un mondo oramai diverso dal loro.

Messi e gli alibi di Pochettino: "Aspettiamolo"

A Manchester Cristiano ha i suoi problemi, la squadra va male, segna sempre abbastanza (è capocannoniere delle squadra con 15 gol) ma viene sostituito spesso, talvolta finisce in panchina e la critica è ormai impietosa con lui. A Parigi, Messi ha ancora qualche alibi da presentare. "Ha cominciato la stagione in ritardo e fuori condizione, poi ha viaggiato spesso in Argentina per la Nazionale, ha avuto il Covid e altri problemi fisici, dobbiamo ancora dargli tempo" lo giustifica Pochettino, rosarino come Leo: in questi casi, avere del sangue in comune aiuta. Può darsi che allora il numero 30 (quando gli stona addosso, quella maglia con quella cifra) ritrovi verve e inventiva. In fondo anche l'anno scorso, l'ultimo a Barcellona, tre quarti delle sue reti le realizzò da gennaio in avanti, come se il suo corpo avesse bisogno di più tempo per calibrarsi o come se soltanto le fasi decisive della stagione fossero ancora capaci di accendergli la scintilla. A Parigi invece scintilla solo la Tour Eiffel, come fosse un albero di Natale kitsch.

Il piccolo trotto della Pulce

Contro il Real Madrid, Messi ha giocato come al solito da quando è a Parigi: trotterella tra la linea di metà campo e quella dell'area di rigore, non azzarda quasi mai un dribbling, smista palloni precisi e puliti, gioca quasi sempre a un tocco, massimo due, ma non alza mai il livello della giocata, non stupisce (prima di tutto sé stesso) con un'idea inaccessibile, non fa sforzi di fantasia. Sembra un vecchio regista che fa correre gli altri: se ne vedono molti, soprattutto nei tornei minori dove la classe innata spicca tra la polvere dei campacci.

Il record di rigori sbagliati

Il rigore che si è fatto parare da Courtois non è, tutto sommato, l'errore più stupefacente: è il quinto che sbaglia in Champions su 23 tentativi (nessuno ne ha falliti, né tirati, quanto lui) e il trentesimo che non segna in carriera su 133 tirati. Non è quello il segno del declino. Lo è, piuttosto, quel suo stazionare lontano dall'area e lontano dalle zone centrali.

Le statistiche peggiori dell'ultimo decennio

L'Équipe ha fatto uno studio statistico sul suo ultimo decennio che dimostra come Messi non abbia mai toccato così pochi palloni nell'area avversaria (e il Psg non ha nemmeno un centravanti fisso che potrebbe occupare quello spazio togliendolo a Leo) e più in generale negli ultimi trenta metri, non ha mai tentato e men che meno realizzato così pochi dribbling, non ha mai fatto così pochi passaggi in verticale e, soprattutto, non ha mai avuto un indice negativo di expected goals: significa che a Barcellona segnava più di quanto i dati statistici prevedevano che dovesse segnare, mentre adesso è il contrario.

Il ritorno di Neymar, il suo compagno ideale

Finora Messi ha realizzato sette gol (cinque dei quali nella prima fase di Champions) e otto assist, tutti in campionato, metà dei quali su calcio da fermo. Non è poco ma nemmeno abbastanza, però più che i numeri conta l'impatto visivo, la sensazione che quel suo ciondolare depresso trasmette: sembra fuori posto, fuori tempo, fuori di sé non nel senso della rabbia ma dell'estraneità alla sua stessa storia. Ora che è tornato Neymar, il calciatore con cui ha il feeling maggiore, forse gli si accenderà di nuovo la scintilla, come ai tempi di Barcellona. Mbappé appartiene ormai a un'altra galassia.