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Klopp e la 'strategia dell'intervallo': per l'Inter il pericolo Liverpool è soprattutto nel secondo tempo

(afp)
Peter Krawietz, storico collaboratore del tecnico tedesco, analizza i difetti degli avversari nel primo tempo e prepara una sintesi di soluzioni su cui lavorare nella ripresa
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Nel commentare a caldo la vittoria sull’Inter, la settima su sette partite di quest’edizione della Champions e la terza su tre viaggi del Liverpool in Italia dal 2020 (Atalanta e Milan erano state le vittime precedenti), Klopp aveva riconosciuto l’importanza dei cambi: Firmino per sbloccare una serata complicata, Henderson e Keita per mettere più ordine al centrocampo, Luis Diaz per riaccendere un attacco che si era gradualmente spento. L’allenatore dei Reds aveva in sostanza ribadito implicitamente, con la sua analisi, il vantaggio di una rosa più ricca, cioè della superiorità finanziaria della Premier League sulla Serie A. E aveva riacceso la battaglia per la reintroduzione dei cinque cambi in Premier League, caldeggiati dallo stesso Klopp e dal suo più illustre collega, il manager del Manchester City Guardiola.

I 5 cambi anche in Premier: la battaglia insieme a Guardiola

Entrambi sono contrariati dal fatto che nel campion…

Nel commentare a caldo la vittoria sull’Inter, la settima su sette partite di quest’edizione della Champions e la terza su tre viaggi del Liverpool in Italia dal 2020 (Atalanta e Milan erano state le vittime precedenti), Klopp aveva riconosciuto l’importanza dei cambi: Firmino per sbloccare una serata complicata, Henderson e Keita per mettere più ordine al centrocampo, Luis Diaz per riaccendere un attacco che si era gradualmente spento. L’allenatore dei Reds aveva in sostanza ribadito implicitamente, con la sua analisi, il vantaggio di una rosa più ricca, cioè della superiorità finanziaria della Premier League sulla Serie A. E aveva riacceso la battaglia per la reintroduzione dei cinque cambi in Premier League, caldeggiati dallo stesso Klopp e dal suo più illustre collega, il manager del Manchester City Guardiola.

I 5 cambi anche in Premier: la battaglia insieme a Guardiola

Entrambi sono contrariati dal fatto che nel campionato inglese, a differenza dei principali tornei nazionali per club, la nuova regola introdotta provvisoriamente sotto l’emergenza Covid e mantenuta nelle coppe europee anche sotto la spinta del manager tedesco, non sia stata confermata, malgrado il calendario compresso e i sempre più numerosi infortuni la rendano opportuna. Ma gli interessi dei grandi club, che dispongono di rose più complete, divergono da quelli delle società medio-piccole, che quando arriva il momento delle sostituzioni massicce vedono scavarsi un piccolo solco tecnico rispetto alle avversarie con una panchina lussuosa. Fatte le debite proporzioni, è quello che in Europa può capitare alle italiane e che è in fondo capitato all’Inter contro il Liverpool.

La clip decisiva

Però nel 2-0 di San Siro c’è un altro retroscena, che sempre Klopp ha rivelato: la cosiddetta strategia dell’intervallo, una consuetudine ormai perfezionata al punto da essere diventata un automatismo nel suo staff. Peter Krawietz, suo collaboratore storico da ormai più di vent’anni, durante il primo tempo ha individuato nei calci piazzati il punto debole di una difesa interista che pareva impenetrabile e l’ha sintetizzato in una clip mostrata ai giocatori negli spogliatoi, alla fine del primo tempo: il gol di testa di Firmino, sul corner di Robertson, è nato così: “Il merito è stato di Pete e dei nostri analisti. Lo fanno tutte le squadre, ma noi lo abbiamo fatto particolarmente bene. Già alla vigilia, non avendo avuto molto tempo per allenarci prima della trasferta, ci siamo concentrati su calci piazzati. Poi è entrato in scena il lavoro di Pete e dei suoi ragazzi”.

Anche Taffarel nello staff

Quello con Krawietz è un legame fortissimo, nato ai tempi di Magonza, dove l’assistente di Klopp è nato 50 anni fa e dove ha iniziato a lavorare nel Mainz, come responsabile degli osservatori, proprio quando il suo amico Jürgen, nel 2001, è diventato allenatore della prima squadra. Da allora non si sono più separati e Krawietz è stato un vice inseparabile sia nelle 7 stagioni al Borussia Dortmund sia al Liverpool, dal 2015 a oggi. La sinergia con gli altri componenti dello staff (da questa stagione c’è anche l’ex campione del mondo brasiliano Claudio Taffarel come allenatore dei portieri), prevede ruoli complementari, a cominciare da quello dell’altro luogotenente, l’olandese Pepijn Lijnders, 39 anni. Klopp ha più volte definito i suoi collaboratori “i miei occhi”, segnalando come uno staff di primordine possa valere dai “15 ai 20 punti a stagione”.

Così è nato il duo

Krawietz ha spesso raccontato in Germania e poi in Inghilterra le origini un po’ burrascose del felice rapporto. L’aneddoto risale all’ultima fase della lunga e non trascendentale carriera del futuro stratega da calciatore del Mainz: dopo la partenza da trequartista e ogni tanto da punta, era diventato verso il crepuscolo  terzino destro. E Krawietz, all’epoca studente dell’università di Magonza ma anche analista per il club, aveva presentato una relazione tattica in cui ne criticava i movimenti in campo. Ne nacque un’accesa discussione, foriera tuttavia di proficui confronti, che indussero appunto il neoallenatore, quando gli venne affidata la responsabilità della prima squadra, a cooptare nello staff il suo giovane censore. L’altro aneddoto curioso riguarda l’anno sabbatico che i due avevano concordato nell’estate 2015, dopo l’addio al Borussia Dortmund: quando arrivò la chiamata del Liverpool, Peter era riluttante al trasferimento in Inghilterra.

Qualificarsi senza il fattore Anfield

Invece le cose hanno funzionato benissimo e lui si è specializzato, tra l’altro, proprio nella strategia dell’intervallo, oltre alla preparazione tattica delle partite, in particolare  attraverso lo studio degli avversari insieme ai videoanalisti Mark Leyland, Harrison Kingston e Greg Mathieson. Il momento cruciale è appunto l’intervallo, nel quale lo spazio per il discorso dell’allenatore alla squadra è estremamente ridotto: 5-6 minuti al massimo, ai quali Klopp arriva preparato da un rapido confronto con Krawietz e Lijnders e soprattutto dalle 2-3 clip nelle quali sono stati sintetizzati i punti tattici essenziali emersi nel primo tempo. Krawietz lascia la panchina 5 minuti prima della pausa e corre nello spogliatoio per la sintesi. Con l’Inter erano emerse le difficoltà nel rendere produttivo il classico pressing feroce, che al Liverpool era riuscito più che altro nel quarto d’ora iniziale: “L’Inter, a poco a poco, ci aveva complicato la vita con il suo gioco fisico e con la sua verticalità”, ha ammesso Klopp, riconoscendo a Simone Inzaghi l’abilità tattica. Ma c’era il famoso punto debole dell’avversario, individuato dall’analisi del luogotenente Peter a prescindere dall’ingresso di Firmino (l’infortunio di Diogo Jota lo ha accelerato): i calci piazzati. L’esecuzione del corner dell’1-0 non è stata dunque casuale. Poi è arrivato anche il raddoppio di Salah, questo assai meno studiato. E il Liverpool si è garantito una partita di ritorno senza dovere ricorrere come risorsa principale al “fattore Anfield”. Proprio come volevano Klopp e il suo staff.