Emery e il miracolo Villarreal, la provincia al centro dell'impero
di Emanuele Gamba , di Emanuele GambaQuando due estati fa Unai Emery si presentò al Villarreal, reduce dal fallimento con l'Arsenal, i giocatori del Sottomarino Giallo lo accolsero con una preghiera: "Mister, tu che hai vinto tre Europa League, ce ne fai vincere una anche a noi?". Lui rispose che sì, sarebbe stato possibile, e difatti a maggio il Villarreal trionfò nella finale di Danzica battendo il Manchester United ai rigori: della Champions, non hanno osato domandargli. Per Emery quella fu la quarta coppa alzata al cielo, dopo le tre conquistate con il Siviglia tra il 2014 al 2016: mai nessuno come lui (Trapattoni si è fermato a tre). Siccome nel 2012 aveva centrato una semifinale con il Valencia e nel 2020 era arrivato in finale con l'Arsenal, sconfitto dal Chelsea di Sarri, Emery è considerato il massimo specialista mondiale di Europa League, ma forse va aggiornata la definizione: è il massimo specialista mondiale di imprese clamorose alla guida di outside…
Quando due estati fa Unai Emery si presentò al Villarreal, reduce dal fallimento con l'Arsenal, i giocatori del Sottomarino Giallo lo accolsero con una preghiera: "Mister, tu che hai vinto tre Europa League, ce ne fai vincere una anche a noi?". Lui rispose che sì, sarebbe stato possibile, e difatti a maggio il Villarreal trionfò nella finale di Danzica battendo il Manchester United ai rigori: della Champions, non hanno osato domandargli. Per Emery quella fu la quarta coppa alzata al cielo, dopo le tre conquistate con il Siviglia tra il 2014 al 2016: mai nessuno come lui (Trapattoni si è fermato a tre). Siccome nel 2012 aveva centrato una semifinale con il Valencia e nel 2020 era arrivato in finale con l'Arsenal, sconfitto dal Chelsea di Sarri, Emery è considerato il massimo specialista mondiale di Europa League, ma forse va aggiornata la definizione: è il massimo specialista mondiale di imprese clamorose alla guida di outsider. È uno che fa miracoli, se parte da sfavorito. È uno che porta la provincia al centro dell'impero.
I miracoli in provincia e i fallimenti capitali
La carriera di Emery è infatti divisa in due: da una parte ci sono i clamorosi successi nelle situazioni più impensate, dall'altra i dolorosi insuccessi quando ha fatto il salto della barricata, cercando di imporsi nei club dal portafoglio gonfio. È andata così dal primo giorno: divenne allenatore del Lorca, squadra di una piccola cittadina della Murcia, durante la sosta natalizia del campionato di terza divisione del 2004/2005. Emery era un modesto difensore di serie C (suo padre e suo nonno furono invece ottimi portieri che giocarono a lungo nella Liga) con un ginocchio oramai quasi fuori uso, cosicché al presidente venne l'idea di trasferirlo dal campo alla panchina di una squadra in crisi: nel giro di cinque mesi conquistò la promozione in terza divisione e l'anno successivo sfiorò addirittura la Liga, campionato che il Lorca non aveva mai immaginato nemmeno di sognare. Poi passò all'Almeria, puntualmente portato dalla Segunda alla Liga, e quindi al Valencia, centrando due volte il podio in campionato. Dopo una parentesi infelice allo Spartak Mosca ci fu il triennio magico di Siviglia e adesso il biennio favoloso di Vila-real. In provincia, tutto ciò che tocca diventa oro. È nelle capitali che Emery si perde.
Spartak, Psg, Arsenal e l'onta indelebile di un 6-1
Mosca (2012) è stata un'avventura breve e sbagliata, durata da maggio a novembre. A Parigi ha resistito due anni (2016-2018) e vinto un campionato, perdendone un altro contro il Monaco del diciottenne Mbappé, ma il suo nome resterà per sempre legato all'incredibile eliminazione negli ottavi di Champions perdendo 6-1 al Camp Nou, dopo aver battuto per 4-0 il Barcellona nell'andata al Parco dei Principi. "A decidere quella partita fu l'arbitro" dice ancora oggi, per altro senza avere tutti i torti, ma quell'onta non se la laverà mai di dosso. All'Arsenal è durato un anno e pochi mesi (luglio 2018-novembre 2019), senza mai intrufolarsi nell'alta classifica e perdendo in maniera rovinosa (4-1) la finale di Europa League.
I problemi con Thiago Silva, con Özil e con le lingue
C'è che dice che Emery faccia fatica a relazionarsi con i leader (ha avuto problemi con Thiago Silva a Parigi e con Özil a Londra), chi che il suo gioco non sarà mai dominante, quindi inadatto a una grande (ma Spartak e Arsenal lo sono?). Di sicuro, un grave problema nel tour delle capitali europee l'ha avuto con la lingua: il russo ha provato a studiarlo ma non lo si può certo maneggiare in sei mesi, in Inghilterra è stato sovente bersagliato per il suo inglese maccheronico, a Parigi non è mai andato oltre a un francese di base, e questo nonostante gli sforzi fatti per approfondire la conoscenza dei vari idiomi. Una delle sue qualità più riconosciute è la forza di persuasione, ma con le lingue straniere non è mai riuscito a calarsi in quelle sfumature con cui da spagnolo a spagnolo, invece, riesce a sedurre l'interlocutore, a rapirne l'anima, a convincerlo a credere nell'impresa. Parte della grandezza umana di Emery si perde, nella traduzione. Ai suoi giocatori è uso regalare testi di psicologia, ma pare che non tutti abbiano gradito: Thiago Silva in particolare.
L'evoluzione di un tecnico versatile (che piace ad Allegri)
Ma poi, al di là di tutto, le caratteristiche di Emery sembrano tagliate su misura per ambienti come Siviglia e Vila-real: caldi, appassionati, orgogliosi, fedeli, umili, coraggiosi. In avvio di carriera predicava concetti di gioco più spumeggianti, poi ha via via affinato un senso tattico che ne fa uno dei più raffinati strateghi d'Europa, come ha riconosciuto anche Allegri: l'equilibrio è il suo caposaldo, il gioco di fascia la sua specialità, la capacità di lettura e di interpretazione dei vari momenti della partita è il suo segreto. Lui forma squadre di grandissima personalità che imparano a non perdere mai il controllo della situazione, sfruttando poi le loro caratteristiche migliori. A Valencia aveva Silva e Villa e dava spettacolo, a Siviglia gli piacevano le partite da battaglia (quelle che piacevano al ribollente popolo andaluso), a Vila-real punta tutto sulla quadratura, perché ha giocatori esperti, intelligenti e con il pelo sullo stomaco.
La sintesi perfetta di Guardiola e Simeone
Lo stile Emery è insomma del tutto personale. Lui stesso spiazza citando i due modelli di riferimento: "I miei preferiti sono Guardiola e Simeone", vale a dire l'alfa e l'omega, lo yin o la yang, l'acqua santa e il diavolo, un estremo e l'altro, tutto e il contrario di tutto. "Di Guardiola ammiro il modo in cui si difende attaccando, di Simeone come attacca difendendo. Guardiola lo stimo per l'uso corretto degli spazi, Simeone per come li riduce". È un'ambivalenza che il Villarreal sta raffinando, rasentando l'utopia: guardiolismo e cholismo nella stessa anima.
E il Pais lo paragona a Trapattoni
In Spagna non lo apprezzano del tutto, lo considerano quasi un eretico senza tuttavia il carisma mistico di Simeone, che ha fatto del Cholismo una religione, più ancora che una filosofia. Il suo essere una via di mezzo, il suo non essere personaggio (è moderato nelle dichiarazioni e nei comportamenti) e il suo vivere ai margini del sacro triangolo Real-Barcellona-Atletico non lo ha mai fatto diventare un idolo nazionale. Il Pais, per dire, ha commentato l'impresa di Monaco quasi con sarcasmo: ha parlato di catenaccio (in italiano), ha tradotto il concetto in spagnolo (maquina del cerrojazo, macchina da catenaccio) e ha fatto un paragone che non ci è sembrato che volesse essere lusinghiero: Esto equipo es digno del mejor Trappatoni. Almeno avessero scritto giusto il nome del Trap.
Quando studiò il Manchester 17 volte
Questo spiega anche perché gli riesce più facile spuntarla in coppa: il campionato è una lunga corsa che richiede regolarità e in cui capitano spesso momenti che le grandi squadre risolvono con l'ispirazione del talento, cosa che un club come il Villarreal può fare solo in parte, mentre nelle partite a eliminazione diretta, o nelle finali, si può pensare meticolosamente una sceneggiatura, stenderla e poi provare a interpretarla a menadito. Con un'ora e mezza di recita perfetta, si vince. Prima dell'ultima finale di Europa League, Emery ha analiticamente studiato al video addirittura 17 partite del Manchester United, snidandone anche il più piccolo punto debole. Il suo metodo è questo.
Il sogno continua: "Non siamo qui per renderci simpatici"
Il Villarreal è alla seconda semifinale di Champions dopo quella raggiunta nel 2006 da un altro gigante della panchina, il cileno Manuel Pellegrini. Ora si rinnoveranno i racconti sulla favola della cittadina di cinquantamila anime che sfida i giganti del mondo, come se l'obiettivo fosse quello di suscitare tenerezza. "Ma noi non siamo qui per farci dire che siamo simpatici. Noi vogliamo andare in finale" ha subito detto Emery, che è un orgoglioso basco della regione di Guipuscoa. La cosa che più adora al mondo? "Il sole dopo la pioggia che fa risaltare le mille tonalità di verde della nostra terra". La seconda è portare la provincia al centro dell'impero.