Sport

Ultim'ora

Sinner ancora out: “Non giocherò il torneo di Pechino”

Milan, con la Dinamo Zagabria il primo passo per tornare grandi

Milan, con la Dinamo Zagabria il primo passo per tornare grandi
(ansa)
In caso di vittoria sui balcanici, i rossoneri tornerebbero dopo anni a comandare un girone di Champions, il che darebbe più sicurezza anche per gli impegni futuri
2 minuti di lettura

Quando Pioli dice che la partita con la Dinamo Zagabria è importante ma non decisiva, rileva il puro dato statistico: alla seconda giornata del girone di Champions, nulla è ovviamente definitivo e ne restano altre quattro per stravolgere eventualmente la classifica. Ma se esistono vari gradi d’importanza, in un appuntamento di coppa, questo è certamente massimo. Lo è perché, se asseconderanno il pronostico e batteranno a San Siro una squadra oggettivamente inferiore sotto il profilo tecnico, i campioni d’Italia otterranno un risultato che non si può calcolare soltanto in punti: diventeranno primi nel girone, a prescindere dall’esito di Chelsea-Salisburgo, e metteranno fine a un lunghissimo periodo in cui il Milan si è trasformato in comprimario a livello internazionale. Abbandoneranno, cioè, quel complesso d’inferiorità che è difficile da ammettere, ma che si traduce in insicurezza inconscia, come si è visto a Salisburgo: in Italia dominano, in Europa non hanno ancora la sensazione di avere raggiunto lo stesso tipo di controllo del gioco.

Nella scorsa edizione, dopo l’esilio durato sette anni, il ritorno in Champions non ha permesso di cancellare questo senso di incompiutezza. E’ vero che tutte e sei le partite sono state molto equilibrate e il Milan è riuscito a tenere in bilico fino all’ultimo anche quelle che ha perso, due volte contro il Liverpool e una contro il Porto e l’Atletico Madrid, senza contare che ha tenuto in bilico pure la qualificazione fino all’ultima giornata. Mai, però, ha potuto guardare le avversarie dall’alto, in classifica, e sempre si è trovato nella condizione opposta, il che ha reso più complicato il percorso verso la convinzione di essere più forte dei rivali: presupposto necessario per giocare in libertà mentale e per imporre anche in Champions la formula offensivista di Pioli, che spesso funziona benissimo in Serie A e che a Salisburgo ha zoppicato un po’.

La Dinamo Zagabria rappresenta l’occasione ideale, perché è sì in testa al girone grazie all’1-0 sul Chelsea, ma dovrà probabilmente virare, rispetto al campionato croato in cui maramaldeggia, su una formula difensiva abbastanza simile al catenaccio, con l’obiettivo di innescare il contropiede di Orsic. Il nodo tattico è proprio questo. Pioli, per superare la difesa di Cacic, deve fare ricorso ai soliti noti. Giroud, a quasi 36 anni, è di fatto l’unico centravanti abile a arruolato. Ibrahimovic è convalescente. Origi è andato in Belgio a farsi curare la tendinite ormai quasi cronica. Rebic ha scoperto un’ernia alla schiena. E su De Ketealere, che all’occorrenza può fare il centravanti adattato,  ricadono responsabilità  precoci, visto che è appena arrivato. L’assalto alla Dinamo passa attraverso le risorse del Milan della scorsa stagione: le acrobazie da area di rigore di Giroud, le discese di Hernandez, le incursioni di Tonali, probabilmente gli strappi di Saelemaekers in perenne ballottaggio con Messias ma forte del gol di Salisburgo, forse in corso d'opera i passetti brevi di Diaz sulla trequarti. Poi, naturalmente, tocca soprattutto a Leao. Che deve farsi perdonare l’espulsione di Genova e può riversare tutte le sue energie sulla notte di Champions, non potendo giocare il duello col Napoli. Deve esibire il suo pezzo forte: la fuga in dribbling a chiunque tenti di frenarlo, per poi confezionare fulmineamente l’assist o il tiro in porta. Milan-Dinamo Zagabria è più che mai la sua partita.

I commenti dei lettori