Juve, il futuro passa da Lisbona: vincere (e poi sperare) per evitare un disastro
dal nostro inviato Emanuele Gamba , dal nostro inviato Emanuele GambaLISBONA - Al Da Luz, la tana del Benfica, la Juventus ha sempre perso, tre volte su tre - una in Coppa dei Campioni (1968), una in Coppa Uefa (1993) e un'altra in Europa League (2014) - e stavolta non sarà sufficiente evitare di farlo: occorre una vittoria (l'unica risale al 1966 contro il Vitoria: si giocò proprio al Da Luz perché l'impianto di Setubal era inagibile), visto che un pareggio non basterebbe a evitare la prima eliminazione dopo otto qualificazioni consecutive agli ottavi di finale.
Battere il Benfica e tifare Maccabi
È una situazione difficilissima ma non disperata, perché l'incrocio dell'ultima giornata con il Psg presumibilmente gi&ag…
LISBONA - Al Da Luz, la tana del Benfica, la Juventus ha sempre perso, tre volte su tre - una in Coppa dei Campioni (1968), una in Coppa Uefa (1993) e un'altra in Europa League (2014) - e stavolta non sarà sufficiente evitare di farlo: occorre una vittoria (l'unica risale al 1966 contro il Vitoria: si giocò proprio al Da Luz perché l'impianto di Setubal era inagibile), visto che un pareggio non basterebbe a evitare la prima eliminazione dopo otto qualificazioni consecutive agli ottavi di finale.
Battere il Benfica e tifare Maccabi
È una situazione difficilissima ma non disperata, perché l'incrocio dell'ultima giornata con il Psg presumibilmente già qualificato, e magari anche con il primo posto garantito, offrirebbe l'opportunità di tre punti meno impensabili del previsto, mentre non è affatto scontato che il Benfica passeggi nel ribollente stadio del Maccabi, ad Haifa, dove si gioca alla morte anche solo per uno scampolo di gloria.
Al Da Luz senza sei infortunati
Guardare troppo in là ha però poco senso. Ogni futuro possibile è qui e ora, passa da Lisbona, penultima possibilità di evitare un disastro che a caldo, dopo il tracollo di Haifa, sembrava inevitabile. Però poi Allegri ha rimesso insieme i pezzi, vinto due partite, smesso di prendere gol e rilanciato almeno una parvenza d'ambizione, anche se la partita fin qui più importante della stagione se la deve giocare senza sei infortunati, quattro dei quali sono neo acquisti.
Gli acquisti dell'estate in infermeria: quattro su sei sono ko
Oltre a De Sciglio, i cui acciacchi non fanno notizia da anni, e a Chiesa, si sono fermati uno dopo l'altro prima Pogba, poi Di Maria, quindi Bremer e infine Paredes, gli ultimi tre per problemi muscolari. Isolando il caso di Pogba, fanno specie questi infortuni in serie, in special modo per giocatori che nel corso della loro carriera non hanno mai passato guai particolari, come nel caso di Bremer e Di Maria. Diversa è la questione Paredes, giocatore fragile e vulnerabile che in vita sua ha giocato a tempo pieno solamente a Empoli, da ragazzo. Eppure la Juve ha passato un'estate intera a corteggiarlo.
Milik è sano ma deve essere centellinato
Della campagna estiva di rafforzamento sopravvivono dunque solamente Kostic e Milik, anche se il polacco è costantemente sotto osservazione: nelle ultime due partite Allegri gli ha preferito Kean anche per tutelarlo, perché pure lui è perennemente a rischio infortuni e dunque il suo impiego va centellinato, visto che difficilmente sarebbe in grado di sostenere tre impegni ravvicinati senza correre il rischio d'infortunarsi. Perciò il suo impiego è stato calibrato per averlo al meglio nella partita più importante, quella senza via d'uscita.
Kostic, l'acquisto giusto del re degli assist
In definitiva, l'unico acquisto estivo che sta funzionando (o meglio, che sta cominciando a funzionare dopo un inizio faticoso) rimane Kostic, che ha ancora qualche difficoltà a calarsi con continuità del gioco di Allegri e capire bene i movimenti difensivi ma che ha già offerto copiosamente la sua caratteristica migliore, vale a dire la capacità di sfornare assist: ne ha già scodellati quattro, tre in campionato e uno in Champions. Del resto, dal 2018 ha oggi è quello che nelle principali leghe europee ne ha prodotti di più (47), dopo Müller (69) e Messi (66). Mica roba da poco.