Nella nuova Europa l'Italia all'assalto del trono spagnolo
di Enrico Currò , di Enrico CurròMILANO - Incassato il ritorno nella fase a eliminazione diretta della Champions dopo nove anni, il Milan ha spiegato attraverso un docente in materia come Paolo Maldini che cosa attende a febbraio i campioni d’Italia, insieme alle altre due squadre della Serie A approdate alla meta, il Napoli e l’Inter, mentre la Juventus, che pure era la più avvezza al ruolo, è rimasta impigliata nella rete dell’Europa League. «Dagli ottavi in poi le classifiche si fanno quasi in automatico con i bilanci». Se ne evince che tra le sedici sopravvissute le favorite sono le solite ricche: le inglesi (City, Liverpool, Chelsea e Tottenham), il Real Madrid campione in carica e unico vessillo spagnolo rimasto, il Bayern simbolo del calcio tedesco e il Psg, unicum più qatariota che francese.
Però la geografia del torneo è cambiata e l’Italia è quasi al centro della mappa: se non del potere finanziario, almeno del gioco e dell&…
MILANO - Incassato il ritorno nella fase a eliminazione diretta della Champions dopo nove anni, il Milan ha spiegato attraverso un docente in materia come Paolo Maldini che cosa attende a febbraio i campioni d’Italia, insieme alle altre due squadre della Serie A approdate alla meta, il Napoli e l’Inter, mentre la Juventus, che pure era la più avvezza al ruolo, è rimasta impigliata nella rete dell’Europa League. «Dagli ottavi in poi le classifiche si fanno quasi in automatico con i bilanci». Se ne evince che tra le sedici sopravvissute le favorite sono le solite ricche: le inglesi (City, Liverpool, Chelsea e Tottenham), il Real Madrid campione in carica e unico vessillo spagnolo rimasto, il Bayern simbolo del calcio tedesco e il Psg, unicum più qatariota che francese.
Però la geografia del torneo è cambiata e l’Italia è quasi al centro della mappa: se non del potere finanziario, almeno del gioco e dell’innovazione. Per vie tattiche diverse, ma con analoga capacità di sorprendere gli avversari, l’arioso Napoli di Spalletti, il Milan verticale di Pioli e l’Inter concreta di Inzaghi non hanno subito il difetto classico: il ritmo più basso, le giocate meno rapide. Il complesso d’inferiorità si è attenuato grazie a coraggio e fantasia, incarnati da Kvaratskhelia, Leao e Lautaro. Ancelotti e Conte sulle panchine di Real e Tottenham completano un quintetto di allenatori scelti.
Con la celebrata scuola tedesca il duello parte pari: 5-5. Contro Klopp (Liverpool), Nagelsmann (Bayern), Schmidt (Benfica), Terzic (Dortmund) e Rose (Lipsia) lo scontro è filosofico: da una parte il contropiede, declinato dai tecnici italiani con sfumature diverse ma con identica capacità di attacco istantaneo alla porta, dall’altra il gegenpressing, la pressione esasperata predicata da Klopp & C.
Le novità tattiche arrivano da Pioli, Spalletti e Schmidt — Gasperini con l’Atalanta dal 2019 in poi fece lo stesso — anche se l’innovatore per definizione resta Guardiola. Agli altri rimangono le briciole: Pep col City difende la Spagna, Galtier (Psg) la Francia, Potter (Chelsea) l’Inghilterra, Conceiçao (Porto) il Portogallo, Hoefkens (Bruges) il Belgio, Glasner (Eintracht) l’Austria.
Quanto alla mera geopolitica, l’egemonia con 4 squadre a testa è di Inghilterra e Germania. L’Italia, con 3, ha preso il posto della Spagna, che rispetto all’anno scorso conferma la caduta del Barcellona, ma vi aggiunge il crollo di un habitué (l’Atletico Madrid di Simeone) e perde un’altra squadra (il Villarreal arrivò in semifinale, il Siviglia si è fermato subito). Il Portogallo resiste con due, la Francia ne smarrisce una, spariscono Olanda (Ajax) e Austria (Salisburgo), entra il Belgio (Bruges). Tra le città torna Milano col suo derby. Tiene il passo solo Londra con Chelsea-Tottenham.
Tra gli italiani di Napoli, Inter e Milan e quelli che giocano all’estero (Jorginho, Donnarumma e Verratti) non ci si può lamentare: c’è pure la sorpresa Luca Pellegrini con l’Eintracht. Per ora sono confinati tra i giovani Casadei (Chelsea) e Ndour (Benfica), ma l’esperienza funziona come la tesi di Mancini, che sprona i talenti a cercare la Nazionale altrove, se in A non ci sono spiragli. In Champions si vede un po’ più di azzurro del solito. E questo, a poco più di due settimane dal Mondiale senza l’Italia, e in attesa del sorteggio delle coppe lunedì, aiuta a non deprimersi.