MILANO - Il vero ritorno di Conte a San Siro sarà per la partita di Champions col Milan, sulla stessa panchina dei tempi dell'Inter: un derby sui generis. Ma al primo assaggio, alla vigilia, l'allenatore del Tottenham ha spiegato che il suo duello con Pioli sarà comunque particolare: "Diverse volte mi è capitato di complimentarmi con i colleghi. Stefano ha avuto un percorso molto lungo prima di arrivare alla vittoria, la meritava anche prima. Credo che l'anno scorso lui e i giocatori abbiano fatto qualcosa di straordinario e mi sono sentito in dovere di dirglielo". Conte ha voluto dichiarare che la sua non è un'emozione di facciata: "Tornare qui è una grande emozione, autentica. Ho trascorso due anni intensi, belli, in cui siamo riusciti a fare qualcosa di davvero importante, lo scudetto con l'Inter. E l'anno scorso, lo ripeto, il Milan ha fatto qualcosa di straordinario, sono stati bravissimi tutti, l'allenatore, i giocatori, la società. Sarà una partita intensa, in cui cercheremo di superarci. L'atmosfera di questo stadio aggiunge sempre qualcosa".
Nessun favorito
Conte rifiuta il ruolo di favorito, non solo per ragioni tecniche ma per via dei tanti imprevisti, che a suo giudizio hanno mischiato le carte: "Quando si arriva a quest'altezza di un torneo così breve, devi avere la fortuna di arrivarci nelle migliori condizioni possibili, altrimenti diventa un terno al lotto. Noi non abbiamo avuto molto tempo per preparare questa partita, ricorreremo ai giovani e li dovremo aiutare a superare l'emozione. La squadra dovrà soffrire tutta insieme e diventare più forte nella difficoltà". Le assenze improvvise di Bentancur e Lloris sono particolarmente pesanti: "Fanno parte di un periodo complicato, questa è una stagione con tanti ostacoli. In quella scorsa avevamo trovato una continuità di rendimento che ci aveva portato a una qualificazione bella e insperata alla Champions. Poi ci sono stati tanti infortuni e tanti alti e bassi".
L'Italia e l'allenamento alla pressione
Eppure solitamente, nelle sue squadre, la caratteristica migliore è la stabilità di rendimento. Qui il discorso si fa quasi antropologico: "La stabilità è fondamentale. L'Inghilterra e l'Italia non sono uguali, in Italia si regge di più la concentrazione. La pressione è diversa, in Italia ci sei più abituato. Il calcio è più una guerra, mentre in Inghilterra è più sport". La fresca batosta in Premier League col Leicester, dunque, potrebbe avere lasciato strascichi imprevedibili? "Queste risposte toccano al campo. Io parlo spesso coi ragazzi, non è semplice mantenere uno stato di concentrazione elevato, ci stiamo lavorando. La pressione non viene sopportata da tutti nella stessa maniera". Nei giorni scorsi si è aggiunta agli imprevisti la sua operazione alla colecisti: "È stato difficile per me stare lontano dalla squadra. Era la prima volta che mi succedeva. Ma ora mi sento molto meglio. Non sono ancora al 100%, ma ho recuperato ed è importante essere accanto ai giocatori, nell'ultimo periodo non siamo stati fortunati".
Kulusevski e la sfida con Hernandez
L'ex juventino Kulusevski è tra i punti di forza della squadra e il duello sulla fascia con Hernandez viene considerato la chiave tattica della partita. Il diretto interessato, però, dissente: "Lui è un giocatore fortissimo, ma io non penso mai al duello individuale, penso alla squadra. La tattica in queste partite conta fino a un certo punto, seguiremo il piano dell'allenatore. Ci sono difficoltà e si superano da gruppo, tutti insieme. Ad esempio Bentancur è un leader, ma la vita è così. Lo aiuteremo e lo aspetteremo".