Inter-Porto 1-0: Lukaku entra e risolve il rebus portoghese
di Franco Vanni , di Franco VanniMILANO - Riecco Lukaku. A sistemare le cose ha pensato lui, il condottiero del diciannovesimo scudetto e il grande assente di questa stagione finora. Il figliol prodigo, scappato a Londra nell’estate del 2021 e tornato alla Pinetina un anno dopo fra mille scuse. A San Siro, in una gara sporca e pericolosissima, Romelu ha dimostrato di essere ancora Big Rom. Nonostante gli infortuni. Nonostante un Mondiale disastroso. Entrato dopo 13 minuti della ripresa per Dzeko – troppo tardi, ma è facile dirlo col senno di poi – il belga ha guidato la squadra, ha segnato, ha chiamato la carica in cerca del raddoppio. Ed è grazie a Lukaku, che in Champions aveva già segnato a Plzen nell’unica gara del girone in cui ha messo piede in campo, se l’Inter può andare a giocarsi il passaggio ai quarti allo stadio do Dragao con un gol di vantaggio.
A San Siro il Porto ha perso dopo 124 giorni. L’ultima vo…
MILANO - Riecco Lukaku. A sistemare le cose ha pensato lui, il condottiero del diciannovesimo scudetto e il grande assente di questa stagione finora. Il figliol prodigo, scappato a Londra nell’estate del 2021 e tornato alla Pinetina un anno dopo fra mille scuse. A San Siro, in una gara sporca e pericolosissima, Romelu ha dimostrato di essere ancora Big Rom. Nonostante gli infortuni. Nonostante un Mondiale disastroso. Entrato dopo 13 minuti della ripresa per Dzeko – troppo tardi, ma è facile dirlo col senno di poi – il belga ha guidato la squadra, ha segnato, ha chiamato la carica in cerca del raddoppio. Ed è grazie a Lukaku, che in Champions aveva già segnato a Plzen nell’unica gara del girone in cui ha messo piede in campo, se l’Inter può andare a giocarsi il passaggio ai quarti allo stadio do Dragao con un gol di vantaggio.
A San Siro il Porto ha perso dopo 124 giorni. L’ultima volta era successo il 21 ottobre, quando giocò per un’ora abbondante in dieci per l’espulsione di Eustáquio. Finì 0-1 per il Benfica. Questa volta a farsi cacciare è stato Otavio, che a un quarto d’ora dalla fine ha preso il secondo giallo. La rete dell’Inter, puntuale come una scadenza fiscale, è arrivata otto minuti dopo, primo e unico gol di una partita che per un tempo intero era scappata via fra falletti, bisticci e regola del vantaggio ignorata. Se si aggiungono il campo melmoso e troppi errori di foga, l’impressione era di assistere più a una battaglia della vecchia Coppa Mitropa che a una sfida di Champions. Ha sbagliato Lautaro, che ha lisciato un paio di palloni sotto porta. Ha sbagliato l’arbitro serbo Jovanovic, che ha invelenito il clima fischiando un po’ a caso e ignorando un pestone nell’area del Porto di Galeno a Darmian, migliore dei suoi fin lì. Sul finire di tempo il portiere Diogo Costa con un mezzo miracolo ha deviatoo di braccio un pallone che Bastoni aveva schiacciato in porta di testa, su punizione di Dimarco.
Dopo il battibecco fra Barella e Lukaku a Genova – questa volta si sono abbracciati, a fornire l’assist al compagno è stato proprio il sardo - è toccato a Onana e Dzeko. Il bosniaco, esasperato dalla partenza dal basso come ai tempi della Roma di Fonseca, chiedeva palla lunga. Il camerunense gli ha risposto: “Stai zitto e vai in porta”. Il nervosismo di Dzeko si è confermato quando ha mandato a quel paese Inzaghi che lo ha richiamato in panchina per far posto a Lukaku, entrato subito benissimo, come pure Gosens e Brozovic, che hanno ribaltato la partita. Grande merito anche a Onana, che con un doppio riflesso da videogioco ha murato prima Zalidu e poi Taremi.
A Porto probabilmente Conceicao sfoggerà il 4-4-2 geometrico e ordinato che ha imparato da Eriksson, ai tempi in cui giocava nella Lazio con Inzaghi. A Milano i portoghesi hanno portato invece la propria versione più rognosa, con il pressing continuo e le ripartenze di Grujic. Comunque troppo poco per l’allenatore di Coimbra, che ha passato tutta la partita a riprendere i suoi. D’altra parte, di se stesso dice: “Soffro per le sconfitte molto più di quanto riesca a godere delle vittorie”. A Milano quelli così si chiamano maicuntent, ed è forse grazie a quello spirito incontentabile che la sua squadra era arrivata a San Siro dopo dieci vittorie di fila. A interrompere la serie ha pensato l’ex compagno Inzaghi, che così tiene vivi i sogni Champions dell’Inter, vincitrice come le altre due italiane, in corsa tutte senza prendere nemmeno un gol. Non era successo mai.
Inter (3-5-2): Onana; Skriniar, Acerbi, Bastoni; Darmian, Barella, Calhanoglu, Mkhitaryan (25’ st Brozovic), Dimarco (12’ st Gosens); Lautaro, Dzeko (12’st Lautaro). Allenatore: Inzaghi.
Porto (4-4-2): Diogo Costa; João Mário (47’ st Borges), Pepe, Marcano, Zaidu; Otavio, Grujic, Uribe, Galeno (5’ st Evanilson); Pepê, Taremi. Allenatore: Conceiçao.
Arbitro: Jovanovic (SRB)
Rete 40’ st Lukaku
Note. Espulso Otavio. Ammoniti Otavio, Di Marco, Aquino, Conceiçao. Spettatori 75.374