Inter-Benfica 3-3: nerazzurri in semifinale dopo 13 anni, sarà derby d'Europa con il Milan
di Enrico Currò , di Enrico CurròMILANO - Adesso è proprio ufficiale: nella finale di Champions, il 10 giugno a Istanbul, ci sarà un’italiana a 6 anni dall’ultima volta (Real-Juventus, 2017). Uscirà dal derby di Milano, perché l’Inter di Simone Inzaghi ha evitato di scivolare contro il Benfica e si è unita al Milan di Pioli nella caccia alla Coppa Campioni. L’impresa sarebbe epica: la milanese vincitrice dovrà infatti sfidare il Real di Ancelotti o il Manchester City di Guardiola, una specie di intruso in mezzo a tre allenatori italiani.
Di italiano c’è stato parecchio, nella semifinale raggiunta dall’Inter. Come a Lisbona, la partita l’ha sbloccata Barella, il cagliaritano pupillo di Gigi Riva, che a 26 anni ha un curriculum da veterano della Champions, dove somma già 25 presenze e 4 gol. Detto che anche Acerbi, Bastoni e Darmian hanno fatto bella figura, Dimarco si è…
MILANO - Adesso è proprio ufficiale: nella finale di Champions, il 10 giugno a Istanbul, ci sarà un’italiana a 6 anni dall’ultima volta (Real-Juventus, 2017). Uscirà dal derby di Milano, perché l’Inter di Simone Inzaghi ha evitato di scivolare contro il Benfica e si è unita al Milan di Pioli nella caccia alla Coppa Campioni. L’impresa sarebbe epica: la milanese vincitrice dovrà infatti sfidare il Real di Ancelotti o il Manchester City di Guardiola, una specie di intruso in mezzo a tre allenatori italiani.
Di italiano c’è stato parecchio, nella semifinale raggiunta dall’Inter. Come a Lisbona, la partita l’ha sbloccata Barella, il cagliaritano pupillo di Gigi Riva, che a 26 anni ha un curriculum da veterano della Champions, dove somma già 25 presenze e 4 gol. Detto che anche Acerbi, Bastoni e Darmian hanno fatto bella figura, Dimarco si è confermato decisivo: eccellente nelle diagonali difensive, il terzino d’attacco ha offerto a Lautaro l’assist del fondamentale 2-1. Il 3-3 finale immortala pure il provvisorio pari di Aursnes, l’affilato rasoterra del 3-1 di Correa, il colpo di testa del difensore Antonio Silva e la girata di Musa in mischia, che ha risparmiato la sconfitta ai suoi. Ma si tratta solo di note a margine di un copione che Inzaghi, forte del 2-0 in Portogallo, ha per lo più governato come desiderava.
Barella ha aggiornato dopo un quarto d’ora la reminiscenza della finale di Coppa Campioni del 1965, vinta qui da Helenio Herrera contro il Benfica di Eusebio grazie al famoso tiro di Jair scivolato dalle mani del portiere Costa Pereira: sterzata in area e sinistro arcuato sotto la traversa, dove il greco di Germania Vlachodinos, che di nome fa Odisseas ed è alto 1.91, non si è potuto arrampicare. L’Itaca del Benfica era a quel punto la difficile rimonta di 3 gol, date le condizioni tattiche perfette per l’Inter, liberata all’amato contropiede dello scattista Lautaro, mentre pareva troppo flebile il palleggio orizzontale predicato da Schmidt per le incursioni di Rafa Silva e Gonçalo Ramos. Quando lo spagnolo Del Cerro ha annullato a Lautaro il gol di testa per spintarella a Gilberto, l’effetto è stato duplice quanto temporaneo: l’Inter si è un po’ rilassata e il Benfica si è un po’ scosso, anche se le piroette dell’ex Joao Mario e degli altri due trequartisti non avevano minacciato Onana, impegnato solo da una punizione di Grimaldo.
A un soffio dall’intervallo la distrazione collettiva sul cross per nulla imprevedibile di Rafa Silva ha consentito la testata dell’1-1 ad Aursnes. Il centrocampista norvegese ha fatto l’Haaland, ma a inizio ripresa il suo allenatore lo ha arretrato a terzino, per inserire in attacco Neres e la mossa si è rivelata fatale. Proprio sulla fascia di Aursnes Mkhitaryan e Dimarco hanno fabbricato il duetto fatale, col cross rasoterra spinto in porta da Lautaro. Il resto della trama, con gli altri 3 gol a qualificazione scritta, ha permesso di derubricare a ininfluente scaramuccia la lite della vigilia tra Onana e Brozovic. Meno irrilevante è l’avviso dell’ad Marotta alla squadra sul campionato in attesa della sentenza sulla Juventus (“se dovessimo stimolare i giocatori con un premio per il quarto posto, sarebbe deprimente: è alla loro portata”). Quanto al processo al presidente Zhang per il recupero da parte di China Construction Bank di 300 milioni di euro di crediti, è iniziato nel tribunale milanese e potrebbe durare un anno. Poi Milan e Benfica, Milano che fatica, cantava Lucio Dalla: mica vero, stavolta.
Inter 3 Barella 14’ pt, Lautaro 20’ st, Correa 33’ st
Benfica 3 Aursnes 38’ pt, Antonio Silva 41’ st, 50' st Musa
Inter (3-5-2) Onana - Darmian, Acerbi, Bastoni (35’ st D’Ambrosio) - Dumfries, Barella (31’ st Calhanoglu), Brozovic, Mkhitaryan, Dimarco (35’ st Gosens) – Dzeko (31’ st Lukaku), Lautaro (31’ st Correa). All. Inzaghi
Benfica (4-2-3-1) Vlachodimos – Gilberto (1’ st Neres), António Silva, Otamendi, Grimaldo - Florentino, Chiquinho (35’ st Neves) - Joao Mario (44’ st Schjelderup), Rafa Silva (35’ st Musa), Aursnes – Ramos (29’ st Guedes). All. Schmidt
Arbitro: Carlos del Cerro Grande (Spa)
Note: Ammoniti Rafa Silva Musa. Spettatori 75.380