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La pazienza di Inzaghi, incoronato re di coppe: "Manca ancora un pezzo"

Simone Inzaghi (reuters)
Il tecnico dell'Inter era discusso, a rischio esonero, ora è visto come uno specialista delle gare da tutto o niente e si è rafforzato: "Potevamo fare più di due gol, ma serve un grande sforzo. Abbiamo avuto cuore e testa, giusto essere felici ma fra 72 ore dobbiamo affrontare il Sassuolo"
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MILANO - Adesso è tutto un dire che aveva ragione lui. Il senno di poi rende difficile il contrario. Il campo ha dimostrato che era giusto schierare in regia Çalhanoglu, al costo di esporlo agli insulti di settantamila suoi ex tifosi, lasciando in panchina Brozovic, a cui non giocare dispiace più che ad altri. Il 2-0 pieno sul Milan conferma anche che era giustissimo mettere in campo Dzeko al fianco di Lautaro, nonostante gli interisti volessero in massa Lukaku, in un una riedizione della coppia che nel 2020/21 portò lo scudetto. Era un'altra Inter, una squadra da difesa e contropiede, che in Champions usciva ai gironi, e che si basava sulle folate di Hakimi e Perisic. Oggi giocano altrove, ma entrambi nei videogiochi scelgono l'Inter. Probabilmente ci giocherebbero volentieri anche nel mondo reale, visto che a differenza di Psg e Tottenham i nerazzurri lottano per la finale del torneo per club più importante del mondo. E il merito è …

MILANO - Adesso è tutto un dire che aveva ragione lui. Il senno di poi rende difficile il contrario. Il campo ha dimostrato che era giusto schierare in regia Çalhanoglu, al costo di esporlo agli insulti di settantamila suoi ex tifosi, lasciando in panchina Brozovic, a cui non giocare dispiace più che ad altri. Il 2-0 pieno sul Milan conferma anche che era giustissimo mettere in campo Dzeko al fianco di Lautaro, nonostante gli interisti volessero in massa Lukaku, in un una riedizione della coppia che nel 2020/21 portò lo scudetto. Era un'altra Inter, una squadra da difesa e contropiede, che in Champions usciva ai gironi, e che si basava sulle folate di Hakimi e Perisic. Oggi giocano altrove, ma entrambi nei videogiochi scelgono l'Inter. Probabilmente ci giocherebbero volentieri anche nel mondo reale, visto che a differenza di Psg e Tottenham i nerazzurri lottano per la finale del torneo per club più importante del mondo. E il merito è in gran parte di Simone Inzaghi, specialista delle gare da tutto o niente. "Abbiamo fatto un primo tempo straordinario. Potevamo fare più di due gol. Sappiamo di essere in vantaggio, ce la giocheremo al ritorno con l'aiuto del nostro pubblico. Abbiamo avuto cuore e testa. È giusto essere felici, ma ricordandoci che serve ancora tanto impegno, manca ancora un pezzo", ha detto il tecnico raggiante, come spesso gli succede di essere dopo le partite di coppa.


Già alla Lazio, Inzaghi è stato capace di battere la Juve di Allegri, negli anni del dominio. All'Inter nelle coppe ha quasi fatto un percorso netto. Ha vinto due volte la Supercoppa. La prima Coppa Italia l'ha portata a casa, la seconda se la giocherà con la Fiorentina. E per buttarlo fuori dalla Champions lo scorso anno è servito il Liverpool - sconfitto ad Anfield giocando in dieci - poi arrivato in finale. Quest'anno in finale potrebbe arrivarci lui.


Sull'onda dell'entusiasmo per la Champions, anche la stagione in campionato sembra meno grama, se si parte da un dato ovvio: nell'era della vittoria a 3 punti ha più senso contare le gare vinte rispetto a quelle perse, che nel pallottoliere somigliano ai pareggi. Undici sconfitte sono tante, ma solo il Napoli in questa Serie A ha vinto più dell'Inter. Ed è al campionato che pensava l'allenatore cinque minuti dopo avere battuto il Milan nell'euroderby: "Fra settantadue ore avremo una gara importantissima contro il Sassuolo. Qualche giocatore è uscito acciaccato. Avremo tre giorni per prepararci al meglio".


Un'altra critica spesso rivolta a Inzaghi è di non sapere comunicare. Nel calcio degli allenatori filosofi, alle domande dei cronisti dà risposte brevi, raramente sorprendenti, spesso precedute da formule che gli danno due secondi in più per pensare. Lo scorso anno era "io penso che", quest'anno "assolutamente sì". Potrebbe fare meglio, ma c'è da scommettere che gli importi poco. Non è uomo da frasi ad effetto, ma una lontano dai microfoni la ripete spesso: nel calcio a parlare devono essere solo i fatti. E per ora i fatti gli danno ragione.


Eppure, ogni volta sembra non basti. Prima della partita Clarence Seedorf ha detto quello che ormai pensa la maggioranza dei tifosi nerazzurri: "Se la società deciderà di mandarlo via, dovrà dare una spiegazione". Anche perché oggi probabilmente è più attraente Inzaghi per i top club europei di quanto l'Inter lo sia per i migliori allenatori in circolazione.