Milan-Inter, da Minaudo a Scarnecchia: i dieci protagonisti improbabili del derby
di Furio ZaraEroi improbabili del derby di Milano per la Top 10 degli acrobati - cinque dell'Inter e cinque del Milan - che ancora oggi ballano sul filo della nostalgia, illuminati in un attimo e per sempre con un piede che esce dalla mischia, una testa che sbuca nell'angolo d'ombra dell'area di rigore, una parabola che premia - prima ancora che il loro talento - il coraggio dell'azzardo.
Minaudo che spuntò dal nulla
Derby di campionato, aprile 1986. Risultato inchiodato sullo 0-0 finché entra in scena il più improbabile dei marcatori, Giuseppe Minaudo da Mazara del Vallo, prodotto del vivaio di anni diciannove e al debutto assoluto in Serie A. Minaudo è la riserva della riserva: Rummenigge si infortuna nel riscaldamento, mister Corso manda in campo Marangon che - pure lui - si fa male, al minuto 76 entra Minaudo. Derby risolto poco dopo con un tocco sottomisura, come si scriveva nelle cronache del tempo.
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Eroi improbabili del derby di Milano per la Top 10 degli acrobati - cinque dell'Inter e cinque del Milan - che ancora oggi ballano sul filo della nostalgia, illuminati in un attimo e per sempre con un piede che esce dalla mischia, una testa che sbuca nell'angolo d'ombra dell'area di rigore, una parabola che premia - prima ancora che il loro talento - il coraggio dell'azzardo.
Minaudo che spuntò dal nulla
Derby di campionato, aprile 1986. Risultato inchiodato sullo 0-0 finché entra in scena il più improbabile dei marcatori, Giuseppe Minaudo da Mazara del Vallo, prodotto del vivaio di anni diciannove e al debutto assoluto in Serie A. Minaudo è la riserva della riserva: Rummenigge si infortuna nel riscaldamento, mister Corso manda in campo Marangon che - pure lui - si fa male, al minuto 76 entra Minaudo. Derby risolto poco dopo con un tocco sottomisura, come si scriveva nelle cronache del tempo.
E' Braglia il cavallo di battaglia
Modenese di Bomporto, di nome Giorgio e di stirpe nobile (il padre ha giocato in Serie A), ala spettinata e di disordinate corse sulla fascia negli anni 70. Stavolta il derby è la finale di Coppa Italia, edizione 1977, si gioca a San Siro ovviamente. Il vantaggio lo firma il terzino mancino Aldo Maldera, poi nel tabellino dei marcatori entra Braglia. Il gol blinda il risultato, vale il titolo di capocannoniere del torneo (insieme ad un altro rossonero assai noto, Egidio Calloni) e in fondo lo consola alla fine di una stagione - la prima e l'unica al Milan - in cui in campionato ha giocato solo tre spezzoni di partita.
Obi-one gol
Derby di campionato, novembre 2014. Il Milan è in vantaggio grazie ad un gol del francese Menèz, i nerazzurri arrancano, soffrono, rischiano e infine trovano la rete del pareggio con Joel Obi, nigeriano di Lagos cresciuto nel vivaio e lanciato in A quattro anni prima dal breve interregno di Rafa Benitez post-Triplete. Obi è un comprimario, una mezzala rapida che si è fatto notare più che altro per l'attenzione che dedica alla chioma: porta con orgoglio lunghe treccine alla cui manutenzione dedica gran parte del tempo libero.
De Vecchi l'Avvocato del Diavolo
Celeberrima la definizione - nel servizio della Domenica Sportiva - del grande Beppe Viola, che sottolinea come Walter De Vecchi - geometrico mediano in quella squadra allenata dal Barone Liedholm - sia "L'avvocato del Diavolo, che oggi fa meglio di Perry Mason vincendo una causa persa". E infatti: Inter-Milan del marzo 1979 da 2-0 finisce 2-2, con doppietta di De Vecchi con due tiri dal limite (la sua specialità) negli ultimi dieci minuti. Punto pesantissimo, quello per il Milan è l'anno della Stella.
Morbello fa il gol più bello
Egidio Morbello, ala sinistra, piemontese di Alessandria, si mette in luce nella Spal e nel 1960 viene pagato dall'Inter un'enormità: 70 milioni di lire. I suoi tre anni in nerazzurro non sono all'altezza delle aspettative, al netto di un gol segnato nel derby del febbraio 1962: Milan-Inter 0-2, con il tabellino dei marcatori che poi verrà onorato anche dalla più nobile presenza di Luisito Suarez, l'uomo che in quegli anni illumina la Milano interista con i suoi lanci e le parabole di cinquanta metri.
Nyang fa il fenomeno
Gennaio 2016, Milan-Inter 3-0. Prima segna il difensore brasiliano Alex, quindi raddoppia il centravanti colombiano Carlos Bacca. C'è ancora posto? Sì, per M'Baye Niang, senegalese con passaporto francese, all'epoca ancora forte dei suoi ventuno anni appena compiuti. A San Siro, di Niang, ricordano le imperscrutabili fughe nel nulla, le accelerazioni improvvise subito smorzate nelle intenzioni dal tormento di un rimpallo improvviso, i tiri sbilenchi che si offrono ai primi meme in circolazione. Eppure: quel giorno Nyang il gol lo fa.
Jonk e il pacco dono
Il centrocampista dalle lunghe leve Wim Jonk arriva all'Inter nel 1993, per gentile concessione dell'Ajax che lo allega - ma non è uno spam - all'acquisto del più rinomato Dennis Bergkamp. L'olandese lento come un pranzo di Natale si congeda con un gol nel derby dell'aprile del 1995. Inter-Milan 3-1, dentro ad un tabellino che - per quanto riguarda i gol dell'Inter - contempla anche Andrea Seno e un autogol di Seba Rossi (per il Milan invece segna Giovannino Stroppa).
Scarnecchia e l'unico gol in rossonero
Giugno 1985, nell'ultimo Milan pre-Berlusconi gioca Roberto Scarnecchia, ala riccioluta di piede raffinato ma poca costanza che già Nils Liedholm alla Roma - qualche anno prima - ha definito un "Cavallo Pazzo". La specialità di casa Scarnecchia sono i cross, questo rimane il suo unico gol nell'anno rossonero. E' la semifinale di ritorno della Coppa Italia, all'andata il Milan - fuori casa - si è imposto per 2-1. Scarnecchia pareggia il gol su rigore di Liam Brady e accompagna il Milan alla finale, poi persa contro la Sampdoria.
Zapirain un asso (ma al biliardo)
Estate 1946, cinque presunti campioni sudamericani attraversano l'Oceano in piroscafo e vengono ingaggiati dall'Inter. Ci sono due argentini, Elmo Bovio e Alberto Paolo Cerioni e tre uruguaiani: Luis Alberto Pedemonte, Tomaso Luis Volpi e Bibiano Zapirain. Fuoriclasse? Anche no. Il meno brocco di tutti è proprio Zapirain, che almeno si impegna (segna anche un gol in un derby perso 3-2 nel novembre del 1947) anche se il suo pezzo forte è il gioco del biliardo. I tifosi bauscia sentenziano: "Col balùn l'è un pollaster, ma con la stéca l'è un ghess", dove il "Ghess" è un ramarro, animaletto assai rapido e sveglio.
L'insospettabile Tato Sabadini
Il terzino che non ti aspetti. Che viveva nell'ombra e si scatenava nei derby. Gli anni 70 sono segnati dalle piccole grandi imprese di Giuseppe Sabadini detto Tato ma anche Tarzan per via degli interventi assai spericolati, che nella stracittadina è andato a segno ben quattro volte (3 in Coppa Italia e 1 in campionato) durante la sua militanza in rossonero (1971-1978) e per non farsi mancare niente ha piazzato pure un autogol.