Milan-Inter 0-2: Dzeko e Mkhitaryan ci mettono 11' per avvicinare la finale di Champions
di Enrico CurròMILANO - Alla Champions non si può mentire e in effetti campionato e Coppa Italia non le raccontavano bugie. In stato di grazia da 5 partite, nelle quali ha sempre vinto col corredo di 15 gol fatti e solo 1 incassato, l’Inter ha azzannato anche l’Euroderby d’andata, rendendo quello di ritorno, tra 6 giorni, una scalata complicata per il Milan. Dopo 11’ gli indemoniati discepoli di Simone Inzaghi, che sarà un po’ più difficile ora definire allenatore precario, erano già sul 2-0, grazie ai folgoranti gol da giovincelli di Dzeko, anni 37, e Mkhitaryan, anni 34. Dopo poco più di mezz’ora potevano rammaricarsi per lo squassante palo di Çalhanoglu al 16’, per la ribattuta di Mkhitaryan respinta di piede da Maignan (poi Barella ha calciato fuori) e per il rigore dato e tolto dal Var a Lautaro, sfuggito al molle Kjaer, poi graziato per il successivo contrasto in area. Alla fine del primo tempo, viste altre 2-3…
MILANO - Alla Champions non si può mentire e in effetti campionato e Coppa Italia non le raccontavano bugie. In stato di grazia da 5 partite, nelle quali ha sempre vinto col corredo di 15 gol fatti e solo 1 incassato, l’Inter ha azzannato anche l’Euroderby d’andata, rendendo quello di ritorno, tra 6 giorni, una scalata complicata per il Milan. Dopo 11’ gli indemoniati discepoli di Simone Inzaghi, che sarà un po’ più difficile ora definire allenatore precario, erano già sul 2-0, grazie ai folgoranti gol da giovincelli di Dzeko, anni 37, e Mkhitaryan, anni 34. Dopo poco più di mezz’ora potevano rammaricarsi per lo squassante palo di Çalhanoglu al 16’, per la ribattuta di Mkhitaryan respinta di piede da Maignan (poi Barella ha calciato fuori) e per il rigore dato e tolto dal Var a Lautaro, sfuggito al molle Kjaer, poi graziato per il successivo contrasto in area. Alla fine del primo tempo, viste altre 2-3 azioni verticali spezzate forse dall’inconscio appagamento, il rammarico era perfino aumentato: consisteva nell’avere tenuto ancora in bilico il risultato.
A proposito di risultati, non avevano mentito alla Champions neppure quelli del Milan, che da un paio di mesi dondola sull’altalena, a parte i guizzi con Napoli e Lazio. Stavolta ha certo inciso l’assenza del migliore, perché il mercoledì da Leao del prodigioso Rafa, che ha assistito alla sconfitta da bordocampo col cappellino calcato in testa dopo la resa all’infortunio muscolare, è consistito solo nel virtuale annuncio del rinnovo del suo contratto.
Saelemaekers è un suo surrogato incline al dribbling di pura forza e gli altri suoi compagni sono parsi ugualmente inoffensivi: pallide le discese di Hernandez, cocciute le puntate di Diaz, frustrate dal feroce trio Darmian-Acerbi-Bastoni le battaglie aeree di Giroud. La partenza ha messo subito a nudo l’evidente differenza di ritmo e di concentrazione: colossale la disattenzione che ha permesso a Dzeko, su corner di Çalhanoglu, la girata di sinistro al volo usando come perno Calabria. Né è catalogabile se non come superficialità la totale mancanza di opposizione del Milan al quasi immediato 2-0, su fuga a sinistra di Dimarco e velo di Lautaro per il micidiale inserimento centrale di Mkhitaryan, con destro chirurgico a spiazzare Maignan. Il resto lo ha fatto lo squilibrio tattico tra una squadra spezzata in tre tronconi, con troppi errori di palleggio (in particolare di Krunic) e l’altra cucita stretta dal costante raccordo tra i reparti, dote precipua di Dzeko, Barella e Bastoni.
L’infortunio precoce di Bennacer (ginocchio) ha stravolto ancora di più i piani di Pioli, anche se l’innesto di Messias a destra, con trasloco di Diaz al centro, ha alleviato un po’ la solitudine di Giroud. Eppure, dopo due faticosi tentativi di Messias e Diaz, è servito ancora Maignan per evitare il 3-0: la libertà concessa a Bastoni nell’imbucata per Dzeko dimostra che il Milan non è riuscito a correggere davvero il suo peccato originale. Neanche l’Inter, peraltro: non ha ucciso la partita, anzi ha rischiato sull’unica vera azione avvolgente dei rivali, chiusa dal destro di Tonali sul palo esterno. Dopo le sostituzioni ininfluenti, la sola vittoria milanista è stata l’incasso record da quasi 10 milioni e mezzo. Tra i più delusi c’era Djokovic, vicino al tifoso fiorentino Berrettini. Il secondo e decisivo set per la finale di Istanbul lo comincia in vantaggio chi ha giocato meglio.
Milan (4-2-3-1) Maignan – Calabria (37’ st Kalulu), Kjaer (14’ st Thiaw), Tomori, Hernandez – Tonali, Krunic – Brahim Diaz (37’ st Pobega), Bennacer sv (18’ pt Messias), Saelemaekers (14’ st Origi) – Giroud. All. Pioli.
Inter (3-5-2) Onana – Darmian, Acerbi, Bastoni – Dumfries, Barella, Calhanoglu (33’ st Gagliardini), Mkhitaryan (17’ st Brozovic), Dimarco (25’ st De Vrij) – Dzeko (25’ st Lukaku), Lautaro (35’ st Correa). All. Inzaghi.
Arbitro: Gil Manzano (Spa).
Reti: 8’ pt Dzeko, 11’ pt Mkhitaryan
Note: ammoniti Krunic, Mkhitaryan, Tomori. Spettatori 75.532, incasso 10.461.705 euro.