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Dzeko-Mkhitaryan, l'Inter e il sogno Champions a parametro zero

L'attaccante bosniaco e il trequartista armeno, settantuno anni in due, sono arrivati gratis dalla Roma e stanno facendo le fortune di Inzaghi
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Grazie Roma, che ci fai piangere e abbracciarci ancora. La cantava Antonello Venditti nel 1983, e la canta ancora come dichiarazione d'amore per i colori giallorossi. Ma ascoltata oggi, dopo i gol di Dzeko e Mkhitaryan nell'euroderby col Milan, suona più che altro come un inno al calciomercato degli ultimi anni dell'Inter, che senza spendere un euro ha portato via da Trigoria l'attaccante bosniaco e il trequartista armeno, settantuno anni in due.

L'abbraccio tra Dzeko e Mkhitaryan (afp)
Per par condicio, il trio Marotta-Ausilio-Baccin ha rilevato dalla Lazio un altro vecchietto terribile, Acerbi, con la formula del prestito con riscatto fissato a 3.5 milioni. Non una grande spesa, per uno dei migliori difensori della Serie A, che nella partita più bella del percorso interista in Champions finora ha annullato Giroud, costringendolo a guardare per tutta la s…

Grazie Roma, che ci fai piangere e abbracciarci ancora. La cantava Antonello Venditti nel 1983, e la canta ancora come dichiarazione d'amore per i colori giallorossi. Ma ascoltata oggi, dopo i gol di Dzeko e Mkhitaryan nell'euroderby col Milan, suona più che altro come un inno al calciomercato degli ultimi anni dell'Inter, che senza spendere un euro ha portato via da Trigoria l'attaccante bosniaco e il trequartista armeno, settantuno anni in due.

L'abbraccio tra Dzeko e Mkhitaryan (afp)
Per par condicio, il trio Marotta-Ausilio-Baccin ha rilevato dalla Lazio un altro vecchietto terribile, Acerbi, con la formula del prestito con riscatto fissato a 3.5 milioni. Non una grande spesa, per uno dei migliori difensori della Serie A, che nella partita più bella del percorso interista in Champions finora ha annullato Giroud, costringendolo a guardare per tutta la sera verso la propria porta.

La finale delle disparità

Come ha detto Inzaghi, e come hanno saggiamente ripetuto praticamente tutti i giocatori dell'Inter, ancora nulla è fatto. Dalla Pinetina a Istanbul la strada è lunghissima, e lungo il percorso tocca superare l'ostacolo enorme della semifinale di ritorno, di nuovo a San Siro, di nuovo col Milan, questa volta con Leao a disposizione, salvo sorprese. In ogni caso, qualsiasi sarà la finalista milanese, dall'altra parte in terra turca sarà schierata una squadra stellare. I nomi dei giocatori fanno paura a leggerli, sulle maglie e nei bilanci dei rispettivi club: da De Bruyne, pagato 71 milioni dal City nel 2015 in una sessione di mercato da 210 complessivi, a Vinicius, pagato 61 milioni dal Real Madrid. Fino a Haaland, per cui gli sceicchi proprietari della squadra di Manchester hanno speso un centinaio di milioni fra cartellino e provvigioni. Senza parlare degli ingaggi, rigorosamente in doppia cifra.

La profezia di Cruijff

Sulla carta, basandosi sui dati economici, in finale comunque vada non dovrebbe esserci gara. Ma vale sempre la regola romantica di Johan Cruijff, che una vita fa profetizzò: "Non ho mai visto un sacco di soldi vincere una partita". Lo confermano il passaggio ai gironi dell'Inter, a danno del Barcellona, e la qualificazione ai quarti del Milan, con conseguente eliminazione del Tottenham. Dopotutto, sognare non costa niente. Nemmeno se nell'undici iniziale schieri praticamente solo giocatori a parametro zero, con le eccezioni di Bastoni, Dumfries, Lautaro e Barella. Nemmeno se i gol arrivano da un trentasettenne e da un trentaquattrenne. E quando vinci così non è un caso: significa che nella costruzione della squadra hai fatto le cose per bene. C'è un bel libro sulle prospettive del calcio europeo, scritto dal dirigente Uefa Michele Uva con Maria Luisa Colledani, che si chiama "Soldi vs idee". Chiunque saranno le contendenti, potrebbe essere il manifesto della prossima finale Champions.