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Manchester City-Real Madrid 4-0: Guardiola domina Ancelotti e raggiunge l'Inter in finale di Champions

L'esultanza dei giocatori del Manchester City (ansa)
Doppietta di Bernado Silva, autogol di Militao su deviazione di Akanji, poker di Alvarez. In mezzo parate straordinarie di Courtois su Haaland. Gara senza storia, i nerazzurri il 10 maggio a Istanbul dovranno fare l'impresa per conquistare il trofeo
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MANCHESTER -  In questo mercoledì da leoni, il Manchester City non solo ha sbranato il Real Madrid di Carlo Ancelotti, ma ha imposto una nuova legge nella giungla del calcio: oggi la squadra di Pep Guardiola è ufficialmente la più forte di tutte. Una ex matricola diventata la cavalcata di Haaland e altre implacabili valchirie, ma che canta ancora "Hey Jude" prima e dopo le partite perché in quell’anno uscì il capolavoro dei Beatles e il City vinse finalmente il suo secondo campionato inglese. Mentre la Champions qui, sinora, non s'è mai vista.

Amarcord e bollicine. Dopo l’1-1 dell’andata, è un umiliante 4-0 per i blancos, dominati dalla brutale bellezza dell’invincible armada del catalano Guardiola. Dopo la beffa dell’anno scorso proprio a Madrid in semifinale e la clamorosa finale persa contro il Chelsea nel 2021, il City torna nella finale più prestigiosa, a Istanbul, contr…

MANCHESTER -  In questo mercoledì da leoni, il Manchester City non solo ha sbranato il Real Madrid di Carlo Ancelotti, ma ha imposto una nuova legge nella giungla del calcio: oggi la squadra di Pep Guardiola è ufficialmente la più forte di tutte. Una ex matricola diventata la cavalcata di Haaland e altre implacabili valchirie, ma che canta ancora "Hey Jude" prima e dopo le partite perché in quell’anno uscì il capolavoro dei Beatles e il City vinse finalmente il suo secondo campionato inglese. Mentre la Champions qui, sinora, non s'è mai vista.

Amarcord e bollicine. Dopo l’1-1 dell’andata, è un umiliante 4-0 per i blancos, dominati dalla brutale bellezza dell’invincible armada del catalano Guardiola. Dopo la beffa dell’anno scorso proprio a Madrid in semifinale e la clamorosa finale persa contro il Chelsea nel 2021, il City torna nella finale più prestigiosa, a Istanbul, contro l’Inter. Che, dopo ieri, più che underdog parte come vittima sacrificale. Perché questa ex Cenerentola celeste è una regina incontrastata, un panzer di intelligenza umana e tattica che non sembra avere più difetti.

<<La cronaca della gara>>

Ma perché questo City ha dominato rispetto all’anno scorso, proprio contro il Real? Prendiamo Jack Grealish, che allora si divorò la qualificazione del City solo davanti alla porta. Oggi l’attaccante inglese è invece uno squalo di eleganza, che galleggia minaccioso a sinistra per poi affondare zanne e polpacci tra le maglie degli avversari: hangover per Carvajal. Poi il cyborg Haaland, ma ancora non sappiamo come abbia fatto Courtois a fare tre miracoli sul norvegese a pochi passi, deviazione sulla traversa inclusa. De Bruyne certo, con l’assist del primo gol di Bernardo Silva che trafigge il portiere belga.

Ma è la mezzala portoghese l’incarnazione mistica di questo trionfo. Non solo per i due gol. O meglio, il secondo al 37esimo dice molto dell’insostenibile leggerezza di questa supremazia del City. Molti avrebbero stoppato la palla o passato, il 28enne fantasista invece insacca con un morbido pallonetto di testa. Poi tacchi e altre incredibili magie - come l’altra mezz’ala Gundogan - e a inizio secondo tempo, un incredibile recupero da ultimo uomo su Carvajal. Alla fine, questa sinfonica corazzata riesce a far segnare persino Akanji (con una deviazione decisiva di Militao), ma su punizione telecomandata da Guardiola che entra in campo per spiegare a De Bruyne dove indirizzarla. Infine, il poker di Alvarez in pieno recupero su ennesimo filtrante, stavolta di Foden, che sciabola Militao e Alaba.

Insomma, siamo davanti a una squadra, il City, che oramai tende all’infinito. Mentre il Real di Ancelotti è un piano inclinato. Esplosivo, certo, appena si avvicina alla porta, vedi la traversa di Kroos nel primo tempo e la punizione di Alaba nel secondo salvata da Ederson. Ma appunto, tiri da lontano. Perché la porta i blancos non l’hanno neanche vista, grazie a una prestazione monumentale della difesa citizens e della reincarnazione di “busquets” Rodri. Mentre Walker è stato mostruoso su Vinicius e Benzema. Per la disperazione, Modric viene tolto a inizio ripresa da Ancelotti, forse alla sua ultima partita in Champions vista la tentazione Brasile.

Insomma, come sa bene l’Arsenal miseramente illusosi a inizio anno, il City è una bestiale “cancel culture”. L’Inter dovrà innanzitutto puntare a non essere bastonata e cancellata dai drughi di Guardiola. A tutto il resto, si penserà dopo.

Manchester City (4-1-2-3) - Ederson 6.5; Walker 8, Stones 7.5, Dias 8, Akanji 7; Rodri 7.5; De Bruyne 7.5 (dal 39 st Foden 6.5), Gundogan 8 (dal 34 st Mahrez sv); Bernardo Silva 8.5, Haaland 7.5 (dal 44 st Alvarez 6.5), Grealish 8.
Real Madrid: (4-2-1-3) Courtois 7; Carvajal 4.5 (dal 35 st Lucas Vazquez sv), Militao 4.5, Alaba 4, Camavinga 4.5 (dal 35 st Tchouameni sv) ; Valverde 5, Kroos 4.5 (dal 25 st Asensio 5); Modric 4 (dal 18 st Rudiger 5); Rodrygo 4.5 (dal 35 st Ceballos sv), Benzema 5.5, Vinicius 5.
Marcatori: al 23’ Bernardo Silva (M) e al 37’, Akanji al 31 st, Alvarez (M) al 46 st
Ammoniti: Ruben Dias (M), Carvajal (R), Gundogan (M), Camavinga (R), Grealish (M)
Arbitro Marciano 6.5