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Inter, per battere il City in finale di Champions servirà una partita da Triplete

Pep Guardiola (reuters)
Inglesi grandi favoriti a Istanbul. Guardiola in un anno ha costruito la vendetta contro il Real Madrid, consumata all'Etihad nella sfida di ritorno e adesso vuole completare l'opera. Ecco le carte che Inzaghi può giocarsi per sorprenderlo
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Quando un telefono cellulare è invecchiato succede di toglierlo di tasca convinti che la carica sia ancora all'80 per cento, e di trovarlo invece con la barretta rossa. Low battery. Mercoledì sera c'è stato un momento - ed è arrivato drammaticamente presto - nel quale Modric e Kroos si sono scoperti così, in grave riserva di energie. La giostra del Manchester City girava in modo talmente vorticoso da costringere gli uomini del Real Madrid a riposizionarsi di continuo, e per come si era inclinata la scacchiera l'idea stessa di tentare una sortita non era realistica. Per venti minuti il Real non è praticamente riuscito a portare il pallone fuori dalla propria metacampo. Quando De Bruyne - dopo due paratissime di Courtois su Haaland - ha scovato con un passaggio-laser Bernardo Silva da solo in area, la palla è transitata proprio nello spazio fra Kroos e Modric, e oltre che in debito d'ossigeno li ha trovati mentalmente esau…

Quando un telefono cellulare è invecchiato succede di toglierlo di tasca convinti che la carica sia ancora all'80 per cento, e di trovarlo invece con la barretta rossa. Low battery. Mercoledì sera c'è stato un momento - ed è arrivato drammaticamente presto - nel quale Modric e Kroos si sono scoperti così, in grave riserva di energie. La giostra del Manchester City girava in modo talmente vorticoso da costringere gli uomini del Real Madrid a riposizionarsi di continuo, e per come si era inclinata la scacchiera l'idea stessa di tentare una sortita non era realistica. Per venti minuti il Real non è praticamente riuscito a portare il pallone fuori dalla propria metacampo. Quando De Bruyne - dopo due paratissime di Courtois su Haaland - ha scovato con un passaggio-laser Bernardo Silva da solo in area, la palla è transitata proprio nello spazio fra Kroos e Modric, e oltre che in debito d'ossigeno li ha trovati mentalmente esausti per l'attenzione dedicata alle inesauribili combinazioni di gioco del City. Era il minuto 23, nelle gambe del Real Madrid s'era già accumulata tutta la stanchezza del mondo, e la rumba era appena cominciata.

È probabile che in quel momento ogni tifoso dell'Inter abbia deglutito, chiedendosi se il 10 giugno a Istanbul la sua squadra verrà sottoposta allo stesso trattamento. La risposta è scritta nelle stelle, ma in una cornice che vede il Manchester City chiarissimo favorito per portare infine a casa la sospirata Champions (80-20, per intenderci), è possibile individuare alcune strade che l'Inter, istruita anche dalla bambola presa dal Real, potrebbe percorrere per darsi una chance. Con l'avvertenza che non dipenderà soltanto da lei. Il City è la squadra di club più forte del pianeta, sarà lei a dare le carte e ad aprire il match riversandosi nella metacampo nerazzurra. Ed è qui che l'Inter inizierà a testare il grado di determinazione dei rivali, perché non è automatico che ricalchi quello eccezionale di mercoledì sera.

"Ho sentito che dovevamo finalmente ingoiare il veleno accumulato l'anno scorso. Il veleno, il dolore, la rabbia per i commenti che ci descrivevano senza carattere al momento decisivo, quando quello che successe al Bernabeu nei minuti di recupero fu soltanto una conferma dell'insondabilità del calcio. È stata durissima elaborarlo, credetemi, ma quando il sorteggio ha rimesso il Real sulla nostra strada ne sono stato felice. Lo volevo". Questo ha detto Pep Guardiola a fine gara, dopo aver platealmente ricordato a Rio Ferdinand, uscendo dal campo, di avergli anticipato nel pomeriggio che il City avrebbe eliminato i campioni in carica. Questo ha detto Pep, dando un'evidente dimensione motivazionale al match: il City pensava da un anno a questa rivincita, e lo faceva contorcendosi nel dolore provocato dal rocambolesco ko dell'anno scorso, continuamente perpetuato da docufilm, interviste, speciali, rievocazioni. C'era una vendetta sportiva da prendersi, ed è stata eseguita nel modo più totale e feroce che si potesse immaginare. L'ultimo atto perfetto: entri nell'arena, distruggi il campione, alzi la coppa. Una vera disdetta che fosse soltanto il penultimo.

L'Inter non stimola pensieri assassini nel City. In Guardiola forse sì, perché il triplete del 2010 passò per la famosa semifinale col Barça, ma da allora i destini non si sono più intrecciati, ed è passato tanto tempo. E quindi è difficile che De Bruyne e compagni replichino l'intensità di mercoledì, anche perché è da due mesi che la stampa inglese martella sull'ingiustizia di questa Champions, che nel sorteggio dei quarti di finale ha diviso un percorso di serie A - le più forti dalla stessa parte di tabellone - da uno di serie B, contenente le tre italiane e il Benfica. Se è vero che la goccia scava la pietra, non basteranno le raccomandazioni di Pep a convincere i giocatori del City che la finale possa riservare qualche (brutta) sorpresa.

È in questo quadro psicologico addolcito rispetto alla semifinale che l'Inter dovrà giocare le sue carte. Difendendosi, perché il possesso palla sarà dei rivali - prevedibile una quota del 65 per cento -, ma contrattaccando appena possibile per evitare di esaurirsi nel lavoro di pura opposizione, com'è successo al Real. La presenza del solo Haaland a centro-area nella fase iniziale del palleggio (Acerbi ha la stazza per contrastarlo ma non la velocità, il raddoppio di Darmian dovrà essere costante nella speranza che Dumfries tenga da solo Grealish, e che sull'altro lato Dimarco regga la versatilità di Bernardo Silva) costringerà i difensori a continue scalate: una di queste, Bastoni su De Bruyne, in caso di palla recuperata è l'innesco perfetto per la verticale su Barella che tante soddisfazioni ha già portato a Inzaghi. E proprio Barella - che è un po' il De Bruyne italiano - dovrà sdoppiarsi tra l'aiuto a Çalhanoglu nelle chiusure sul letale Gundogan e le proiezioni per portarsi via Rodri liberando il centro della scacchiera alla scherma di Dzeko, e al conseguente dialogo con Lautaro. O magari sarà più utile schierare subito Lukaku, raggiungibile alla bisogna con un lancio lungo, e che ha il fisico per tenere il pallone consentendo alla difesa di respirare. Perché ci saranno molti periodi di apnea, evitare che si trasformino in asfissia sarà fondamentale.

Detto tutto questo, è altamente probabile che il City a Istanbul costruisca 6/7 palle-gol, e l'Inter 1/2, il che confermerebbe che 80 volte vincerebbero gli inglesi, e 20 i milanesi. Ma siccome non sai mai quale delle cento partite uscirà, vale la pena di mettersi in viaggio.