Lautaro Martinez l'inossidabile: 60 mila chilometri per giocare la finale di Champions
dal nostro inviato Enrico CurròISTANBUL — Nell'hotel da cartolina turca con terrazza sul Bosforo, dove abitava Zeman ai tempi del Fenerbahce e dove arrivano alla spicciolata gli ospiti illustri della finale di Champions, campeggia la gigantografia di Lautaro Martinez. L'accostamento è freudiano: si tratta del poster che presenta il convegno della Fifpro, il sindacato mondiale dei calciatori, sul carico da lavoro dei campioni, condannati dai loro stipendi irraggiungibili a volteggiare in continuazione sul trapezio. Ma il trapezista argentino dell'Inter - 71 partite giocate in questa stagione, 54 delle quali senza pause, 5.164 minuti in campo, 72 minuti di media a partita, 61.710 chilometri di viaggi per 84 ore di trasferte internazionali - è anche l'uomo che il Manchester City teme di più, quello davvero in grado di capovolgere il pronostico.
ISTANBUL — Nell'hotel da cartolina turca con terrazza sul Bosforo, dove abitava Zeman ai tempi del Fenerbahce e dove arrivano alla spicciolata gli ospiti illustri della finale di Champions, campeggia la gigantografia di Lautaro Martinez. L'accostamento è freudiano: si tratta del poster che presenta il convegno della Fifpro, il sindacato mondiale dei calciatori, sul carico da lavoro dei campioni, condannati dai loro stipendi irraggiungibili a volteggiare in continuazione sul trapezio. Ma il trapezista argentino dell'Inter - 71 partite giocate in questa stagione, 54 delle quali senza pause, 5.164 minuti in campo, 72 minuti di media a partita, 61.710 chilometri di viaggi per 84 ore di trasferte internazionali - è anche l'uomo che il Manchester City teme di più, quello davvero in grado di capovolgere il pronostico.