Guardiola, altro che Lautaro: il pericolo per il City è la maledizione di Yaya Touré
dal nostro inviato Emanuele GambaISTANBUL - Nulla avrà mai la stessa indistruttibile potenza della maledizione di Bela Guttman, l'allenatore ungherese che venne silurato dal Benfica dopo aver vinto due Coppe dei Campioni: voleva un aumento, non glielo diedero, se ne andò sbattendo la porta e soprattutto sibilando quelle terribili profetiche maledette parole: "Senza di me, il Benfica non vincerà mai più una Coppa dei Campioni". Da allora ha perso otto finali (di cui tre di Uefa/Europa League) e a nulla valse nemmeno un pellegrinaggio contrito e riparatorio del grande Eusebio sulla tomba viennese del grande tecnico magiaro.
Quando Yaya Touré scatenò gli sciamani contro Guardiola
Non siamo a quei livell…
ISTANBUL - Nulla avrà mai la stessa indistruttibile potenza della maledizione di Bela Guttman, l'allenatore ungherese che venne silurato dal Benfica dopo aver vinto due Coppe dei Campioni: voleva un aumento, non glielo diedero, se ne andò sbattendo la porta e soprattutto sibilando quelle terribili profetiche maledette parole: "Senza di me, il Benfica non vincerà mai più una Coppa dei Campioni". Da allora ha perso otto finali (di cui tre di Uefa/Europa League) e a nulla valse nemmeno un pellegrinaggio contrito e riparatorio del grande Eusebio sulla tomba viennese del grande tecnico magiaro.
Quando Yaya Touré scatenò gli sciamani contro Guardiola
Non siamo a quei livelli, no, ma la maledizioncina di Yaya Touré ha spesso ronzato nelle orecchie dei tifosi del City. Non fu lui a pronunciarla direttamente ma la riferì il suo manager dell'epoca, Dimitri Seluk: "Guardiola è riuscito a mettersi contro tutta l'Africa, molti sciamani faranno in modo che non vinca mai più la Champions. Pep si accorgerà di quanto è grande il potere degli sciamani a tutto quello che ha fatto a Yaya gli tornerà indietro come un boomerang".
Il livore dopo un divorzio burrascoso
Yaya Touré, lo ricorderete, è stato un mastodontico centrocampista ivoriano che Guardiola allenò prima al Barcellona e poi al City, in entrambi i casi con poco feeling reciproco. D'altro canto Touré non era esattamente il tipo di giocatore più adatto al guardiolismo: era possente, sbrigativo, una sorta di mediano di sfondamento che al City divenne prima un idolo e poi una bandiera. Un anno arrivò a segnare addirittura 20 reti in Premier. Ma con Guardiola non poteva durare: il divorzio fu burrascoso, Touré non usò mezzi termini ("Ho la netta sensazione che Guardiola abbia fatto di tutto per rovinare la mia ultima stagione a Manchester"), ci furono anche velatissime allusioni al razzismo (razzista Pep? Ma quando mai) e insomma sbucò quella maledizione riportata dal manager e che, vera o non vera, ha avuto un riscontro nei fatti, perché dal 2018, l'anno della maledetta separazione, il City ha perso la Champions in tutti i modi, pur essendo sempre favorita: è uscito con il Lione e il Tottenham, è stato ribaltato dal Real, ha buttato una finale con il Chelsea.
Un mese fa la revoca dell'incantesimo
Se ci sono interisti scaramantici, o dediti allo sciamanesimo, troveranno ispirazione in questa storia che però, a dire il vero, ultimamente si è rivelata la farsa che forse è sempre stata. Esattamente un mese fa, Seluk ha rilasciato un'intervista al Mirror annunciando la revoca della maledizione: "Voglio scusarmi per questa faccenda. Penso che sia ora di chiuderla e so che Yaya prova lo stesso perché non desidera altro che il successo del City. Posso dire che l'incantesimo è stato revocato dagli sciamani e penso che il City vincerà la Champions League con Pep. Se non quest'anno, nei prossimi tre".
Ma Touré nega tutto: "Non associatemi a queste sciocchezze"
Ecco, accadesse l'anno prossimo a noi italiani andrebbe benissimo, dopo tutto, ma forse è meglio non affidarsi al sovrannaturale, perché l'ultima parola della vicenda l'ha scritta Yaya Touré in persona: "Non associatemi a queste sciocchezze, sono stereotipi sulle maledizioni africane che è dannoso amplificare. Quest'uomo non mi rappresenta in alcun modo". Credere a queste cose può essere da ignoranti ma, come direbbe Eduardo De Filippo, magari non crederci porta male.