Inter- Manchester City, talenti e tormenti: tutti i nodi finanziari dopo la finale
dal nostro inviato Enrico CurròISTANBUL - La storia del Manchester City, fondato nel 1880, dice che prima del 2008, anno di arrivo della proprietà emiratina dello sceicco Mansour di Abu Dhabi, in 128 anni il cugino meno famoso del Manchester United aveva vinto soltanto 2 campionati, 4 Coppe d'Inghilterra, 2 Coppe di Lega, 3 Charity Shield e un unico trofeo internazionale, la Coppa delle Coppe 1970. Se ne deduce che le successive 19 vittorie in 15 anni (7 Premier League, 3 Coppe d'Inghilterra, 6 Coppe di Lega e 3 Community Shield) hanno segnato l'ingresso del City nell'olimpo del calcio inglese e che l'eventuale Coppa dei Campioni, sfiorata 2 anni fa contro il Chelsea, diventerebbe il suo punto più alto, la stagione del Treble dopo la conquista della Premier e della Coppa d'Inghilterra: l'ascesa sul tetto d'Europa, con la prospettiva di vincere poi il Mondiale per club. Si tratterebbe dunque della vera chiusura del cerchio, inaugurato di fatto dalla Premier 2012 di Manci…
ISTANBUL - La storia del Manchester City, fondato nel 1880, dice che prima del 2008, anno di arrivo della proprietà emiratina dello sceicco Mansour di Abu Dhabi, in 128 anni il cugino meno famoso del Manchester United aveva vinto soltanto 2 campionati, 4 Coppe d'Inghilterra, 2 Coppe di Lega, 3 Charity Shield e un unico trofeo internazionale, la Coppa delle Coppe 1970. Se ne deduce che le successive 19 vittorie in 15 anni (7 Premier League, 3 Coppe d'Inghilterra, 6 Coppe di Lega e 3 Community Shield) hanno segnato l'ingresso del City nell'olimpo del calcio inglese e che l'eventuale Coppa dei Campioni, sfiorata 2 anni fa contro il Chelsea, diventerebbe il suo punto più alto, la stagione del Treble dopo la conquista della Premier e della Coppa d'Inghilterra: l'ascesa sul tetto d'Europa, con la prospettiva di vincere poi il Mondiale per club. Si tratterebbe dunque della vera chiusura del cerchio, inaugurato di fatto dalla Premier 2012 di Mancini, e della consacrazione di Abu Dhabi, perché nel derby del Golfo con Doha la Champions, oggetto del desiderio fin qui proibito della proprietà qatarina del Paris Saint-Germain, rappresenta la vera meta da raggiungere.
L'inchiesta della Premier sul City
Tuttavia una domanda aleggia attorno alla scalata del City, garantita dai soldi del piccolo e ricchissimo Stato mediorientale, che solo negli ultimi 10 anni, dalla stagione 2013-14, ha speso per la squadra 1.7 miliardi di euro, col picco (per ora) dei 118 milioni per GrealIsh. La domanda è se e quanto il mancato rispetto delle regole Uefa sul fair-play finanziario abbia aiutato i successi sul campo. La risposta potrebbe darla la Commissione indipendente della Premier League, perché gli altri club del massimo campionato inglese hanno ottenuto il deferimento del City "per la violazione dal 2009 al 2018 di oltre cento norme del fair-play finanziario". Il rischio teorico, in caso di condanna, va da una fortissima ammenda o da una penalizzazione all'esclusione dal campionato.
Spese senza freni
Il club ha ricevuto, oltre alle accuse in questione, la censura mediatica per la scarsa collaborazione all'inchiesta e per la poca trasparenza: non avrebbe fornito i dati completi sugli stipendi dei suoi tesserati e avrebbe sistematicamente violato le norme del Financial Fair-Play sul profitto e sulla sostenibilità, con l'equilibrio tra spese e ricavi e la 'Abu chiarezza sui contratti con gli sponsor. La reazione della società è stata indignata: "Abbiamo fornito nel dettaglio tutta la documentazione richiesta. I media non possono usare due pesi e due misure": la presa di posizione ufficiale sembra anche un'allusione al Chelsea, che dall'oligarca russo Abramovich al miliardario americano Boehly ha continuato a spendere senza freni. Il City è sfuggito nel recente passato alla condanna dell'Uefa (nel 2020) a due anni di esclusione dalle coppe europee "per gravi violazioni del FFP tra il 2012 e il 2016", sentenza annullata dal Tas.
Doping finanziario
Nel frattempo il club, che fa parte del City Football Group controllato dall'Abu Dhabi United Group (con altre 9 squadre: New York City, Melbourne City, Torque. Girona, Mumbai City, Lommel, Troyes, Palermo, Bahia), è il solo in attivo tra i 10 del cartello emiratino e ha appena incassato a Istanbul il titolo di leader nella classifica finanziaria stilata da Football Benchmark dell'economista italiano Andrea Sartori. Secondo l'analisi comparata, il City ha sorpassato il Real Madrid per valore aziendale: 4.073 miliardi di euro contro 4.006. Tra i numeri spiccano la crescita rispetto alla stagione precedente (64%), il valore della rosa (1.262 miliardi nel marzo 2023) e il fatturato annuo (731 milioni). I diritti tv, l'additivo della Premier League, fanno volare il motore. Dietro le cifre, però, aleggia la suddetta domanda un po' retorica: quanto il doping finanziario ha sospinto la scalata?
Inter, ecco perché Onana è sul mercato
L’Inter cinese di Zhang, nella classifica di Football Benchmark, è al quattordicesimo posto per valore aziendale: 1.312 miliardi, la Juventus dodicesima (1.867) è la prima delle italiane, il Milan è quindicesimo con 1.108, il Napoli diciassettesimo con 739 milioni, l'Atalanta ventiduesima con 604, la Roma venticinquesima con 582, la Lazio trentunesima con 451. La Champions, con i 98 milioni di incassi già incamerati più quelli da stadio di 39.5 milioni, ha dato molto più di una mano ai conti nerazzurri, non esattamente floridi, anche per i guai, legati al dissesto della fase Covid, della casa madre, il gruppo Suning, leader nel settore degli elettrodomestici. Il club ha debiti per 860 milioni di euro e Steven Zhang è stato condannato a Hong Kong per debiti da 275 milioni non rimborsati alle banche cinesi. La multa Uefa al club di 4 milioni per il mancato rispetto del FFP (con rischio di sanzione di ulteriori 23, se non si metterà in regola) è la cosa meno preoccupante. Lo è assai di più il debito, da rifondere nel 2024, con la società americana Oaktree Capital, salito con gli interessi a 375 milioni. Zhang intende rifinanziare il prestito, ma dovrà farlo a tassi di interesse superiori a quelli attuali. No. a caso è riaffiorata ra i bene informati, proprio qui a Istanbul, la notizia che a dicembre la società fosse già stata venduta a un fondo americano, prima che il sogno di un lungo cammino in Champions inducesse il presidente dell'Inter ad alzare la richiesta (da 700 milioni a 1 miliardo circa) e facesse sfumare l’affare. Ai problemi si è aggiunto il mancato pagamento, da parte dello sponsor di maglia Digitalbits, società di criptovaluta, di circa 80 milioni. In finale l'Inter giocherà col logo di Paramount+: l' accordo in extremis ha fruttato 4,2 milioni. Ma il calciomercato parte in salita, con Onana indiziato di cessione al Chelsea e i prestiti eventuali di Koulibaly e Lukaku (oltre all'arrivo del portiere Vicario dall'Empoli) per mantenere alto il livello della rosa. Meglio tuffarsi nella finale: quando City e Inter ne riemergeranno, avranno tante questioni da affrontare.