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Dal Messi svedese al bimbo Yamal, ecco i dieci talenti da scoprire nella nuova Champions League

Lamine Yamal, 16 anni

 
Con le coppe europee al via, andiamo alla caccia dei giovani fenomeni non ancora in copertina. Nel Copenaghen c’è Bardghji, un 17enne predestinato cresciuto in Svezia ma nato in Kuwait, mentre il Salisburgo punta su Glouck, piccolo fantasista israeliano. Ma gli occhi sono tutti per l’ultima scoperta del Barcellona, nazionale già a 16 anni. Nessuno gioca in Italia
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Ci sarà molto da scoprire, nella Champions che viene: talenti metropolitani come Yamal, Garnacho e Zaïre-Emery o gioielli di periferia come Bardghji, “il Messi svedese”, o Gloukh, “il Messi israeliano”. Ne abbiamo selezionati dieci, tra cui tre minorenni, che sottostessero a due condizioni: non dovevano avere più di vent’anni né aver già giocato stabilmente in Champions, anche se alcuni di loro vi hanno già debuttato. Pedri, Gavi o Musiala, per dire, non rientrano in questi parametri. Nessuno dei dieci, purtroppo, appartiene a una delle quattro squadre italiane iscritte. Eccoli in rigoroso ordine alfabetico.

1) Johan Bakayoko, Psv, 20 anni

Belga di origini nigeriane, è stato però scovato dal Psv, che quando aveva 16 anni lo ho strappato all’Anderlecht, facendogli firmare un contratto da professionista appena diventato maggiorenne: il giorno della firma, si è presentato in frac nero e papillon rosso. Ala destra mancina veloce e potente, ha un dribbling secco e un tiro pronto,…

Ci sarà molto da scoprire, nella Champions che viene: talenti metropolitani come Yamal, Garnacho e Zaïre-Emery o gioielli di periferia come Bardghji, “il Messi svedese”, o Gloukh, “il Messi israeliano”. Ne abbiamo selezionati dieci, tra cui tre minorenni, che sottostessero a due condizioni: non dovevano avere più di vent’anni né aver già giocato stabilmente in Champions, anche se alcuni di loro vi hanno già debuttato. Pedri, Gavi o Musiala, per dire, non rientrano in questi parametri. Nessuno dei dieci, purtroppo, appartiene a una delle quattro squadre italiane iscritte. Eccoli in rigoroso ordine alfabetico.

1) Johan Bakayoko, Psv, 20 anni

Belga di origini nigeriane, è stato però scovato dal Psv, che quando aveva 16 anni lo ho strappato all’Anderlecht, facendogli firmare un contratto da professionista appena diventato maggiorenne: il giorno della firma, si è presentato in frac nero e papillon rosso. Ala destra mancina veloce e potente, ha un dribbling secco e un tiro pronto, ma non è per niente a disagio quando deve andare sul fondo e crossare con il destro. È il simbolo della nuova generazione dei talenti del Belgio: ha esordito in nazionale a marzo contro la Svezia, fornendo subito un assist, e alla quarta presenza è andato in gol contro l’Estonia. Al suo primo anno in Eredivisie ha segnato 5 reti (e scodellato altrettanti assist), mentre in questo scorcio di stagione si è presentato con quattro passaggi decisivi nei preliminari di Champions. In estate lo voleva il Napoli ma il Psv ha preferito tenerlo, immaginando che l’estate prossima varrà almeno cinquanta milioni.

Johan Bakayoko

 (reuters)

2) Roony Bardghji, Copenaghen, 17 anni

Per comodità chiamato semplicemente Roony, è già stato definito il Messi svedese: per molti l’accostamento non è così azzardato, perlomeno per il modo in cui dribbla nello stretto (è incredibile come la palla gli stia incollata al piede) liberando poi il sinistro per l’assist o il tiro. Di sicuro è un giocatore insolito e con le caratteristiche del predestinato: è nato in Kuwait da una famiglia siriana che si è trasferita in Svezia quando lui aveva sette anni. Nonostante venisse da paesi di scarsa cultura calcistica, con il pallone tra i piedi ha subito meravigliato la Scandinavia intera. Il Copenaghen ha pagato cifre fuori dalla norma (compreso un bonus di circa 100 mila euro per lui e un ingaggio analogo, nonostante l’età giovanissima) per strapparlo al Malmoe quando aveva appena 15 anni, presentandolo come “uno dei più grandi talenti scandinavi in assoluto”. Ha esordito in prima squadra sei giorni dopo il sedicesimo compleanno, ma soltanto perché in Danimarca gli Under 16 non possono giocare in campionati professionistici. Una settimana più tardi, già segnerà il primo gol. In questa stagione è a quattro reti in otto partite e anche in Under 21, dove è quattro anni sotto il limite, è già andato a segno. Da buon predestinato, ha addosso gli occhi dell’Europa che conta e dicono che chi più straveda per lui sia Guardiola, che per la prima volta ha intravisto davvero in un giovane un barlume di Messi. In assoluto è, come Yamal, il talento bambino più atteso di questa Champions.

Roony Bardghji

 

3) Alejandro Garnacho, Manchester United, 19 anni

Nato a Madrid e cresciuto nell’Atletico (lo United se lo portò via con 500 mila euro di premio di valorizzazione), ha scelto la nazionale argentina per via delle origini della madre (ha esordito a giugno) e soprattutto perché Scaloni lo ha convinto paventandogli la possibilità di giocare con Messi dopo che aveva fatto in tempo a giocare con Ronaldo, il suo idolo e il campione a cui ispira. Gli somiglia vagamente, se non altro per l’accelerazione palla al piede e la struttura fisica che gli consente di reggere agli urti dei difensori. Di base è un’ala (preferisce giocare col destro), ma può coprire l’intero fronte d’attacco. Ten Hag gli ha dato parecchio spazio già nella stagione passata (33 presenze e 5 gol tra tutte le competizioni, ma era stato Rangnick a farlo debuttare l’anno prima) e ora lo considera alla stregua dei titolari. Prima di legarsi ai Red Devils con il suo primo contratto pro, nel luglio 2021, era stato a lungo corteggiato dalla Juventus.

Alejandro Garnacho

 (reuters)

4) Oscar Gloukh, Salisburgo, 19 anni

Maglia numero 10, baricentro basso, altezza sotto la media (172 cm): l’israeliano Gloukh è un fantasista vecchia maniera, uno che sa fare di tutto, e sa farlo con naturalezza, dalla metà campo in su, che sia dribblare, inventare, tirare, segnare. Cresciuto nel Maccabi Tel Aviv, ha imparato presto ad accordare l’estro con la disciplina imposta dal padre, che lo ha educato fin da piccolo a usare anche il piede sinistro: oggi Gloukh può essere considerato ambidestro. Nell’Europeo Under 19 del 2022 ha trascinato Israele alla medaglia d’argento, vincendo il premio per il più bel gol del torneo, quello all’Inghilterra: triplo dribbling e staffilata dal limite, dopo aver anche avviato l’azione. Con la nazionale maggiore è già andato a segno tre volte (due le reti decisive nelle qualificazioni a Euro 2024): in lui ha creduto il Salisburgo, che lo ha pagato 7 milioni del gennaio 2022. In Europa League ha esordito contro la Roma, in Champions lo vedremo sulla strada dell’Inter.

Oscar Gloukh in azione durante Israele-Bielorussia

 (afp)

5) Joao Neves, Benfica, 18 anni

È l’ultima pepita del vivaio più straordinario d’Europa: promosso in prima squadra dopo la cessione multimilionaria di Enzo Fernandez al Chelsea, da questa stagione è già titolare fisso. È un centrocampista classico, molto tattico, ideale nella fase di recupero della palla e di rilancio dell’azione. Di fisico minuto, è però tignoso nel contrasto ed è insomma una sorta di equilibratore naturale della squadra, un giocatore più di cervello che di tecnica pura: la sua abilità è la prontezza nel prendere le decisioni e l’immediatezza della giocata. In pratica, il pupillo di ogni allenatore. È già indicato come la prossima maxi-plusvalenza del club di Lisbona, che con i tre gioielli fatti in casa (oltre a Neves, Gonçalo Ramos e Antonio Silva), può mettere in cassa 250 milioni.

Joao Neves (in maglia bianca) durante Vizela-Benfica

 

6) Mathys Tel, Bayern Monaco, 18 anni

Attaccante francese cresciuto del Rennes (a 16 anni e 110 giorni, è stato il più giovane debuttante nella storia del club bretone), il Bayern lo ha preso un’estate fa pagandolo 28 milioni quasi sulla fiducia, dopo appena 7 brevi spezzoni in Ligue 1, anche se la sua fama si era già sparsa dopo le eccellenti prestazioni nelle nazionali giovanili: nel 2022 ha trascinato, da capitano e capocannoniere, la Francia Under 17 al titolo europeo. Per il tecnico che lo ha lanciato, Bruno Génésio, ricorda Benzema. Molti osservatori lo accostano piuttosto a Henry, specie per la sua capacità di puntare l’uomo, saltarlo e poi andare alla conclusione di destro. Per Nagelsmann, che lo ha battezzato al Bayern, “è uno che molto presto segnerà 40 gol a stagione”. Nella prima che ha passato in Baviera, intanto, è andato a segno 6 volte, 5 in Bundesliga e una in Coppa di Germania, battendo altri record di precocità: è stato il più giovane titolare e il più giovane marcatore (sia in assoluto sia in campionato) nella storia dei bavaresi. Da ragazzo venne espulso dall’accademia federale di Clairefontaine, pare per la sua scarsa applicazione negli studi, ma negli anni ha recuperato terreno. E in questo mese iniziale ha già segnato due reti in 54’. Gli manca soltanto l’esordio in Champions.

Mathys Tel, primo da destra

 (reuters)

7) Arthur Vermeeren, Anversa, 18 anni

Il suo club non bazzicava la Coppa dei Campioni dal 1957: ci è tornato per aver vinto il primo scudetto dopo 67 anni grazie anche alla guida in campo del suo talento più giovane. Centrocampista di posizione, è stato lanciato in prima squadra – e presto battezzato titolare fisso – da Van Bommel, che ha visto in lui qualcosa di sé. Anche Vermereen, infatti, è un mediano di grande acume tattico e dalla spiccata personalità nonostante la giovane età, come se avesse una saggezza innata. Spicca per la pulizia del tocco e per la capacità di schermare la difesa: è un giocatore di equilibrio, sostanzialmente, che i belgi già immaginano in nazionale a coprire le spalle a De Bruyne. Per ora si accontenta dell’Under 21.

Arthur Vermeeren

 

8) Elye Wahi, Lens, 20 anni

Ad appena vent’anni, ha già segnato 32 reti in Ligue 1, tutte con la maglia del Montpellier, la squadra che lo ha cresciuto e lanciato. Francese di origini ivoriane (finora nelle giovanili ha scelto i Bleus), è un centravanti solido e compatto, più agile che potente, fortissimo in velocità e pronto nel tiro. Il limite? Un carattere difficile, tant’è che venne cacciato per intemperanze dal suo primo club, il Caen. Con il Montpellier è già andato due volte in doppia cifra e nell’ultimo campionato ha realizzato 19 reti, incluso un poker in 15’ contro il Lione. In estate il suo nome è stato abbinato a squadre di mezza Europa (in Italia, a Inter e Juventus) ma alla fine l’ha spuntata il Lens, che l’ha pagato 30 milioni, acquisto più costoso della storia del club. Con i giallorossi l’avvio è stato complicato (tre presenze, zero reti), ma sta pagando il difficile momento della squadra vice-campione di Francia, imprevedibilmente ultima in classifica.

Elye Wahi

 (reuters)

9) Lamine Yamal, Barcellona, 16 anni

Dei dieci talenti di questa lista è il più giovane eppure di gran lunga il più noto. Nato nei sobborghi di Barcellona da padre marocchino e madre della Guinea, allevato alla Masia, ha battuto ogni record di precocità: debuttante a 15 anni e 9 mesi, titolare a 16 anni e 38 giorni, nazionale (e goleador) a 16 e 57, il tutto con una naturalezza e una disinvoltura sorprendenti per un ragazzino di quell’età, viso da bambino e apparecchio ai denti. È mancino, come Messi, ma forse le suggestioni si fermano qui, perché è un giocatore diverso rispetto a Leo nonostante la delicatezza del tocco e la capacità di intuire angoli di gioco misteriosi. Fisicamente è però molto più strutturato e sembra più adatto al meccanismo collettivo che allo spunto individuale, visto che sa giocare benissimo anche di prima e non si nega i rientri difensivi. In questo scorcio di campionato Xavi, che gli ha predetto un futuro da fuoriclasse assoluto, lo ha messo titolare all’ala destra tre volte su cinque, ricevendone in cambio due assist. Vederlo giocare è una gioia per gli occhi.

Zaïre-Emery (maglia blu) in azione durante Psg-Nizza

 (reuters)

10) Warren Zaïre-Emery, Psg, 17 anni

Il Psg ha un vivaio eccellente di cui ha sempre trascurato i frutti – basti pensare a Nkunku, Coman, Maignan o Diaby – preferendo invece puntare su costose stelle allevate da altri. Zaïre-Emery può però rappresentare l’inversione di tendenza: Galtier non ha esitato a lanciarlo in prima squadra a 16 anni (è stato il più giovane debuttante della storia del Psg), mettendolo anche in squadra negli ottavi di Champions contro il Bayern Monaco (è stato il più giovane titolare della storia in una partita a eliminazione diretta), e Luis Enrique ne ha subito fatto un cardine del suo centrocampo. È un giocatore che sa far tutto: ha fisico, tecnica, dinamismo e senso tattico, vale a dire le caratteristiche del moderno centrocampista totale, inclusi il senso del gol (l’anno scorso ne hanno segnati due), la robustezza nei contrasti, la visione di gioco e un carattere già adulto. Viene descritto come un professionista serio e impeccabile e un ragazzo che non s’emoziona. Nel vivaio parigino ci sono altri talenti di buon livello: pian piano, la società imparerà a non buttarli via (e a non buttare via i soldi).

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