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Serie A, l’effetto turnover sulla corsa scudetto

Lautaro Martinez. Ha giocato 440 minuti su 450

 (afp)
Le differenti filosofie evidenti in Champions. Ma alternare i titolari non offre solo vantaggi
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Se non vinci, il turnover è una brutta bestia, perché come lo fai ti dicono che sbagli: se lasci a riposo tre titolari hai sbagliato a toglierli, se li metti tutti hai sbagliato a non farli riposare, se li fai riposare in quella dopo e la vinci, dovevi farli riposare anche in quella prima. Un bel guazzabuglio. Garcia vi si sta sottraendo, facendo giocare sempre gli stessi: Natan e Lindström, titolari potenziali, sono oggetti misteriosi e Simeone è sparito. Sarà una caso, ma il Napoli è poco brillante, al di là dei risultati impilati finora. Sarri, da parte sua, non ha mai amato molto i cambiamenti perché il suo calcio si basa sulla sincronia di meccanismi sofisticati, però ha capito che occorre salvaguardare anche la brillantezza e così ha alternato i terzini e il regista (oltre a Casale con Patric, ma perché l’azzurro è in crisi). È invece matematico, quasi scientifico, il metodo che hanno deciso di applicare Inzaghi e soprattutto Pioli e che prevede rotazioni sistematiche, programma…

Se non vinci, il turnover è una brutta bestia, perché come lo fai ti dicono che sbagli: se lasci a riposo tre titolari hai sbagliato a toglierli, se li metti tutti hai sbagliato a non farli riposare, se li fai riposare in quella dopo e la vinci, dovevi farli riposare anche in quella prima. Un bel guazzabuglio. Garcia vi si sta sottraendo, facendo giocare sempre gli stessi: Natan e Lindström, titolari potenziali, sono oggetti misteriosi e Simeone è sparito. Sarà una caso, ma il Napoli è poco brillante, al di là dei risultati impilati finora. Sarri, da parte sua, non ha mai amato molto i cambiamenti perché il suo calcio si basa sulla sincronia di meccanismi sofisticati, però ha capito che occorre salvaguardare anche la brillantezza e così ha alternato i terzini e il regista (oltre a Casale con Patric, ma perché l’azzurro è in crisi). È invece matematico, quasi scientifico, il metodo che hanno deciso di applicare Inzaghi e soprattutto Pioli e che prevede rotazioni sistematiche, programmate, ripetute, convinti che quello che si può perdere qua e là in termini di punti e di prestazioni lo recupereranno a gioco lungo a livello di freschezza e coinvolgimento della rosa. Per questo i pareggi di Champions sono stati accettati come la conseguenza di un rischio calcolato. Se poi avranno ragione loro o il ripetitivo Garcia (o Sarri, che sta in una posizione di mezzo) sarà il tempo a dirlo.

Di sicuro, Inter, Milan e Lazio hanno operato sul mercato per rinforzare non tanto le formazioni titolari, impoverite da cessioni pesanti, ma la platea delle riserve, che adesso è molto più ampia e competitiva di prima. Al progetto turnover si è dedicato specialmente Pioli, consapevole che nella stagione passata ha spremuto troppo i titolari e che quando ha dovuto dar fiducia alle seconde linee, facendo anche 10 cambiamenti tra una partita e l’altra, le ha scoperte sfiduciate: Rebic ne era l’esempio lampante. Quest’anno ha perciò deciso di cambiare metodo: prima ha chiesto alla società di avere in ogni ruolo due giocatori di livello analogo (con qualche inevitabile eccezione, tipo Leao e Theo Hernandez che di cloni non ne hanno), poi ha stabilito turnazioni regolari e programmate. L’idea di base è di cambiare un uomo per reparto tra una partita e l’altra, anche se entrambe di primo livello come l’accoppiata derby-Newcastle: l’alternanza tra Pulisic e Chukwueze e Reijnders e Pobega era programmata fin dall’inizio, mentre in difesa è stata la squalifica di Tomori a determinare quella con Kjaer. Sabato riposerà Loftus-Cheek (al suo posto Musah) e forse anche uno tra Leao (il suo vice è Okafor) e Giroud (Jovic), perché anche i meno sostituibili andranno preservati, nell’idea di Pioli.

Inzaghi è meno sistematico ma anche lui ha cominciato dalla Champions a mescolare le carte, promuovendo quattro titolari nuovi: Arnautovic, Carlos Augusto, Pavard e Asllani. “Ho bisogno di tutti” ha detto Simone, convinto che più giocatori coinvolgerà più si alzerà il livello generale, restando in ogni caso soprattutto un seguace nel turnover in corsa, specie nel modo di alternare gli uomini di fascia, spremuti per 60-70 minuti e poi avvicendati con il rincalzo fresco. Nella stagione passata Dimarco ha cominciato da titolare 40 partite e ne ha finite appena 4: da quando è un giocatore da due terzi di gara, è diventato formidabile.

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