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Inter-Benfica 1-0: Thuram regala a Inzaghi la prima vittoria in Champions

Marcus Thuram

 
Prova convincente dei nerazzurri che, nella ripresa, hanno colpito due legni con Lautaro. Trubin evita il peggio ai portoghesi
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MILANO — Perché proprio l’Inter? Questo dice la faccia di Rafa Silva, dopo il terzo anticipo di fila di Pavard. L’identica espressione che avevano i dirigenti del Benfica a Montecarlo il 31 agosto, al momento della composizione dei gironi. Maledetta palla, maledetta pallina. E maledetto coro. Un match analyst del club portoghese, spilletta al bavero, in fila per un espresso al bar dello stadio dopo la sconfitta, dice: “Non sai a Lisbona quanto odiamo questa canzone”, mentre San Siro intona “per tutti quei chilometri che ho fatto per te, Internazionale devi vincere”, peana della scalata alla finale dei nerazzurri nella scorsa edizione della Champions. Con tutti il Benfica avrebbe voluto giocare tranne che contro l’Inter, di cui conserva ricordi vicini e lontani, ugualmente brutti. Nell’aprile scorso, i quarti. Cinquantotto anni fa, la finale.

«la cronaca della partita»

Inter straripante

Abbastanza per giustificare quelle facce, di chi ha già perso prima di cominciare. Il pressing organ…

MILANO — Perché proprio l’Inter? Questo dice la faccia di Rafa Silva, dopo il terzo anticipo di fila di Pavard. L’identica espressione che avevano i dirigenti del Benfica a Montecarlo il 31 agosto, al momento della composizione dei gironi. Maledetta palla, maledetta pallina. E maledetto coro. Un match analyst del club portoghese, spilletta al bavero, in fila per un espresso al bar dello stadio dopo la sconfitta, dice: “Non sai a Lisbona quanto odiamo questa canzone”, mentre San Siro intona “per tutti quei chilometri che ho fatto per te, Internazionale devi vincere”, peana della scalata alla finale dei nerazzurri nella scorsa edizione della Champions. Con tutti il Benfica avrebbe voluto giocare tranne che contro l’Inter, di cui conserva ricordi vicini e lontani, ugualmente brutti. Nell’aprile scorso, i quarti. Cinquantotto anni fa, la finale.

«la cronaca della partita»

Inter straripante

Abbastanza per giustificare quelle facce, di chi ha già perso prima di cominciare. Il pressing organizzato da Schmidt ha contenuto in qualche modo le incursioni di Barella e Mkitaryan, ma nulla ha potuto contro il destino di una sfida che dura dal 1965. Nemmeno la traversa e il palo colpiti da Lautaro all’inizio del secondo tempo sono riusciti a evitare l’inevitabile, che si è presentato al minuto 17’ della ripresa, sotto forma di piede destro di Marcus Thuram, proprio mentre il Meazza intonava quel coro che ai portoghesi piace così poco. Così ha incassato il decimo gol in stagione il portiere Trubin, obiettivo di mercato dell’Inter, che alla fine ha preso Sommer, e lui di gol finora ne ha incassati solo tre, mentre a Manchester il povero Onana sembra non riuscire più a fare nulla di buono. E mettici anche Icardi, che nella stessa partita calcia fuori un rigore (ma poi segna). Segno che di spazio per i rimpianti non ce n’è.

Inter in testa al girone di Champions

L’Inter guarda avanti, dopo essersi presa la testa di un girone che rischiava di somigliare nelle dinamiche alla morra cinese dove carta batte sasso, che batte forbice, che batte carta. Nell’altra gara del gruppo la Real Sociedad ha battuto in trasferta per 2-0 il Salisburgo, che nello scorso turno aveva battuto in trasferta per 2-0 il Benfica, che non ha battuto per 2-0 l’Inter a San Siro. Il cerchio non può chiudersi, e a Milano si rallegrano. Quattro punti, primi nel girone al pari della Real Sociedad (premiata però dalla differenza reti), i nerazzurri hanno fatto quel che dovevano fare, tranne il secondo gol che avrebbe chiuso la partita. Ma ci hanno provato davvero in tutti i modi. Lautaro, in particolare, murato prima da Otamendi, poi da Trubin. E alla fine nell’Inter si distinguono i bravi e i bravissimi. Nella seconda categoria, oltre alle due punte, vanno Pavard, Dumfries e Inzaghi. A Schmidt va concessa un’attuante specifica: già aveva dovuto fare a meno di Antonio Silva espulso, e dopo 23 minuti ha perso anche un altro difensore, Bah, infortunato. Per il resto, le scelte le ha fatte lui, parcheggiando in panchina gli ex Serie A Joao Mario e Cabral, e schierando come falsissimo nueve Neres, che in area non è stato praticamente mai, attuando il famoso schema in cui il centravanti è lo spazio, che funziona però solo quando in squadra c’è Leo Messi pronto a infilarcisi. E forse nemmeno Messi sarebbe bastato a rompere una maledizione nata con la tv in bianco e nero.

Il tabellino di Inter-Benfica

Inter 1 (Thuram 17’ st)

Benfica 0

Inter: Sommer 6.5 – Pavard 7, Acerbi 6.5, Bastoni 6.5 – Dumfries 7 (28’ st Darmian 6), Barella 6.5 (46’ st Klaassen sv), Çalhanoglu 6.5 (39’ st Asllani sv), Mkhitaryan 6, Dimarco 6.5 (39’ st Augusto sv) – Thuram 7 (28’ st Sanchez 6), Lautaro 7. All. Inzaghi 7.

Benfica: Trubin 7 – Bah 6 (23’ pt Araujo 5, 35’ st Cabral 5.5), Otamendi 5, Morato 5, Bernat 6 – Neves 6, Kokcu 5.5 (24’ st Musa 5) – Aursnes 6 – Di Maria 5.5 (35’ st Jurasek 6), Rafa Silva 5 (24’ st Chiquinho 5.5)– Neres 5. All. Schmidt 5.5.

Arbitro: Makkelie 6.

Note: ammoniti Lautaro, Barella, Dumfries e Asllani. Spettatori 66.573.

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