Champions, Celtic-Lazio 1-2: Pedro al 95’, i biancocelesti colpiscono ancora all’ultimo respiro
dal nostro inviato Emanuele GambaGLASGOW – La Lazio aveva bisogno di uscire, di respirare aria fresca. Doveva scappare dalla crisi sottile che la imprigiona da agosto, dalla maledizione delle trasferte europee (una sola vittoria nelle ultime 18) e da quell’impasto di paure e insicurezza di cui non sapeva liberarsi. Il calcio sa offrire vie d’uscita improvvise: due settimane fa c’era stato il colpo di testa di Provedel al 95’ (lenitivo, però non curativo), ieri ne è arrivato un altro, di Pedro, allo stesso disperato minuto e questa sì che potrebbe essere la guarigione. La vittoria esterna in Champions mancava da vent’anni esatti (2-0 al Besiktas): può bastare o ci sono altri tunnel da cui uscire?
Il Celtic è una squadra spaccata in due: dalla metà campo in su è tecnica e svelta, veloce ai limiti dell’ossessione con il suo tridente asiatico, ma dalla metà campo in giù sono tutti legnosi, lenti, tecnicamente approssimativi (e s’è visto, alla fine) e insomma l’espressione del calcio antico che per…
GLASGOW – La Lazio aveva bisogno di uscire, di respirare aria fresca. Doveva scappare dalla crisi sottile che la imprigiona da agosto, dalla maledizione delle trasferte europee (una sola vittoria nelle ultime 18) e da quell’impasto di paure e insicurezza di cui non sapeva liberarsi. Il calcio sa offrire vie d’uscita improvvise: due settimane fa c’era stato il colpo di testa di Provedel al 95’ (lenitivo, però non curativo), ieri ne è arrivato un altro, di Pedro, allo stesso disperato minuto e questa sì che potrebbe essere la guarigione. La vittoria esterna in Champions mancava da vent’anni esatti (2-0 al Besiktas): può bastare o ci sono altri tunnel da cui uscire?
Il Celtic è una squadra spaccata in due: dalla metà campo in su è tecnica e svelta, veloce ai limiti dell’ossessione con il suo tridente asiatico, ma dalla metà campo in giù sono tutti legnosi, lenti, tecnicamente approssimativi (e s’è visto, alla fine) e insomma l’espressione del calcio antico che perlopiù si gioca ancora quassù. La Lazio ha capito che la soluzione non era attaccare palleggiando, ma non scoprire i fianchi e colpire in verticale, approfittando degli spazi e della lentezza scozzese, ma anche della difficoltà dei difensori del Celtic a trattare la palla decentemente. Nel frattempo, però, i biancocelesti avevano già subito una rete, confezionata da una combinazione perfetta tra Maeda, O’Riley e il centravanti Furuhashi, un tipetto insistente che ha castigato Provedel (non irreprensibile) di destro. La Lazio è andata a momenti penalizzata, più che dalle scelte di gioco, dalla totale evanescenza di almeno tre giocatori, vale a dire il flebile Kamada (ah, avesse gli stessi slanci dei suoi connazionali del Celtic), l’enigmatico Felipe, che al 6’ st s’è inspiegabilmente impappinato quando Immobile lo ha messo davanti ad Hart, e capitan Ciro, sempre troppo esangue.
Così l’idea di controllo laziale ha funzionato soltanto a cavallo dei due tempi e il gol di Vecino, un tocco in mischia dopo un corner di Luis Alberto, è rimasto appeso all’instabilità e alla lunga è stata l’energia scozzese (e lo smisurato cuore, massì) a far ripartire gli attacchi con la fionda e gli slanci inesausti che hanno di nuovo squinternato la Lazio che ha dovuto rassegnarsi a resistere e basta, sospirando di sollievo quando una rete dell’honduregno Palma è stata annullata per un fuorigioco minimo dello stesso (36’ st) e ringraziando Provedel per un paio di parate sicure e Romagnoli per un salvataggio mirabolante sullo stesso Palma, mentre dei rimpiazzi di Sarri nessuno sembrava funzionasse, se non Castellanos per la combattività.
Ma si sa com’è il calcio, e si sa che spesso se ne infischia dei meriti: nell’unica azione laziale dell’ultima mezzora, un po’ di pressing ben fatto da Pedro e Castellanos sui piedacci scozzesi (di Carter-Vickers, nello specifico) ha liberato Guendouzi sulla destra, dove ha pennellato un cross per la testa di Pedro, il quale ha preso controtempo Hart ricordandoci dei riflessi ormai lenti dell’ex portiere dell’Inghilterra ma soprattutto conducendo la Lazio fuori da un sortilegio.
Celtic 1 12’ pt Furuhashi
Lazio 2 29’ pt Vecino, 50’ st Pedro
Celtic (4-3-3) Hart 5 – Johnston 5.5, Phillips 5.5 (17’ st Carter-Vickers 4.5), Scales 6, Taylor 5.5 – O’Riley 6.5, McGregor 6, Hatate 6.5 (27’ st Paulo Bernardo sv) – Maeda 6.5, Furuhashi 6.5 (41’ st Oh sv), Yang 5.5 (17’ st Palma 6.5). All. Rodgers 6.5.
Lazio (4-3-3) Provedel 6.5 – Lazzari 5.5 (39’ st Marusic sv), Patric 6.5, Romagnoli 6, Hysaj 5.5 – Kamada 5, Vecino 6.5, Luis Alberto 6.5 (22’ st Guendouzi 6.5) – Felipe Anderson 4.5 (22’ st Isaksen 5), Immobile 5 (26’ st Castellanos 6.5), Zaccagni 5.5 (39’ st Pedro 7.5). All. Sarri 6.
Arbitro: Rumsas (Lit) 6.
Note: ammoniti Phillips, Luis Alberto, Castellanos, Palma, Vecino. Spettatori 60 mila circa.