✕

Feyenoord-Lazio 3-1: biancocelesti non pervenuti, ora si fa dura

Brutta partita della squadra di Sarri, battuta nettamente dalla doppietta di Gimenez e dal gol di Zerrouki. Inutile nel finale la rete di Pedro
2 minuti di lettura

ROTTERDAM - Ma quali facce toste. Sarri ha mandato a Rotterdam sedici visi di un pallore indicibile, con lo sguardo rassegnato all’inferiorità e neanche quelle tremolanti reazioni che la paura provoca. Erano le facce di chi non se l’è sentita, di chi ha capito presto l’aria che stava tirando e ha lasciato che tirasse, badando solamente a lasciarsi scompigliare il meno possibile. Il Feyenoord ha dato una lezione, una lezione durissima. Ci ha messo qualche minuto a togliersi di dosso la soggezione (è naturale che una squadra olandese abbia soggezione dei vice-campioni d’Italia, ma chissà per quanto ancora) che all’inizio ne ha limitato il furore che i laziali temevano, poi s’è reso conto che in campo loro c’erano e gli altri no. Ogni colpo d’acceleratore ha portato o gol o pericoli, ma perlomeno il pubblico di casa nostra ha avuto il piacere di godersi Santiago Gimenez, il centravanti che animerà il prossimo mercato; aveva cominciato la stagione che già valeva 40 milioni e ancora non av…

ROTTERDAM - Ma quali facce toste. Sarri ha mandato a Rotterdam sedici visi di un pallore indicibile, con lo sguardo rassegnato all’inferiorità e neanche quelle tremolanti reazioni che la paura provoca. Erano le facce di chi non se l’è sentita, di chi ha capito presto l’aria che stava tirando e ha lasciato che tirasse, badando solamente a lasciarsi scompigliare il meno possibile. Il Feyenoord ha dato una lezione, una lezione durissima. Ci ha messo qualche minuto a togliersi di dosso la soggezione (è naturale che una squadra olandese abbia soggezione dei vice-campioni d’Italia, ma chissà per quanto ancora) che all’inizio ne ha limitato il furore che i laziali temevano, poi s’è reso conto che in campo loro c’erano e gli altri no. Ogni colpo d’acceleratore ha portato o gol o pericoli, ma perlomeno il pubblico di casa nostra ha avuto il piacere di godersi Santiago Gimenez, il centravanti che animerà il prossimo mercato; aveva cominciato la stagione che già valeva 40 milioni e ancora non aveva messo piede in Champions, ieri ha debuttato con una doppietta ma soprattutto mostrando finalmente anche in eurovisione il suo repertorio di centravanti assolutamente completo, tecnico e scaltro, veloce e potente, umile e sfacciato. C’è già una tendenza chiara: il Real Madrid investirà su questo messicano (ma argentino di nascita e origine) di 22 anni, non su Mbappé.

«La cronaca della gara»

La Lazio ha opposto ologrammi, capaci almeno di riconoscere la loro stessa inconsistenza. «Abbiamo regalato un tempo, ma in Champions non puoi regalare neanche un minuto» ha detto Pedro, che di 130 partite giocate in Europa non doveva averne mai vista una così. E Zaccagni, l’unico da salvare: «È mancata la personalità, al ritorno dobbiamo vincere senza senza e senza ma». Ma c’è un modo per allenare la faccia tosta? Basteranno a Sarri due settimane per colorire i visi pallidi? E come glielo spiega, di non avere paura? «Per me le partite sono tutte uguali, l’emozione la sento poco e mi riesce difficile capire certe reazioni mentali. Mi rendo conto che qui eravamo in una bolgia di cani assatanati, ma la Champions è questa: noi in questa competizione siamo con l’acqua alla gola e per non bere dobbiamo camminare in punta di piedi, invece siamo stati una squadra remissiva, senza coraggio. Avrei preferito perdere per eccesso di testa di c…., non per eccesso di paura».

Il Feyenoord invece ha messo paura subito, ha sempre trovato il modo di innescare Gimenez, ha segnato il secondo gol con la Lazio schierata (anzi, erano tutti in area mentre Zerrouki segnava con una stangata da fuori) e il terzo in contropiede. E la Lazio? Qualche sussulto nel finale, quando i cani assatanati si sono stufati di ringhiare: il rigorino di Pedro, un destro di Zaccagni, un colpo di testa di Romagnoli, un senso d’estraneità ancora ben presente. E un rammarico confessato da Sarri: «Avrei dovuto far giocare Kamada». Come si dice faccia tosta in giapponese?

Leggi i commenti