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Atletico Madrid: un Morata mai visto e Griezmann alla Bellingham, adesso Simeone dà spettacolo. Lazio avvertita

Diego Simeone, all'Atletico dal 2011

 (reuters)
L’avversario dei biancocelesti per il primo posto nel Gruppo E segna a raffica: è la rivincita del Cholo dopo un anno nero. E sono dieci mesi che in casa i Colchoneros vincono sempre
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MADRID – Il Cholismo è un concetto in disuso, o più probabilmente siamo noi che gli abbiamo attribuito significati in parte fasulli, come se fosse la traduzione pura e semplice di catenaccio in spagnolo. Sia come sia, quest’anno l’Atletico sta giocando un calcio brillante, vince e fa gol, la gente si diverte: alla vigilia dell’ultimo turno aveva il miglior attacco della Champions (15 reti in 5 partite, al pari di City e Arsenal), in Liga segna meno soltanto di Girona e Real, che lo precedono in classifica (ma i Colchoneros hanno una partita in meno: devono recuperare quella casalinga con il Siviglia), però al tempo stesso la difesa regge, perlomeno in campionato, dove è la terza meno battuta.

In Europa, da questo punto di vista, le cose stanno andando un po’ meno bene, ma la resa finale rimane impeccabile: se un anno fa di quest’epoca era già fuori dalle coppe, ora è sicuro degli ottavi e resta assolutamente in corsa anche in campionato.

Il Metropolitano è inviolabile: 19 vi…

MADRID – Il Cholismo è un concetto in disuso, o più probabilmente siamo noi che gli abbiamo attribuito significati in parte fasulli, come se fosse la traduzione pura e semplice di catenaccio in spagnolo. Sia come sia, quest’anno l’Atletico sta giocando un calcio brillante, vince e fa gol, la gente si diverte: alla vigilia dell’ultimo turno aveva il miglior attacco della Champions (15 reti in 5 partite, al pari di City e Arsenal), in Liga segna meno soltanto di Girona e Real, che lo precedono in classifica (ma i Colchoneros hanno una partita in meno: devono recuperare quella casalinga con il Siviglia), però al tempo stesso la difesa regge, perlomeno in campionato, dove è la terza meno battuta.

In Europa, da questo punto di vista, le cose stanno andando un po’ meno bene, ma la resa finale rimane impeccabile: se un anno fa di quest’epoca era già fuori dalle coppe, ora è sicuro degli ottavi e resta assolutamente in corsa anche in campionato.

Il Metropolitano è inviolabile: 19 vittorie di fila

Simeone è sempre lui. Allena l’Atletico dal 2011 e ha un contratto fino al 2027 (il suo lussuoso stipendio è sceso da 20 a 13 milioni annui), lo ha portato a risultati impensabili considerando la strapotenza (e spesso la prepotenza) dei suoi avversari, Real e Barcellona, e ha fatto guadagnare alla società palate di milioni, tra plusvalenze e premi Champions. La gente lo adora, il suo stile è un marchio di fabbrica, la sua identificazione con il club e il popolo biancorosso è totale e le ambizioni sono sempre altissime. “L’anno scorso è stato il più difficile da quando sono qui”, dice. Questo invece è cominciato benissimo, con la serie di vittorie casalinghe cominciata nel febbraio scorso allungata da 9 a 19, i gol che arrivano copiosi e l’eccellente rendimento di Griezmann e Morata, che hanno al tempo stesso abbellito e resto efficace il gioco della squadra.

Lo stato di grazia di Griezmann

Griezmann è in stato di grazia. Da quando l’Atletico ne ha riscattato il cartellino dal Barcellona, è cambiato tutto. Se n’era andato per sostituire Neymar alla corte di Messi, ma il suo passaggio in Catalogna è stato fallimentare. Lui l’ha riconosciuto, se n’è pentito pubblicamente, ha chiesto perdono ai tifosi che aveva tradito (e che sì, l’hanno perdonato) ed è diventato il leader assoluto della squadra dopo aver superato quel periodo assurdo in cui non poteva giocare più di mezzora a partita, altrimenti il riscatto dal Barcellona sarebbe diventato obbligatorio ma a cifre che l’Atletico, che da anni deve tirare la cinghia, non poteva permettersi. Un anno fa è stato riacquistato per 20 milioni (la metà di quanto prevedeva la clausola) e da allora è come se l’Atletico non fosse diventato soltanto la sua squadra, ma addirittura una causa a cui votarsi. Conta molto anche il ruolo che sta assumendo in campo: non è più soltanto una punta o un inventore da ultimi venti metri, ma un vero e proprio tuttocampista. Un Bellingham a strisce biancorosse, o forse è Bellingham che s’è ispirato al nuovo Griezmann, trasformato in centrocampista puro da Deschamps in Nazionale (con la Francia ha disputato un Mondiale strepitoso, toppando però la finale), un’idea che Simeone ha subito mutuato e adattato al gioco dell’Atletico. In certe occasioni le Petit Diable resta ancora avanzato, al fianco di Morata, ma sempre più spesso viene impiegato a tutto campo, dove emerge sia la sua indole gregaria sia il suo spirito da trascinatore sia il suo talento cristallino, perché si può essere baciati dalla natura, leader e umili al tempo stesso.

Morata capocannoniere in Champions

In questo modo, in questo scorcio di stagione ha già segnato 13 reti, di cui 9 in Liga, stesso bottino di Morata che con cinque gol è capocannoniere in Champions al pari di Haaland e Hojlund. Alvaro sta vivendo la fase più brillante della sua carriera, come se soltanto adesso, a 31 anni suonati (Griezmann ne ha 32), avesse finalmente trovato la maturità sempre cercata e mai raggiunta: i limiti caratteriali avevano limitato un giocatore “dalle caratteristiche tecniche e fisiche di altissimo livello”, come diceva Sarri proprio qui a Madrid, ricordando i mesi vissuti insieme al Chelsea: “In quel periodo era nervoso. Non vero che non stava bene con me, non stava bene a Londra”. All’Atletico è andato e venuto, è stato sempre un po’ precario e anche l’estate scorsa ha brigato per partire, offrendosi a Juventus, Inter e Roma. Ma i Colchoneros non potevano svenderlo e soprattutto non avevano i soldi per comprare un altro centravanti, così Morata e rimasto ed è finalmente diventato quello che da anni tutti si aspettavano che diventasse: un attaccante che sa e che può far tutto. Adesso è titolare fisso anche in Nazionale, di cui è stato nominato capitano: ce lo ritroveremo di fronte a Euro 2024 e non sarà come tre anni fa a Wembley, quando segnò ma poi sparì tra le fauci di Bonucci e Chiellini che, conoscendolo a menadito, sapevano come sfruttarne le debolezze. “Alvaro è nel suo momento migliore ma io non ho meriti, è tutto opera sua”, spiega il Cholo. È vero, ma è vero anche che i due, allenatore e centravanti, sono entrati in sintonia come mai prima d’ora. Cosa che per esempio non è mai successa con João Felix, il più grande spreco di talento che si sia mai visto da queste parti: adesso è lui che è andato a rifugiarsi a Barcellona e da lì non vuole più tornare.

Griezmann e Morata, 26 gol in due

Griezmann e Morata formano l’unica coppia di goleador in Europa in cui entrambi gli elementi sono in doppia cifra, segno che il Cholismo sa variare le soluzioni di gioco e sfogare le azioni d’attacco ora su uno ora sull’altro, sfruttando anche la propulsione di De Paul (lo vuole la Juve, ma è ma incedibile) e il senso tattico di Barrios, il ventenne pescato nel vivaio, che però attualmente è infortunato. La difesa è un po’ logora e ogni tanto traballa, ma il Cholismo più puro compensa con il senso di gruppo e lo spirito di sacrificio. E al Metropolitano, sempre pieno, si divertono un sacco.

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