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Napoli-Barcellona 1-1: Osimhen replica a Lewandowski, notte d’autore al Maradona

Osimhen festeggia la rete del pareggio del Napoli (reuters)
A segno i due personaggi più attesi. La qualificazione ai quarti di Champions resta in bilico
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NAPOLI — Alla fine si è vista almeno mezz’ora di vero Napoli e il pareggio (1-1) strappato al Barcellona con un gol di Osimhen tiene in vita le speranze di qualificazione degli azzurri, a lungo dominati dagli avversari e colpiti in avvio di ripresa da Lewandowski. Ma i cambi di Francesco Calzona, la spinta dei 50 mila del Maradona e l’orgoglio dei campioni d’Italia hanno permesso al successore di Garcia e Mazzarri di esordire in panchina con un mezzo sorriso. In Champions nulla è perduto e in campionato si vedrà. In 24 ore il nuovo tecnico non poteva fare miracoli.

«la cronaca della partita»

Il primo Napoli di Calzona

Sul rettangolo verde di Fuorigrotta s’è sviluppata una mano di poker al buio e la staffetta in extremis sulla panchina del Napoli ha giocoforza condizionato anche le strategie di Xavi, costretto a sua volta a mischiare le carte dopo avere studiato invano gli schemi di Mazzarri. Per prevenire le mosse del debuttante Calzona (Olivera in difesa, Cajuste a centrocampo e il r…

NAPOLI — Alla fine si è vista almeno mezz’ora di vero Napoli e il pareggio (1-1) strappato al Barcellona con un gol di Osimhen tiene in vita le speranze di qualificazione degli azzurri, a lungo dominati dagli avversari e colpiti in avvio di ripresa da Lewandowski. Ma i cambi di Francesco Calzona, la spinta dei 50 mila del Maradona e l’orgoglio dei campioni d’Italia hanno permesso al successore di Garcia e Mazzarri di esordire in panchina con un mezzo sorriso. In Champions nulla è perduto e in campionato si vedrà. In 24 ore il nuovo tecnico non poteva fare miracoli.

«la cronaca della partita»

Il primo Napoli di Calzona

Sul rettangolo verde di Fuorigrotta s’è sviluppata una mano di poker al buio e la staffetta in extremis sulla panchina del Napoli ha giocoforza condizionato anche le strategie di Xavi, costretto a sua volta a mischiare le carte dopo avere studiato invano gli schemi di Mazzarri. Per prevenire le mosse del debuttante Calzona (Olivera in difesa, Cajuste a centrocampo e il rientrante Osimhen in attacco) il Barcellona ha scelto però la strada maestra del pressing alto, che ha subito messo in difficoltà gli azzurri e li ha obbligati a rimanere sulla difensiva, a dispetto dei propositi più bellicosi del loro nuovo allenatore. I catalani si sono infatti insediati nella metà campo avversaria e hanno fatto fuoco e fiamme con un paio di spunti di Yamal, diventato nella notte del Maradona il più giovane giocatore (16 anni e 223 giorni) a esordire nella fase a eliminazione diretta della Champions. Ma i pericoli per Meret sono arrivati pure dalle due fasce e il portiere si è esaltato nello spazio di pochi secondi su Lewandowski e Gundogan, tenendo a galla con le unghie i suoi frastornati compagni di squadra.

Osimhen, l’essenziale

Il Napoli ha pagato dazio alla mancanza di qualità a centrocampo e i rari tentativi di ripartenza degli azzurri sono stati stroncati anche con le maniere forti dal Barcellona, che però non è riuscito a concretizzare la sua superiorità e nel finale del primo tempo ha perso pure un po’ di metri: tant’è che all’intervallo la differenza del possesso palla si è riequilibrato, 53% a favore di Xavi. Ma la squadra di Calzona è arrivata a metà gara senza essere mai riuscita a presentarsi al tiro, con una statistica frustrante per i giocatori e dura da digerire per i 50 mila del Maradona, a loro volta in apnea. A scartamento ridotto il rientrante Osimhen e isolato Kvaratskhelia, che ha tentato invano d’accendersi con qualche serpentina. Sopraffatti i mediani.

Si deciderà tutto a Barcellona

La paura continua ad attanagliare nella testa e nelle gambe il Napoli, a cui Calzona ha cercato di restituire autostima con una mossa psicologica: nessun cambio in avvio di ripresa, che però è ricominciata con un’altra parata di Meret su Gundogan e il Barcellona di nuovo padrone. Non pervenuti invece gli azzurri, la cui difesa a oltranza è stata fisiologicamente punita al quarto d’ora da Lewandowski, liberato in area da Pedri. Solo a questo punto si è placata la furia dei catalani e gli ingressi di Traorè e Lindstrom (al posto di Kvara) hanno modificato in maniera ormai quasi insperata l’inerzia della gara. Anguissa ha infatti trovato alla mezz’ora l’imbucata giusta per Osimhen, che ha vinto il duello di forza con Inigo e battuto Ter Stegen. Il Maradona si è riacceso e c’è stato spazio addirittura per l’ultimo assalto con Raspadori e Simeone. Ma il colpo di testa del redivivo Anguissa ha sfiorato il bersaglio e Simeone ha alzato troppo la mira dal limite. Tre tiri, lampi di orgoglio e un po’ di fortuna sul beffardo sinistro nel recupero di Gundogan, a lato di poco. La qualificazione resta aperta e si deciderà nella rivincita in Catalogna.

Il tabellino di Napoli-Barcellona

NAPOLI 1 (30' st Osimhen)

BARCELLONA 1 (15' st Lewandowski)

Napoli (4-3-3): Meret - Di Lorenzo, Rrahmani, Juan Jesus, Olivera - Anguissa, Lobotka, Cajuste (23' st Traorè) - Politano (31' st Raspadori), Osimhen (31' st Simeone), Kvaratskhelia (23' st Lindstrom). All. Calzona.

Barcellona (4-3-3): Ter Stegen - Koundè, Araujo, Inigo, Cancelo - de Jong, Christensen (41' st Romeu), Gundogan - Yamal (35' st Rapinha), Lewandowski, Pedri (41' st Joao Felix). All. Xavi.

Arbitro: Zwayer (Germania).

Note: ammoniti de Jong, Inigo e Christensen. Spettatori 50 mila circa.

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