La Champions del futuro. Bologna, Brest e Girona: c’è posto al tavolo dei ricchi
di Emanuele GambaAdesso che anche la Premier, pur rimanendo l’unico torneo in bilico tra i sette più importanti, ha preso un indirizzo preciso, con lo scatto decisivo del Manchester City nella corsa al titolo, si va piano piano formando l’abbozzo della Champions 2024/2025, la prima a 36 squadre e a girone unico. È nuova la formula e sono nuove molte squadre che l’assaggeranno perché, al contrario degli anni passati, molto probabilmente vedremo in corsa formazioni esordienti o che dalla coppa più importante mancavano da un’eternità.
Il Bologna 60 anni dopo
Il Bologna, per esempio, fece due passi in Coppa dei Campioni (anzi tre: andata e ritorno con l’Anderlecht e poi lo spareggio deciso dal lancio della monetina, all’epoca funzionava così) 60 anni fa e poi più niente. Dall’Europa manca dalla Coppa Uefa del 1999/2000 (nel 2002 giocò l’Intertoto). Tornerà sicuramente a giocare oltre confine e ci sono possibilità eccellenti che lo faccia nel torneo più nobile, specie se l’Italia potrà iscrivervi cinque sq…
Adesso che anche la Premier, pur rimanendo l’unico torneo in bilico tra i sette più importanti, ha preso un indirizzo preciso, con lo scatto decisivo del Manchester City nella corsa al titolo, si va piano piano formando l’abbozzo della Champions 2024/2025, la prima a 36 squadre e a girone unico. È nuova la formula e sono nuove molte squadre che l’assaggeranno perché, al contrario degli anni passati, molto probabilmente vedremo in corsa formazioni esordienti o che dalla coppa più importante mancavano da un’eternità.
Il Bologna 60 anni dopo
Il Bologna, per esempio, fece due passi in Coppa dei Campioni (anzi tre: andata e ritorno con l’Anderlecht e poi lo spareggio deciso dal lancio della monetina, all’epoca funzionava così) 60 anni fa e poi più niente. Dall’Europa manca dalla Coppa Uefa del 1999/2000 (nel 2002 giocò l’Intertoto). Tornerà sicuramente a giocare oltre confine e ci sono possibilità eccellenti che lo faccia nel torneo più nobile, specie se l’Italia potrà iscrivervi cinque squadre.
Miracolo Brest
In Francia la sorpresona è il Brest, orgoglio bretone che sta stupendo la Ligue 1 e anzi l’Europa intera, perché rappresenta il fenomeno più inverosimile della stagione: è secondo dietro al Psg, è guidato da un tizio, Eric Roy, che aveva smesso di fare l’allenatore del 2011, riprendendo solamente l’anno scorso, ha un monte stipendi venti volte inferiore a quello del Psg e tra i più bassi della Ligue e non ha mai messo piede in Europa nella sua storia, il cui punto più alto è stato un ottavo posto nel 1987. Domenica ha perso (4-3) una partita rocambolesca a Lione, decisa da un rigore segnato diciassette minuti dopo il novantesimo e da una serie di errori arbitrali a suo sfavore, però resiste: ha 4 punti sul Lille quarto (in Champions vanno direttamente le prime tre, con la quarta ai preliminari) e nove sul Nizza quinto. Un paio di grandi storiche come il Marsiglia e il Lione stesso staranno fuori.
Le imprese del Girona
In Spagna il Girona ha conteso a lungo il primato al Real Madrid, almeno fino a quando non è crollato nello scontro diretto di due mesi fa, dando il via libera ad Ancelotti verso il titolo. La squadra catalana è in evidente frenata (cinque sconfitte nelle ultime sette), ma conserva otto punti di vantaggio sull’Athletic Bilbao, quinto. Anche il Girona, che rappresenta una cittadina di centomila abitanti a nord di Barcellona e partecipa al campionato di Primera Division per la quarta volta appena (la prima nel 2017), non ha mai giocato una sola volta in Europa. Il club fa parte della galassia Manchester City e quindi la Uefa dovrà esprimersi su un eventuale conflitto d’interesse con la casa madre, se davvero entrerà in Champions. Tra gli azionisti c’è anche Pere Guardiola, fratello di Pep. Nella Liga stavolta staranno fuori dalle coppe due habitué, Siviglia e Villarreal, quindicesima e sedicesima nel ranking Uefa.
Il ritorno dello Stoccarda
Lo Stoccarda è invece una grande storica del calcio tedesco (ha vinto cinque volte il campionato), ma nell’ultimo decennio è rimasto prigioniero di una crisi profonda, con due retrocessioni e altrettanti ritorni faticosi in Bundesliga, salvandosi con diversi affanni. Ma quest’anno no: allenato dal nipote di Uli Hoeness, ha trovato i gol del guineano Guirassy, già arrivato a quota 25, e occupa saldamento il terzo posto, con sette punti di vantaggio su Lipsia e Borussia Dortmund. Una delle due big resterà dunque fuori dalla Champions, che lo Stoccarda tornerà a frequentare dopo quindici anni.
L’Aston Villa sogna
L’Aston Villa una Coppa dei Campioni l’ha vinta (nel 1982, un anno dopo l’ultimo dei sei titoli nazionali), ma non vi partecipa dalla stagione successiva, quando venne eliminato nei quarti dalla Juventus. Da allora la storia della squadra di Birmingham è stata altalenante, con sporadiche apparizioni nell’Europa minore e tre stagioni in Championship tra il 2016 e il 2019. Negli ultimi anni è però andata in crescendo e dopo il ritorno nelle coppe (è nei quarti di Conference League) è pronta a debuttare in Champions. A contenderle il quarto posto c’è il Tottenham, staccato di tre punti, ma gli inglesi hanno ottime possibilità di qualificare cinque squadre e il vantaggio sul sesto è rassicurante: 13 lunghezze su Manchester United e Newcastle. Proprio lo United è una delle grandi tagliate fuori. L’altra è il Chelsea.
Il Twente estromette l’Ajax
Anche dall’Olanda avremo delle novità: alle spalle delle due migliori formazioni degli ultimi anni, Psv e Feynoord, c’è il Twente, che punta ad accedere ai preliminari 12 anni dopo l’ultima volta. A farne le spese sarà l’Ajax, quasi certamente fuori dalla Champions per la seconda stagione consecutiva.