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Psg, l’eliminazione dalla Champions chiude un’era: storia di un fallimento costato due miliardi

Kylian Mbappé a fine partita (afp)

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Fuori dall’Europa e con Mbappé ai saluti, dopo aver già perso Messi e Neymar. La parata delle stelle strapagate dal Qatar lascia solo un buco nero
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Ricordando antiche illusioni spagnole, quando il Real Madrid di Florentino Perez decise di trasformarsi nella collezione di figurine abbastanza perdenti (ma era quasi una quadreria del Prado) che prese il nome di “Los Galacticos”, forse potremmo chiamare “Les Galactiques” i pervicaci sconfitti del Paris Saint-Germain. Perché si tratta di mondi paralleli e quasi del tutto teorici, universi del trionfo virtuale dominati da una tracotanza, al contrario, assolutamente reale. Nella galassia parigina, le stelle collassano e diventano buchi neri: il più nero resta quello del bilancio, con un disavanzo di quasi 900 milioni di euro sommando gli ultimi tre esercizi.

Due miliardi spesi sul mercato

Comprano, spendono, perdono. Il “Peessgié” affidato dal fondo sovrano del Qatar a Nasser Al-Khelaifi, qatariota eppure non emiro e nemmeno sceicco come invece vorrebbe la vulgata popolare (suo padre era pescatore di perle, questa sì una suggestione non poco favolistica), ha già gettato al macero un mil…

Ricordando antiche illusioni spagnole, quando il Real Madrid di Florentino Perez decise di trasformarsi nella collezione di figurine abbastanza perdenti (ma era quasi una quadreria del Prado) che prese il nome di “Los Galacticos”, forse potremmo chiamare “Les Galactiques” i pervicaci sconfitti del Paris Saint-Germain. Perché si tratta di mondi paralleli e quasi del tutto teorici, universi del trionfo virtuale dominati da una tracotanza, al contrario, assolutamente reale. Nella galassia parigina, le stelle collassano e diventano buchi neri: il più nero resta quello del bilancio, con un disavanzo di quasi 900 milioni di euro sommando gli ultimi tre esercizi.

Due miliardi spesi sul mercato

Comprano, spendono, perdono. Il “Peessgié” affidato dal fondo sovrano del Qatar a Nasser Al-Khelaifi, qatariota eppure non emiro e nemmeno sceicco come invece vorrebbe la vulgata popolare (suo padre era pescatore di perle, questa sì una suggestione non poco favolistica), ha già gettato al macero un miliardo e 300 mila euro: all’incirca un paio di miliardi li ha spesi al mercato del calcio mondiale, 700 li ha incassati vendendo la polvere di quelle stelle, che è pur sempre materia brillantissima. A questo si aggiungano, nel quadro dell’intera gestione iniziata del 2011, circa 4 miliardi di euro di stipendi. È stato calcolato che nell’avventura principesca, il presidente abbia perso più o meno 500 mila euro al giorno. Un investimento e un abbaglio senza eguali nell’intera storia del football, che ha reso la miseria (relativa, o forse assoluta perché qui senza offesa si parla di Ligue1) di dieci titoli nazionali, senza dimenticare i tre campionati perduti in malo modo contro Montpellier, Monaco e Lille, avversari di questo mondo e non d’altri.

Ma la vera terra di nessuno è la Champions. A parte la finale persa nel 2020 contro il Bayern Monaco, il bilancio narra di cinque eliminazioni agli ottavi, quattro ai quarti e due in semifinale, l’ultima delle quali ancor li offende.

Messi, Neymar e Mbappé, un triplete maledetto

Se il sommo Ibra, nome peraltro refrattario alla Champions quant’altri mai, è stato la prima figurina di Al-Khelaifi (e poi, citando a volo d’angelo, Beckham, Cavani, Thiago Silva, Verratti, Donnarumma…), i tre assi che senza confronti raccontano la profondità di un fallimento e di un sogno bruciato sono Messi, Neymar e Mbappé. Una specie di triplete maledetto. Il Paris Saint-Germain è riuscito a trasformare in perdenti i primi due, e a non dare vera gloria al terzo. Ognuno di loro se n’è andato male, svanendo dopo l’addio in un limbo di milioni e di nulla. Per avere O Ney, il Psg aveva pagato una clausola inimmaginabile: 223 milioni di euro al Barcellona. Ma è Messi il vero mutante: da più grande del pianeta a più triste. Alla fine, è scappato in America e non perché decrepito. Quanto a Mbappé, già campione del mondo, ora proverà a diventare “galactico” proprio al Real Madrid, ma per un francese è un’onta, una resa senza condizioni (qui non si parla di denaro, è un altro l’ordine di grandezza). Curioso, ma non casuale, che sia stato il Borussia Dortmund, cioè il club che ha ceduto Haaland e Bellingham eppure giocherà la finale di Wembley, a trasformarsi nello strumento di nemesi.

Quant’è lontano il Mondiale 2022, quando il Qatar vide sfidarsi in finale, nel suo Mondiale, il suo argentino Messi contro il suo francese Mbappé. Palla in buca, ma di sponda: Al-Khelaifi quel giorno avrebbe vinto comunque, però per interposto destino. Quello fatto in casa, d’altri (Parigi) e ormai anche propria, è rimasto un progetto, una maionese impazzita: troppo olio, troppo limone, troppa superbia. Eppure, la strategia del figlio del cercatore di perle è stata chiara: attraverso le perle medesime, vincere in Europa e nel mondo e diventare l’uomo forte del calcio, con l’aiuto del fedele alleato Ceferin, presidente Uefa. Salito a capo dell’Eca, ovvero dei club più importanti del continente, seduto sulla poltrona che apparteneva ad Andrea Agnelli prima della goffa ipotesi Super League, l’ambiziosissimo Nasser ha dovuto affrontare umiliazioni seriali in Champions. Proprio lui che non vuole un nuovo torneo, si ostina a perdere quello vecchio.

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