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L’allarme di Mbappé: “Troppe partite, lo spettacolo si abbassa”. I campioni contro il maxi calendario: chiederanno di saltare qualche gara

Kylian Mbappé (afp)
Il sindacato mondiale dei calciatori rivela a Londra i risultati del sondaggio sull’eccesso di gioco. Il futuro attaccante del Real Madrid nella prossima stagione può arrivare a quota 72, in dubbio la sua partecipazione alle Olimpiadi. Critiche pesanti anche da De Bruyne, Bernardo Silva e Klopp
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LONDRA — Mbappé, il convitato di pietra della finale di Champions in qualità di futura stella del Real Madrid ma eliminato in semifinale dal Borussia Dortmund, è sceso in campo a poche ore dalla partita: lo ha fatto, virtualmente, sulla terrazza di un grattacielo della City. Dove, nel dibattito sull’intasatissimo calendario del calcio organizzato dalla Fifpro (il sindacato mondiale dei calciatori e delle calciatrici), si sono apprese due cose piuttosto importanti sull’attaccante della Francia e (ancora per poco) del Psg. La prima è che, nella proiezione ipotetica sul numero di volte in cui Mbappé potrebbe giocare nella prossima stagione, si tocca una cifra clamorosa: 72, includendo oltre al nuovo Mondiale per club 2025, anche l’imminente Olimpiade parigina, che diventa a questo punto sempre più a rischio per il goleador dei Bleus. Anche perché – ecco la seconda cosa che lui stesso ha comunicato in modalità virtuale – è proprio il diretto interessato a manifestare perplessità per un ut…

LONDRA — Mbappé, il convitato di pietra della finale di Champions in qualità di futura stella del Real Madrid ma eliminato in semifinale dal Borussia Dortmund, è sceso in campo a poche ore dalla partita: lo ha fatto, virtualmente, sulla terrazza di un grattacielo della City. Dove, nel dibattito sull’intasatissimo calendario del calcio organizzato dalla Fifpro (il sindacato mondiale dei calciatori e delle calciatrici), si sono apprese due cose piuttosto importanti sull’attaccante della Francia e (ancora per poco) del Psg. La prima è che, nella proiezione ipotetica sul numero di volte in cui Mbappé potrebbe giocare nella prossima stagione, si tocca una cifra clamorosa: 72, includendo oltre al nuovo Mondiale per club 2025, anche l’imminente Olimpiade parigina, che diventa a questo punto sempre più a rischio per il goleador dei Bleus. Anche perché – ecco la seconda cosa che lui stesso ha comunicato in modalità virtuale – è proprio il diretto interessato a manifestare perplessità per un utilizzo così massiccio: “Giochiamo già 60 partite l’anno. Quando e troppo è troppo. A noi piace giocare. Ma se si vuole vedere uno spettacolo di qualità, si deve capire che serve un dosaggio. Altrimenti, se ci vogliono sempre in campo, bisogna accontentarsi di un livello più basso”.

Klopp: “Quello delle 12.30 è un orario criminale”

L’accorata dichiarazione di Mbappé fa parte di un collage di prese di posizione sull’argomento da parte dei massimi protagonisti del calcio. Si va da De Bruyne, belga del Manchester City (“che si giochi davvero troppo lo diciamo da un sacco di tempo, ma pare che non interessi a nessuno”), al suo compagno di squadra portoghese Bernardo Silva: “È inaccettabile giocare così tanto: tre giorni dopo una partita finita ai supplementari se ne fa un’altra: assurdo”. Di Jurgen Klopp, l’allenatore tedesco del Liverpool (l’addio alla panchina dei Reds è già stato annunciato), è noto il commento sarcastico sull’argomento, puntualmente riproposto: “Sabato, giovedì, domenica, magari alle 12.30: è un crimine. Mi aspettavo che intervenisse Amnesty International”.

Gli nfortuni ai calciatori per le troppe partite

Il 5° anno di monitoraggio sulla questione (stavolta sono stati quasi 1.300 i calciatori professionisti interpellati) ha fornito dati inquietanti, inducendo il presidente di FifPro Europe, David Terrier, a prefigurare forme di protesta pesanti: “Se non ci ascoltano, potremmo usare tutti gli strumenti a nostra disposizione. Il 50 per cento dei calciatori intervistati ha detto che ritiene di essersi infortunato almeno una volta nella scorsa stagione per colpa del calendario”. Il bersaglio diretto è la Fifa, col Mondiale per club a 32 squadre dell’estate 2025, ma in realtà il problema è sul tavolo da molto tempo. E più della parola sciopero, ipotesi al momento poco praticabile, sulla terrazza londinese, dove hanno partecipato al dibattito anche il presidente del’Aic Umberto Calcagno e il presidente della Liga spagnola Javier Tebas, ha cominciato ad aleggiare un’altra eventualità: che qualche campione si fermi per lo stress fisico e mentale (altro tema affiorato, e non di striscio) e per il pericolo di infortuni, decidendo di rinunciare a qualche partita. Potrebbe essere un guaio per le squadre nazionali, ma anche per tutte le altre competizioni, dal Mondiale per club alla nuova Champions Uefa a 36 squadre, che prevede un minimo di 8 partite per ogni iscritta.

Romero, 139 mila chilometri in un anno

Di sicuro ci sono i dati, con gli 8 club della Serie A iscritti alle coppe che possono arrivare a 69 partite. Se ben 372 giocatori sono stati convocati per almeno 55 partite, a qualcuno è andata peggio. Il giapponese Takumi Minamino ha giocato in Francia col Monaco a un solo giorno di distanza dalla partita in Coppa d’Asia. L’argentino Julian Alvarez, del Manchester City, ha giocato 64 delle 70 partite per le quali è stato convocato. Il suo compagno di Selección, l’altro campione del mondo Cristian Romero, tra i viaggi col Tottenham e quelli con l’Albiceleste, ha messo assieme 139.130 chilometri, roba da fare impallidire Jules Verne. Quanto ai protagonisti della finale di Champions, un trascinatore del Real, il brasiliano Vinicius, a nemmeno 24 anni ha già giocato più del doppio delle partite dell’illustre predecessore Ronaldinho alla sua età.

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