Milano – Non ha sorriso per niente, Lautaro. Dopo aver segnato, ha sparato un pallone in tribuna, ha cercato la telecamera per darle una capocciata, poi è corso verso la panchina con il solito sguardo furioso e ha abbracciato Cristian Chivu, che lo vorrebbe più leggero e giulivo, ma se lo gode anche così. Il capitano dell’Inter, che in campionato fatica, si è dimostrato più Lautaro che mai, segnando di nuovo in Champions, dove è il miglior marcatore della storia nerazzurra. E così ha tirato fuori un’Inter pasticciona e distratta dalla palude di una partita teoricamente facile ma nella pratica complicatissima, vinta 2-1 contro i kazaki del Kairat, matricola totale nel torneo, ma poco votata al ruolo di vittima sacrificale. "Abbiamo sottovalutato l’avversario sbagliando cose semplici”, ha detto Dimarco.
Il ritorno al gol di Lautaro
“Mi chiamano toro perché sono bruto”, disse l’attuale numero 10 dell’Inter quando arrivò in Italia, ormai sette anni fa. E di tori so…
Milano – Non ha sorriso per niente, Lautaro. Dopo aver segnato, ha sparato un pallone in tribuna, ha cercato la telecamera per darle una capocciata, poi è corso verso la panchina con il solito sguardo furioso e ha abbracciato Cristian Chivu, che lo vorrebbe più leggero e giulivo, ma se lo gode anche così. Il capitano dell’Inter, che in campionato fatica, si è dimostrato più Lautaro che mai, segnando di nuovo in Champions, dove è il miglior marcatore della storia nerazzurra. E così ha tirato fuori un’Inter pasticciona e distratta dalla palude di una partita teoricamente facile ma nella pratica complicatissima, vinta 2-1 contro i kazaki del Kairat, matricola totale nel torneo, ma poco votata al ruolo di vittima sacrificale. "Abbiamo sottovalutato l’avversario sbagliando cose semplici”, ha detto Dimarco.
Il ritorno al gol di Lautaro
“Mi chiamano toro perché sono bruto”, disse l’attuale numero 10 dell’Inter quando arrivò in Italia, ormai sette anni fa. E di tori sorridenti non se ne sono visti mai. Soprattutto quando, a sorpresa, si trovano catapultati in mezzo a una strana corrida, in cui non è chiaro chi reciti la parte del matador. Quel primo gol rabbioso, frutto di un flipper in area piccola, ha sbloccato una gara che per i padroni di casa si stava complicando e che si sarebbe poi via via complicata sempre di più.
In 1.600 arrivati dall’Asia centrale
I giocatori dell’Inter erano scesi in campo con l’atteggiamento dei papà che sfidano i figli alla festa della scuola elementare. Ma molto presto hanno capito che la squadra del tecnico Urazbakhtin – dichiarato tifoso milanista – era ben schierata e determinata a vender cara la pelle, nonostante le otto ore di volo e quattro di fuso, o forse proprio per quello. “Quando mai ci ricapita di giocare a San Siro?”, ripetevano prima della partita i 1.600 tifosi venuti dall’Asia centrale, e i giocatori in campo hanno dimostrato di pensarla allo stesso modo. All’inizio del secondo tempo hanno trovato il pari con l’ottimo mediano Arad – il primo subito dall’Inter in questa Champions, per una leggerezza in difesa di Dumfries – e non si sono persi d’animo nemmeno dopo che Carlos Augusto, con una botta da fuori, ha portato il risultato sul 2-1.
Rigore dato per fallo su Bisseck e poi revocato dal Var
Per segnare il terzo gol Chivu, infuriato per la bassa tensione in campo, le ha provate tutte, compreso richiamare Esposito, volenteroso quanto inoffensivo, e lanciare per gli ultimi venti minuti Thuram, rientrato dall’infortunio. Ma fino all’ultimo i nerazzurri hanno temuto il pari, in una gara cominciata male, con un rigore prima assegnato e poi revocato dal Var, per un contatto in area kazaka fra Bisseck e l’arrembante Arad.
Inter insieme a Bayern e Arsenal a punteggio pieno
Al termine di quella che doveva essere ma non è stata una goleada, l’Inter dopo quattro giornate si ritrova terza nella classifica generale della Champions, a pieni punti ma con una differenza reti peggiore rispetto a Bayern Monaco e Arsenal. Ed è un peccato, visto che, dopo aver battuto Ajax, Slavia Praga, Union Saint-Gilloise e Kairat, ora la squadra di Chivu dovrà vedersela con Atletico Madrid, Liverpool, Arsenal e Borussia Dortmund. Intanto, domenica c’è la Lazio, sempre a San Siro. Con ogni probabilità Lautaro partirà titolare. E c’è da scommettere che avrà quella faccia lì: torva, determinata, la sua.
Inter-Kairat 2-1 (1-0)
Inter (3-5-2): Sommer 5.5 – Bisseck 6 (36’ st Akanji Sv), De Vrij 6, Augusto 7 – Dumfries 5.5, Frattesi 5.5 (18’ st Sucic 6) , Barella 6 (26’ st Calhanoglu 6), Zielinski 6, Dimarco 6.5 – Lautaro 7 (1’ st Bonny 6), Esposito 5.5 (26’ st Thuram 6). All. Chivu 6.5.
Kairat (4-2-3-1): Anarbekov 6 – Mrynskiy 6, Shirobokov 5.5, Sorokin 6, Mata 6 – Kassabulat 6 (31’ st Sadybekov 6), Arad 7 (26’ st Baybek 6) – Gromyko 6 (1’ st Tapalov 6), Jorghino 6 (31’ st Zaria 6), Satpaev 6.5 – Edmilson 6 (26’ st Ricardinho 6). All. Urazbakhtin 6
Arbitro: Godinho (Por) 5.5
Reti: Lautaro 45’ pt, Arad 11’st, Carlos Augusto 22’ st
Note: Ammoniti Jorghino, Barella. Spettatori 69.983