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Yildiz illumina la Juve, Openda e David si sbloccano: Bødo battuto 3-2

David festeggiato dai compagni dopo il gol (afp)

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L’ingresso del turco cambia le sorti di una gara complicata. Oltre al belga e al canadese in extremis, segna anche McKennie
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Bødo – Quante partite in una, ha giocato la Juve, anche se quello che conta è che abbia vinto l’ultima, quel ping pong di trenta secondi tra l’ultimo assalto del Bodø/Glimt e l’ultimo contropiede della Juve, che l’angelico Yildiz ha guidato fino a far segnare David. Delle altre di prima, i bianconeri avevano perso malamente quella del primo tempo, stravinto quella del secondo (è entrato Yildiz, più magico dell’aurora boreale) e incespicato nella terza, quando Cabal ha regalato il rigore del 2-2: sembrava finita, non era finita. In un colpo solo, Spalletti ha ritrovato la vittoria, i gol di chi si era dimenticato come si segna (Openda prima di David), la classe pura e promettente di Miretti e Yildiz, che nelle ultime settimane si era perso nell’opacità e a cui 45’ in panchina hanno fatto benone.

Bødo – Quante partite in una, ha giocato la Juve, anche se quello che conta è che abbia vinto l’ultima, quel ping pong di trenta secondi tra l’ultimo assalto del Bodø/Glimt e l’ultimo contropiede della Juve, che l’angelico Yildiz ha guidato fino a far segnare David. Delle altre di prima, i bianconeri avevano perso malamente quella del primo tempo, stravinto quella del secondo (è entrato Yildiz, più magico dell’aurora boreale) e incespicato nella terza, quando Cabal ha regalato il rigore del 2-2: sembrava finita, non era finita. In un colpo solo, Spalletti ha ritrovato la vittoria, i gol di chi si era dimenticato come si segna (Openda prima di David), la classe pura e promettente di Miretti e Yildiz, che nelle ultime settimane si era perso nell’opacità e a cui 45’ in panchina hanno fatto benone.

Primo tempo pessimo della Juve

Bodø non era così fredda, la neve non così copiosa e l’erba sintetica sì, ma quando il Bodø ha segnato, la palla non toccato terra e quindi un gol così - corner da destra, spizzata del gigantesco Høgh, zampata del liberissimo Blomberg – la Juve avrebbe potuto prenderlo in qualsiasi posto al mondo, al Circolo polare come ai tropici, perché i vizi che questa squadra si porta appresso non hanno latitudine. Spalletti ne è stato vittima per 45’ orribili, che sembravano ribadire il progressivo peggioramento della squadra, cui l’ex ct aveva contribuito non tanto con il massiccio turn over (cinque cambi rispetto a Firenze) quanto per la scelta di mettere insieme tre che non avevano quasi mai giocato, anche se poi due di loro, Miretti e Openda, risulteranno decisivi.

La mossa decisiva di Spalletti

Lucio è stato però pronto ad arrestare la deriva, sia con la sostituzione che ha scoperchiato la partita (Yildiz per Adzic) sia con il cambio di atteggiamento: la Juve ha smesso di attaccare con l’estenuante circospezione di chi non si fida a fare le cose con naturalezza (il contrario del Bodø, che gioca con la spigliatezza di chi è sicuro di sé), ed è andata dritta in verticale e facendo sbarellare la già traballante difesa norvegese con i cambi di gioco da un fronte all’altro. Poi è chiaro che senza Yildiz nulla di tutto questo sarebbe successo, perché il giovane turco si è elevato di tre spanne sugli altri attori sulla scena e ha recitato ogni ruolo, oltretutto lasciando agli altri la gloria. I gol li ha propiziati tutti e tre lui, il primo con l’iniziativa da cui è scaturito il rimbalzo che ha sbloccato Openda, il secondo liberando Miretti al cross per la testa di McKennie, il terzo andandosene per conto suo, tirando un tiro quasi millimetrico che il portiere ha respinto sul piede di David.

Si è sbloccato anche David

E s’è sbloccato pure lui. Fosse solo quello: Yildiz ha disarticolato i norvegesi con ogni pallone giocato, li ha fatti sedere, scivolare, annaspare. Ha cambiato il corso della partita e soprattutto la percezione che gli uomini in campo ne avevano perché il Bodø/Glimt ha cominciato a giocare con la paura addosso e si è di nuovo sciolto solamente verso la fine, quando la Juve è di nuovo arretrata restituendo boria agli avversari, cui hanno pure regalato un rigore: il fallo di Cabal su Auklend è stato inutile e scapestrato. Stava andando così, tra rimorsi e rimpianti, fino all’ultima azione, che in un certo senso ha racchiuso la partita intera: il Bodø ha cercato di vincere, ha reclamato due rigori quasi nello stesso istante (fallo di Locatelli su Hauge, mani di Cabal) ma nel contropiede che ne è seguito si è fatto impallinare dal solito Yildiz. La Juve è di nuovo dentro alla Champions, ma anche dentro sé stessa.

Bodø/Glimt (4-3-3): Haikin 6.5 – Sjovold 5, Bjørtuft 5, Aleesami 5 (17’ st Moe), Bjørkan 5 – Evjen 5.5 (32’ st Jorgensen sv), Berg 7, Brunstat Fet 6.5 – Maatta 6 (17’ st Aucklend 6.5), Høgh (43’ st Helmerson sv), Blomberg 6.5 (32’ st Hauge sv). All. Knutsen 6.

Juventus (3-4-2-1): Perin 6 – Kalulu 6, Kelly 5, Koopmeiners 5.5 – McKennie 6.5, Miretti 7 (23’ st Thuram), Locatelli 6, Cambiaso 6 (30’ st Cabal 5) – Conceiçao 6 (38’ st Zhegrova sv), Adzic 5 (1’ st Yildiz 8) – Openda 6.5 (30’ st David 6.5). All. Spalletti 6.5.

Arbitro: Makkelie (Ola) 6.

Reti: Reti: 27’ pt Blomberg, 3’ st Openda, 14’ st McKennie, 42’ st rig. Brunstat Fet. 46’ st David

Note: ammoniti Kelly, Miretti, Cabal, McKennie. Spettatori 8 mila circa

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