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Juventus, scacco a Mourinho: 2-0 al Benfica, gol di Thuram e McKennie

L'esultanza dei giocatori della Juventus (ansa)

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Gara complicata per Spalletti, che però nella ripresa risolve il rebus. Nel finale rigore sbagliato in maniera grossolana da Pavlidis
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Torino – La Juventus sa per certo che resterà in Europa, perché il 2-0 al Benfica la traghetta ai play-off e non nega nemmeno una speranziella di balzare direttamente agli ottavi, visto che può arrivare a quota 15 battendo mercoledì il Monaco nel Principato. Significa che se 7 delle 10 che la precedono non dovessero vincere, i bianconeri entrerebbero tra le prime otto. E in teoria sono raggiungibili anche Liverpool e Real (che però ha una differenza reti molto larga), entrambe già a quota 15. Quello che conta è però la certezza di andare avanti, presumibilmente stabilendosi nella parte alta del tabellone.

«La cronaca della gara»

La ragnatela del Benfica

Liquidare il Benfica è stata però una faticaccia, perché per lungo tempo era successo esattamente quello che Spalletti aveva preventivato e su cui aveva accuratamente istruito i suoi: il Benfica ha risucchiato la Juve nel proprio gioco e l’ha presa nella ragnatela (sono le precise parole che aveva usato alla vigilia l’ex ct), mandandol…

Torino – La Juventus sa per certo che resterà in Europa, perché il 2-0 al Benfica la traghetta ai play-off e non nega nemmeno una speranziella di balzare direttamente agli ottavi, visto che può arrivare a quota 15 battendo mercoledì il Monaco nel Principato. Significa che se 7 delle 10 che la precedono non dovessero vincere, i bianconeri entrerebbero tra le prime otto. E in teoria sono raggiungibili anche Liverpool e Real (che però ha una differenza reti molto larga), entrambe già a quota 15. Quello che conta è però la certezza di andare avanti, presumibilmente stabilendosi nella parte alta del tabellone.

«La cronaca della gara»

La ragnatela del Benfica

Liquidare il Benfica è stata però una faticaccia, perché per lungo tempo era successo esattamente quello che Spalletti aveva preventivato e su cui aveva accuratamente istruito i suoi: il Benfica ha risucchiato la Juve nel proprio gioco e l’ha presa nella ragnatela (sono le precise parole che aveva usato alla vigilia l’ex ct), mandandola in bambola malgrado l’ago della bilancia tecnica puntasse dalla parte bianconera. Ci sono stati un buon inizio, le solite iniziative di Yildiz e la promessa di una partita a senso unico, presto però disattesa dai fatti: il Benfica, come ogni squadra portoghese (e forse come ogni portoghese, anche se in campo ce n’era uno solo, Araújo), ha calma e pazienza e quasi senza farsene accorgere ha preso il controllo della partita. Non che sia successo granché, giusto un diagonale di Sudakov artigliato da Di Gregorio, ma la situazione di stallo ha alimentato il mormorio dello Stadium, che quest’anno si trasforma presto in fischi: l’episodio scatenante è stato il pessimo colpo di testa con cui al 43’ David ha sciupato il cross di McKennie. Se serviva un pretesto per l’insoddisfazione, eccolo servito.

Spalletti zittisce i mugugni

Spalletti ha litigato con un tifoso («La prossima volta stai a casa», gli ha urlato) e lo hanno sconsolato i fischi a Cambiaso al momento della sostituzione, ma la Juve s’era impantanata per altri motivi, specie per la difficoltà a condurre gioco rapido negli spazi stretti, anche per via della serata negativa di Miretti: serviva uno che saltasse l’uomo, dunque una variazione sul tema, e dopo l’intervallo Spalletti è ricorso a Conceição, ma soprattutto ha cambiato concezione alla partita, rinunciando a giocarsela sul piano del possesso palla, anche perché al Benfica non riusciva mai a portarla via.

Ci pensano Thuram e McKennie

Rispolverando il caro vecchio contropiede, la verticalità, l’immediatezza, la Juve è uscita dal risucchio, ha slabbrato la ragnatela e vinto la partita: l’avvisaglia è stata una ripartenza Conceição-Kalulu-McKennie (parata difficile di Trubin), poi sono arrivati i gol segnati con le percussioni dei centrocampisti appoggiate alle sponde di David, bravissimo spalle alla porta, in funzione di perno: il canadese ha favorito l’inserimento prima di Thuram e poi di McKennie, che hanno segnato due gol molto simili, ridimensionando il Benfica e balzando con passo sicuro verso un futuro certo. Un palo di Aursnes di qua e uno di McKennie di là non hanno cambiato il corso delle cose, come il rigore comicamente sbagliato da Pavlidis all’81’ (fallo di Bremer su Barreiro pizzicato al Var), scivolato al momento del tiro: la palla è finita lontanissima. La Juve, almeno lontana.

Juventus (4-2-3-1) Di Gregorio 6.5 – Kalulu 6, Bremer 5.5, Kelly 6.5, Cambiaso 5.5 (25’ st Cabal sv) – Locatelli 6 (42’ st Koopmeiners), Thuram 7 – McKennie 7, Miretti 5 (1’ st Conceiçao 6,5), Yildiz 6.5 (37’ st Kostic) – David 7 (25’ st Openda sv). All. Spalletti 6.5.

Benfica (4-2-3-1) Trubin 6.5 – Dedic 6, Araujo 5.5, Otamendi 6, Dahl 6 – Barreiro 6.5, Aursnes 7 – Prestianni 5 (33’ st Diogo Prioste sv), Sudakov 6 (25’ st Barrenechea sv), Schjelderup 5.5 (25’ st Ivanovic sv) – Pavlidis 4. All. Mourinho 6.

Arbitro: Gözübüyük (Ola).

Reti: 10’ st Thuram, 19' st McKennie

Note: ammoniti Locatelli. Spettatori 41.626.

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