Che notte in Champions. Ora ridateci le partite tutte in contemporanea
di Maurizio CrosettiVedere tutto, capire niente, divertirsi tanto. La chiusura della cosiddetta “fase campionato” della Champions League è stata qualcosa di antico, dunque di modernissimo. Diciotto partite in contemporanea, neppure un grande magazzino di televisori all’ingrosso avrebbe potuto proporle tutte, ma Sky ci è andata vicino: 17 dirette su 18 (il mesto Napoli era in esclusiva su Amazon Prime, che infatti ha consegnato un pacco a domicilio ai tifosi partenopei), 9 in diretta completa, le altre sulla giostra della Diretta Gol. Dallo spezzatino a cui ci hanno abituato campionati nazionali e internazionali, con minestre allungatissime per giorni interi, si è passati a un pranzo di nozze calabrese o a un matrimonio rom, insomma uno di quei festeggiamenti che durano ore, giorni.
Vedere tutto, capire niente, divertirsi tanto. La chiusura della cosiddetta “fase campionato” della Champions League è stata qualcosa di antico, dunque di modernissimo. Diciotto partite in contemporanea, neppure un grande magazzino di televisori all’ingrosso avrebbe potuto proporle tutte, ma Sky ci è andata vicino: 17 dirette su 18 (il mesto Napoli era in esclusiva su Amazon Prime, che infatti ha consegnato un pacco a domicilio ai tifosi partenopei), 9 in diretta completa, le altre sulla giostra della Diretta Gol. Dallo spezzatino a cui ci hanno abituato campionati nazionali e internazionali, con minestre allungatissime per giorni interi, si è passati a un pranzo di nozze calabrese o a un matrimonio rom, insomma uno di quei festeggiamenti che durano ore, giorni.
Una notte piena di ‘Scusa Ameri’
La Champions più lunga del mondo. Vedere tutto, non poter seguire il gioco ma soltanto i suoi sussulti: ma non è di questi, in fondo, che si vive? Vogliamo gol, mica braccetti di sinistra o riaggressioni alte, chi se ne frega delle riaggressioni alte. E’ stata una notte piena di “scusa Ameri” con continui passaggi di linea e di campi. Due le possibili scelte: sostare su una gara sola (visione stanziale), oppure migrare qua e là (visione nomade). La prima l’avranno decisa di tifosi attorcigliati attorno ai destini delle loro squadre, ma tutti gli altri si sono seduti a tavola per arraffare con entrambe le mani. Avete presente i buffet dei villaggi vacanze e delle crociere, con tutto pagato prima e nessun limite? Ecco, questo.
Lo schermo diviso il 7 parti, più il classificone
A un certo punto, lo schermo di Diretta Gol Champions è stato diviso in sette rettangoli, con omini come insetti impazziti. E la grafica ha sempre proposto, sulla destra, il “classificone” diviso in tre gruppi (quelle agli ottavi, quelle ai play off, quelle eliminate) e, sotto, la stringa mobile dei risultati. Impossibile non sapere, e il vortice non è stato fermo un istante. L’aggiornamento dei possibili incroci ai play-off e, a seguire, nel resto del tabellone verso Budapest, è stato un gioco senza frontiere e senza fine, perché ben oltre le ore 23 il recupero infinito di Benfica-Real Madrid ha permesso al portiere dei portoghesi di segnare, di testa e all’ultimo assalto, il gol che ha salvato Mourinho e la qualificazione. Memorabile.
Serata da una volta all’anno
La sensazione di sazietà è stata qualcosa di unico: si può infatti vivere solo una volta all’anno, appunto nella sera di chiusura della prima fase di Champions, un’orgia bulimica alla quale non ci si può più disabituare. Il corollario, in fondo, di quello che il calcio è diventato: accumulo di cose brevi e spezzettate, dove l’attenzione non riesce a stare ferma in un solo luogo, così come ormai tutti viviamo nel flusso fluido, tre secondi allo smartphone, tre al resto, tre di nuovo allo smartphone. La metafora dello schermo che ci ingoia: ecco perché non è il calcio a imitare la vita, ma viceversa.
Il celeberrimo Dragomir
E’ stato, va da sé, assurdo e bellissimo, folle e mirabile. Chi ha scelto una sola partita l’avrà anche capita, ma si è perso i fuochi d’artificio del Capodanno del pallone. Volendo concentrarsi un po’ sul Napoli, la gara con più pathos narrativo, bisognava cambiare emittente e questo faceva perdere secondi preziosi. Anche il più abile smanettone di telecomando d’Italia avrà rischiato di smarrire il filo, e comunque è stata troppo forte la tentazione di tornare indietro, di nuovo in quella gabbia di matti della diretta globale. Il calcio al cubo, un po’ ansiogeno (tutti i telecronisti urlano, ma tutti i telecronisti che urlano insieme mandano lo spettatore al manicomio), senza seconde voci (a parte le dirette “uniche”, d’improvviso sembrate vecchissime), piene di eurogol, come si diceva una volta, con incroci anche bizzarri, come quando il telecronista di Pafos-Slavia Praga, mica pizza e fichi, ha annunciato il gol di un tizio che ha giocato anche nel Perugia e nella Virtus Entella, il celeberrimo Dragomir. Ma è stato il sommo Real Madrid, classico immortale del calcio, a scrivere l’ultima storia nell’ultima partita e all’ultima riga, uscendo dalle magnifiche otto e concedendo a Mourinho quel gol pazzesco. Delle 17 partite più una, era rimasta solo l’ultima: strana sensazione, essere regrediti alla visione di una gara soltanto, la più emozionante, però. L’ultimo boccone della cena di nozze, mai sazi.