Il giochino è sempre lo stesso: provare a scoprire in anticipo dieci ragazzi di 21 anni al massimo e non ancora totalmente affermati che possono meravigliare nella Champions League che va a cominciare. Alcuni li abbiamo già segnalati, ma vale la pena segnalarli di nuovo per non perderli di vista.
Eccoli, in ordine alfabetico.
1) Andrija Bulatović, 19 anni, centrocampista, Lens
Se si cerca una pepita nascosta bisogna andare in Francia e Lens è uno dei posti migliori. I sang et or sono vice-campioni nazionali anche grazie alle scoperte che fanno, tipo questo centrocampista montenegrino molto classico: non il tipo box-to-box che va di moda ultimamente ma un ordinato costruttore di gioco, preciso, lucido, attento, solido, tant'è che nel Budućnost, dove si è rivelato, era soprannominato Rodri. Il riferimento è quello, anche se può fare pure quello che in Francia chiamano relayeur, cioè il collegamento tra centrocampo e attacco. Il Lens lo ha pescato due anni fa in Montenegro pagandolo 1,7 …
Il giochino è sempre lo stesso: provare a scoprire in anticipo dieci ragazzi di 21 anni al massimo e non ancora totalmente affermati che possono meravigliare nella Champions League che va a cominciare. Alcuni li abbiamo già segnalati, ma vale la pena segnalarli di nuovo per non perderli di vista.
Eccoli, in ordine alfabetico.
1) Andrija Bulatović, 19 anni, centrocampista, Lens
Se si cerca una pepita nascosta bisogna andare in Francia e Lens è uno dei posti migliori. I sang et or sono vice-campioni nazionali anche grazie alle scoperte che fanno, tipo questo centrocampista montenegrino molto classico: non il tipo box-to-box che va di moda ultimamente ma un ordinato costruttore di gioco, preciso, lucido, attento, solido, tant'è che nel Budućnost, dove si è rivelato, era soprannominato Rodri. Il riferimento è quello, anche se può fare pure quello che in Francia chiamano relayeur, cioè il collegamento tra centrocampo e attacco. Il Lens lo ha pescato due anni fa in Montenegro pagandolo 1,7 milioni, lui ha già 9 presenze e 1 gol in nazionale. Anche suo padre Oleg è stato calciatore professionista, così come suo cugino Anto Drobnjak, ex attaccante che ha giocato proprio a Lens.
2) Assane Diao, 21 anni, ala, Como
Noi lo conosciamo già, anche se non è, o non ancora, il talento del Como che fa più sensazione: un po' è colpa di Nico Paz e Baturina, i due da copertina, molto degli infortuni che lo hanno rallentato tra la prima e la seconda stagione italiana, interrompendo lo stato di grazia (15 partite, 8 gol) trovato al suo approdo sul Lago nel gennaio del 2025: era arrivato per 12 milioni dal Betis, in quel momento era l'acquisto più caro della storia del Como. Nato in Senegal, che rappresenta a livello di nazionale, ma cresciuto in Andalusia, è il cavallo pazzo di Fabregas, quello che rompe gli schemi con i suoi movimenti imprevedibili con e senza palla e con la sua corsa galoppante. Inoltre, ha un'assoluta confidenza con il gol, infatti per un certo periodo ha fatto anche il centravanti. Dei giovani talenti del Como, è quello con maggiori margini di sviluppo. Ha un fratello gemello, Ousseynou detto Usse, cresciuto anche lui nel Betis e adesso al Murcia, in terza divisione.
3) Max Dowman, 16 anni, trequartista, Arsenal
Nella squadra oggigiorno più forte al mondo c'è spazio anche per un ragazzino che, per regolamento, può andare alle partite soltanto se accompagnato da un adulto e che non può cambiarsi nello stesso spogliatoio dei compagni, ma Dowman è un tipo talmente sereno ed equilibrato che vive tutto con naturalezza. Entrato nel vivaio dell'Arsenal, di cui tutti in famiglia sono tifosi, quando aveva sei anni, ha battuto, sta battendo, ogni record di precocità: a 13 anni giocava nell'under 19, a 14 ha segnato un gol all'Atalanta in Youth League, a 15 ha giocato la prima da titolare nei Gunners e debuttato in Premier e in Champions, a 16 ha realizzato la prima rete e vinto il campionato. Mai nessuno aveva fatto così in fretta. Il suo gioco è semplice: talento puro, ma essenziale. Dribbla in velocità, calcia (anche da fermo) con precisione, vede il gioco alla prima occhiata, non esagera mai. Secondo l'allenatore delle giovanili dell'Arsenal, Gustavo Oliveira, somiglia a Kakà. Non è ancora un professionista: il suo primo contratto, che ovviamente a Londra hanno già redatto in tutti i particolari, lo potrà firmare solamente al compimento del diciassettesimo anno di età, il prossimo 31 dicembre. Passerà un bel Capodanno.
4) Victor Froholdt, 20 anni, centrocampista, Porto
È il più interessante dei giocatori che Farioli ha lanciato nel Porto, come già aveva fatto all'Ajax e al Nizza: tra Rodrigo Mora, Pietuszewski, William Gomes e Martim Fernandes, è stato il tuttocampista danese a spiccare e a risultare decisivo, anche con 6 gol, per il titolo dei biancoblù nella stagione passata. Froholdt sa far tutto, il centrale come la mezzala, inserirsi o cucire il gioco, verticalizzare o pressare. Cresciuto nel Copenaghen, il Porto lo ha pagato 20 milioni un'estate fa e nel frattempo il prezzo è triplicato. Ha già 12 presenze e 1 gol nella Danimarca. Purtroppo salterà il debutto in Champions contro il Manchester City perché nell'ultima gara di campionato ha subito un trauma cranico. Ma resta il giocatore chiave della formazione di Farioli.
5) Mika Godts, 21 anni, ala, Psg
È belga ma si è imposto nell'Ajax, dove è stato il solito Farioli a valorizzarlo, due stagioni or sono. In quella scorsa ha confermato tutte le sue doti, si è affermato anche a livello realizzativo (17 gol e 12 assist in Eredivisie) inducendo il Psg a concretizzare l'interesse che nutriva da mesi: lo ha pagato moltissimo (55 milioni) e probabilmente più di quanto giustificato dal valore finora dimostrato, ma Luis Enrique è convinto di lui, anche se inizialmente sarà solo l'alter ego di Kvaratskhelia, quindi il sostituto di Barcola ceduto al Liverpool: è già infatti entrato nelle rotazioni, anche se il pessimo avvio di stagione dei parigini non lo sta agevolando. Rispetto alle ali classiche, attacca con più decisione la porta (come Kvara, appunto) ed è questo che ha convinto il Psg, oltre alla sua maturità: legge molto, gioca a scacchi, si interessa di psicologia, lavora con un mental coach. Nel 2025, appena ventenne, ha sposato la sua fidanzata storica, Haifa Salem Ali, e ha partecipato al Ramadan, pur non avendo confermato di essersi convertito all'islam, definendola una questione privata.
6) Konstantinos Karetsas, 18 anni, trequartista, Borussia Dortmund
Nel Borussia c'è moltissimo da vedere e da immaginare, da Nwaneri, in prestito dall'Arsenal, ai nostri Inácio e Reggiani, dal francese Gadou fino a Bellingham junior, ma continua a essere Karetsas quello che più di ogni altro rapisce lo sguardo. Nato e cresciuto in Belgio, ha scelto di rappresentare la Grecia dei suoi genitori (già 10 presenze e 3 gol), “perché è lì che batte il mio cuore”. Per molti è il più luminoso giovane del calcio mondiale dopo Lamine Yamal: capiremo se è vero (è probabile che lo sia) ora che dal Genk, con cui ha brillato anche in Europa League, è passato a Dortmund. Lo voleva anche il Milan, ma l'offerta economica (30 milioni) e le prospettive di crescita lo hanno fatto pendere per la Bundesliga. Ha debuttato da professionista a 15 anni, in seconda divisione belga con il Genk B: nella prima partita ha mandato in porta un compagno con un lancio da cinquanta metri, nella seconda ha dribblato mezza difesa e staffilato all'incrocio. Karetsas è semplicemente un fantasista: taglia piccola, baricentro basso, mancino ispirato, deve stare nel cuore del gioco, perché ha sia il dribbling sia il lancio sia l'assist. Messi? Qualcosa di suo ce l'ha.
7) Rodrigo Mora, 19 anni, trequartista, Roma
Lo scorso anno, nonostante il titolo vinto dal Porto, Rodrigo Mora ha vissuto una breve fase di riflusso, come capita spesso quando un minorenne conclude una prima stagione trionfale tra i professionisti, nel suo caso il 24/25. Ma da anni Mora è considerato la vera pepita del Porto, il club dove è cresciuto e nella città in cui è nato, rivendicando i 50 milioni che sapeva che il suo talento valesse. Il fantasista fatto in casa – testa alta, grande visione di gioco, calcio elegante e pulito – a 15 anni è stato il più giovane portoghese a esordire tra i professionisti: è un talento di classe purissima che adesso si muove quasi esclusivamente a ridosso della trequarti ma che, per i tecnici del vivaio portoghese, in prospettiva può diventare un giocatore alla Modric, vale a dire un centrocampista creativo senza una posizione fissa. Vederlo calciare la palla è un piacere. Per l’ex ct del Portogallo, Martinez, “Rodrigo segnerà un'epoca nel calcio portoghese”. Per Gasperini, che lo ha fortemente voluto, “ogni volta che tocca la palla succede qualcosa”. Rischia di fare innamorare follemente i romanisti.
8) Rio Ngumoha, 17 anni, ala, Liverpool
Sembrerebbe un talento da strada, perché gioca d'istinto e dribbla con piacere e naturalezza, ma in realtà ha già molti anni di scuola alle spalle, prima nel Chelsea (è nato a est di Londra da genitori nigeriani) e poi nel Liverpool, che lo ha preso nel 2024 e l'ha subito aggregato in prima squadra, facendolo esordire in FA Cup ad appena sedici anni. Nella stagione successiva, prima di compierne 17 ha debuttato e segnato in Premier, realizzando al 100' il gol decisivo nella vittoria per 3-2 sul Newcastle: a 16 anni e 361 giorni, è diventato il più giovane marcatore nella storia del Liverpool. Classica ala moderna, ha velocità e cambio di passo. Abituato a giocare a sinistra, Iraola lo sta addestrando anche a destra, nella zona di campo rimasta orfana di Salah. Nel giugno scorso, Tuchel lo ha fatto esordire in nazionale nell'amichevole contro la Nuova Zelanda.
9) Assan Ouédraogo, 20 anni, centrocampista, Lipsia
Nato a Mülheim an der Ruhr da genitori originari del Burkina Faso (il padre ha giocato nella nazionale africana), è uno spilungone di 191 centimetri che colpisce per la potenza e la pulizia di tocco, anche se nel breve gli manca un po' di spunto. Il Lipsia, sempre molto attento ai giovani emergenti anche se non riesce ancora a costruirseli in casa (ma la Red Bull ci sta lavorando), lo ha pescato nello Schalke quando, diciassettenne, già giocava e segnava in Zweite Bundesliga, e in breve ne ha fatto un elemento chiave della squadra. In appena 25 apparizioni, ha già sfornato, da mediano, 4 gol e altrettanti assist. Nagelsmann lo ha fatto esordire nella Germania nel novembre scorso e lui ha bagnato il debutto con una rete. Ora deve pazientare, perché è reduce da un infortunio alla spalla. Se non facesse il giocatore, vorrebbe essere architetto o ingegnere civile. Ma anche in campo ha quell'inclinazione lì: architetta e progetta.
10) Paul Wanner, 20 anni, trequartista, Psv
Nato in Austria, come la madre, ma cresciuto in Germania (il padre è tedesco), alla fine ha optato, dopo un lungo tiramolla durato due anni, per la nazionalità materna (le giovanili le aveva fatte con la Germania), convinto dal ct Rangnick, che ha fatto di tutto per volerlo con sé, promettendogli un ruolo da protagonista ai Mondiali, dove difatti ha giocato quattro partite su quattro. Prodotto del vivaio del Bayern, è stato lanciato in prima squadra appena sedicenne, prima di farsi le ossa in prestito nell'Elversberg, in seconda serie, e poi nell'Heidenheim. A quel punto, dopo due ottimi campionati, ha cominciato a mordere il freno, capendo che al Bayern non avrebbe avuto abbastanza spazio: si è fatto così cedere al Psv per 15 milioni, ma il club di Monaco si è tenuto il diritto di recompra, perché sa di avere avuto per le mani un giocatore di talento raro, rapido, tecnico, ficcante nel dribbling e con una visione di gioco notevole, specie nell'individuazione degli spazi stretti. Ad Eindhoven è un punto fermo e la Champions l'ha già assaggiata l'anno scorso.