Sport

Klopp, il tedesco d'Inghilterra che ha fermato l'armata spagnola

Jurgen Klopp (lapresse)
Il Liverpool allenato dall'ex Borussia Dortmund è l'unica squadra non iberica in finale di coppa. Molto del merito all'istrionico allenatore, che ormai ha conquistato Anfield
3 minuti di lettura
ROMA - Il gelido tedesco di Germania Jurgen Klopp è così: entusiasmante, trascinatore, esuberante, scalmanato, sprezzante, gesticolante, spettacolare, rabbioso, eccessivo. Da una parte grandioso ma dall'altra, forse, insopportabile. Tanto che a un certo punto il minuto Marcelino, allenatore del Villarreal, non sopportando più quel tizio che saltava e ballava a bordo campo a ogni gol del Liverpool si è fatto sotto al gigante e per poco non scoppia la rissa. Eliminato e rassegnato alla fine, dopo aver dovuto subire che il tedesco gli rovesciasse tutto Anfield addosso, il povero Marcelino ha allargato le braccia: "Non vorrei mai essere come lui!". Lui, invece, lo spilungone, è andato a centrocampo a godersi gli applausi e l'ovazione dello stadio che ha incendiato, nemmeno fosse John Lennon. Poi ha risposto al tecnico del Villarreal: "Oh beh, sono d'accordo. Anche io non vorrei mai essere Marcelino".

Dopo i gol di Sturridge e Lallana ha fatto gol lui dunque, l'allenatore arrivato sette mesi fa al Liverpool al posto di Brendan Rodgers, altro idolo dei tifosi ma travolto dalla crisi di risultati. Klopp ha trascinato il Liverpool nella finale di Europa League contro il Siviglia. Jurgen è l'eroe che resiste all'invasione. La Spagna dilaga, vince tutto, occupa tutte le finali europee. Non ci fosse stato Jurgen e il suo calcio umorale e sfacciato, l'occupazione spagnola sarebbe stata totale: Real Madrid e Atletico Madrid a Milano il 28 maggio, Liverpool e Siviglia dieci giorni prima a Basilea. Niente en plein, niente quattro su quattro. Adesso l'impresa sarà addirittura togliere una coppa agli spagnoli e rimandare indietro il Siviglia bicampione.

Anche se a Liverpool si è definito Normal One - e con il logo il Liverpool ci ha subito fatto una linea di prodotti - in contrapposizione a Mourinho, Klopp non è molto diverso da Diego Pablo Simeone, anzi diciamo che caratterialmente ne è la fotocopia. La risposta metà tedesca e metà inglese a Zidane, Simeone, Emery, i grandi generali del calcio spagnolo. Klopp non sembra affatto un allenatore tedesco non ha niente di Heynckes, Hitzfield, Klinsmann. Più di Beckenbauer in lui si potrebbe forse trovare un gene di Oronzo Pugliese. E' talmente personaggio Klopp che gli sponsor se lo litigano. Con lui testimonial l'Opel ha rilanciato le vendite, adesso pubblicizza la birra Warsteiner non alcolica. Jurgen mantiene perfettamente intatto il mito di quando col Borussia ha conquistato la Germania e portato il Dortmund sui grandi palcoscenici europei. E' un fantastico piazzista di ciò che pubblicizza e anche di se stesso. L'Inghilterra si è innamorata dell'italiano Claudio Ranieri, che unisce e affratella, piange e si commuove, e che è apprezzato e stimato anche dai tifosi delle superbig - se proprio deve vincere qualcun altro che vinca il piccolo e innocuo Leicester, no? - mentre Jurgen Klopp è l'amante:  spacca, infiamma, divide, riattizza le antiche rivalità, fa ribollire il sangue di un club che ci prova ma fatica a tornare agli antichi splendori. E che non vince una Coppa dalla famigerata (per il Milan) notte di Istanbul 2005. E adesso è tornato in una finale europea dopo 9 anni.

Klopp: "In finale dopo nove anni"

Dopo il Dortmund Klopp è rimasto pochissimo in lista d'attesa, vagheggiato e corteggiato da mezza Europa. A un certo punto lo scorso anno ci fece un pensierino anche De Laurentiis per il Napoli: "Prima di Sarri avevo pensato a Klopp ed Emery". Proprio i due allenatori finalisti dell'Europa League. Ma è ormai un top-top manager: il Liverpool gli ha fatto un contratto di tre anni, e se riuscirà a riportare la squadra a vincere un trofeo guadagnerà fino a 7 milioni di sterline. In Premier League il Liverpool è rimasto per ora sospeso, sotto di 22 punti al Leicester. Ma in Europa League l'impresa c'è stata eccome, e il protagonista è stato proprio lui, Jurgen Klopp. Dodici partite fino alla finale strappate con i denti a forza di 0-0 e vittorie minimali. Ma con l'eccezione del Villarreal strapazzato, e con un capolavoro assoluto. Una delle più belle ed emozionanti partite degli ultimi dieci anni di calcio. Il 4-3 contro il Borussia Dortmund nei quarti di finale, l'ex squadra del cuore di Kloppo (così si faceva chiamare) rimontata, battuta ed eliminata sempre col metodo vulcano. Lui a urlare, incitare, agitarsi, invocare il pubblico fino allo straordinario gol qualificazione di Lovren all'ultimo secondo di partita. Il Borussia era andato addirittura in vantaggio per 2-0. Klopp non si è mai arreso: "Adesso tornerete in campo e farete qualcosa che un giorno racconterete ai vostri nipoti". Lovren è stato spinto in gol da lui e da tutto il pubblico. "All you need is Lovren" titolarono i tabloid. Istrionico, una gag continua, le sue conferenze sono uno spettacolo. Lui che abbraccia l'interprete in grande difficoltà per stare appresso alle sue espressioni è un video cult sul web. 
 
"No, non sono io il vincitore - ha detto nella notte dopo aver portato il Liverpool in finale - non ho mai giocato a calcio a questi livelli, non valgo quanto uno dei nostri giocatori. Ma sono felice come non mai, questo è un club fantastico".  Ad Anfield Road tutti impazziti per lui. In tribuna da tempo si può ammirare un suo perfetto sosia. E mentre il Liverpool si godeva una notte da grande, i tifosi alzavano un cartello: "We Trust in Klopp".
I commenti dei lettori