RAZGRAD - L'Europa League ha scandito momenti essenziali della stagione del Milan: il ritorno nelle coppe dopo esilio triennale, la scoperta di Cutrone goleador, il debutto ufficiale di Bonucci. E' stato così anche stavolta. Il 3-0 nel nido del Ludogorets, aquila con scarsi artigli, segna la prima vittoria di Gattuso allenatore in Europa e la consacrazione di Cutrone, che con due guizzi ha reso serena una partita complicata dalla serata non eccelsa della squadra, certamente migliore nel gioco in altre occasioni. Il centravanti cresciuto in casa ha firmato appena prima dell'intervallo il tredicesimo gol stagionale: di spalla, come da costume rapace. Poi, conquistando un rigore generoso nel momento più delicato (il Ludogorets aveva appena colpito un palo), ha avvicinato il Milan all'ingresso tra le 16 che si giocheranno il torneo. Il gol finale di Borini ha scritto, tra una settimana a San Siro, il via libera agli ottavi di finale, in programma l'8 e il 16 marzo.
FIFA E ARENA - Dimitrov, l'allenatore dei bulgari, aveva finto di volere virare verso un atteggiamento difensivo, lasciando credere di avere paura: di scoprirsi troppo e di essere infilzato in contropiede, davanti al pubblico amico della piccola Ludogorets Arena. Dimitrov sperava che il Milan sottovalutasse la sua squadra. Ma Gattuso, sapendola provvista di buon curriculum internazionale anche in Champions, dove è riuscita a impegnare Real Madrid, Psg e Liverpool, e avendone studiato con scrupolo la rosa e la tattica, non è caduto nella trappola. Tra le eventualità aveva messo in preventivo anche quella, poi messa effettivamente in atto dal collega, del sistema più offensivo, col centravanti Swierczok lanciato dall'assenza del titolare Keseru e dalle eccellenti amichevoli giocate durante il ritiro invernale in Turchia. Alle sue spalle, dunque, l'idolo di casa, il brasiliano Marcelinho, ha fatto come d'abitudine il trequartista.
APPROCCIO SBAGLIATO - L'Arena, che non aveva mai ospitato una grande d'Europa per assenza dei requisiti Uefa nelle annate scorse, quando la squadra doveva emigrare a Sofia, ha gradito parecchio l'antipasto al gala del 23 marzo: verrà sdoganata anche per la nazionale bulgara, in amichevole con la Bosnia. L'impatto offensivo del Ludogorets e l'entusiasmo della folla, incitata dallo speaker come a una sagra, non hanno colto impreparato il Milan, che tuttavia ha esibito un approccio molle alla partita. Gattuso si è arrabbiato. Ha schierato i titolari ormai sempre più dichiarati - a cominciare proprio da Cutrone, che in assenza dell'infortunato Kalinic ha relegato in panchina Silva - ma non ne ha ricevuto subito adeguata risposta. L'esame più importante era certamente per il regista Biglia, preferito ancora a Montolivo, malgrado l'ex capitano avesse dimostrato nell'ultimo quarto d'ora con la Spal di volersi riappropriare del ruolo almeno in coppa.
ÇALHANOGLU SI SPOSTA - I 500 tifosi milanisti in lunga trasferta - i 150 ultrà che hanno dormito a Sofia per via del gemellaggio con gli ultrà del Cska e i milanisti dei club di Polonia, Romania, Ungheria e Bulgaria - hanno contribuito alla colonna sonora della partita, senza incidenti: il collaudato lavoro della Digos di Milano ha azzerato i timori legati alle trasferte nell'est Europa. Quanto ai timori calcistici, la pausa del campionato bulgaro non ha inciso inizialmente sul Ludogorets, più brillante ed efficace. Il primo allarme è scattato al 4': Misidjan steso da Abate mentre fuggiva verso il fondo, ammonizione del terzino e punizione a rientrare di Lukoki, appena fuori. II Ludogorets ha continuato ad attaccare soprattutto a sinistra, col veloce Misidjian, mentre il Milan, contratto, non sfruttava la teorica superiorità numerica a centrocampo: troppo schiacciato Biglia, lontani dal fulcro dell'azione Suso insolitamente anonimo e Çalhanoglu, inibito alle percussioni Kessié, isolato Cutrone. Poi l'accentramento del turco ha portato un certo riequilibrio e la prima azione manovrata ha confermato che il Ludogorets non era invulnerabile.
LA SPALLATA DI CUTRONE - Al 20' Cutrone ha potuto calciare in porta da centro area, ma è stato contrastato al tiro. Al 32' il Milan è tornato a preoccuparsi per un'uscita a vuoto di Donnarumma e per la constatazione la banale inversione delle fasce tra gli esterni d'attacco avversari, con Lukoki a sinistra e Misidjan a destra, stava creando qualche imbarazzo. Eppure un paio di accelerazioni sulle fasce, di Calabria e Abate, hanno dimostrato ancora l'attaccabilità del Lugogorets: sul secondo assalto Lukoki si è preso un giallo per fallo di mano e Suso ha scaricato a lato l'annessa punizione. Prima della fine del tempo il Milan ha colto i frutti del coraggio ritrovato. Si è avvicinato al gol al 43': taglio di Çalhanoglu per Bonaventura, scatto in area e sinistro alto in corsa. Lo ha ottenuto al 45' con la spallata che Cutrone ha dato alla partita, in tutti i sensi: si è fiondato sul cross a rientrare di Çalhanoglu e lo ha appunto deviato con la spalla, spiazzando Renan.
RISCHIA E RADDOPPIA - Nell'intervallo Dimitrov ha così deciso di ricorrere alla mossa che aveva lasciato trapelare senza realizzarla: con l'ingresso di Wanderson per Swierczok, oltre ad aumentare la colonia dei brasiliani in campo (5), ha avanzato Marcelinho a falso nueve: l'obiettivo di ottenere spazio per le incursioni da dietro è riuscito. Marcelinho non è riuscito a coordinarsi bene per il destro in corsa, ma il capitano Dyakov sì: il suo destro in diagonale da fuori a centrato il palo alto. Poco più tardi Abate ha rischiato moltissimo, falciando in area Misisidjan: lo ha salvato il fuorigioco. La sofferenza evidente in fase difensiva ha indotto Gattuso a inserire Rodriguez al posto di Abate e a spostare a destra Calabria. Lo svizzero ha ottenuto subito l'occasione insperata per segnare. Una spintarella di Mo?i a Cutrone è stata punita dall'arbitro serbo Mazic col rigore, che Rodriguez ha trasformato.
BORINI IMPLACABILE - Sul 2-0, con 25' da giocare, Gattuso ha deciso la staffetta Cutrone-Silva, per poi concedere riposo anche a Çalhanoglu, rimpiazzato da Borini: c'è da preparare l'assalto al sesto posto della Sampdoria, avversaria più tecnica del Ludogorets. Ma Borini, come a Ferrara, ha sfruttato il suo spazio per un altro gol, notevole: di controbalzo, su cross di Kessié, ha chiuso ogni discorso sulla qualificazione. Il turnover, nel ritorno a San Siro, diventa un'opportunità e Borini se l'è di sicuro conquistata.
FIFA E ARENA - Dimitrov, l'allenatore dei bulgari, aveva finto di volere virare verso un atteggiamento difensivo, lasciando credere di avere paura: di scoprirsi troppo e di essere infilzato in contropiede, davanti al pubblico amico della piccola Ludogorets Arena. Dimitrov sperava che il Milan sottovalutasse la sua squadra. Ma Gattuso, sapendola provvista di buon curriculum internazionale anche in Champions, dove è riuscita a impegnare Real Madrid, Psg e Liverpool, e avendone studiato con scrupolo la rosa e la tattica, non è caduto nella trappola. Tra le eventualità aveva messo in preventivo anche quella, poi messa effettivamente in atto dal collega, del sistema più offensivo, col centravanti Swierczok lanciato dall'assenza del titolare Keseru e dalle eccellenti amichevoli giocate durante il ritiro invernale in Turchia. Alle sue spalle, dunque, l'idolo di casa, il brasiliano Marcelinho, ha fatto come d'abitudine il trequartista.
APPROCCIO SBAGLIATO - L'Arena, che non aveva mai ospitato una grande d'Europa per assenza dei requisiti Uefa nelle annate scorse, quando la squadra doveva emigrare a Sofia, ha gradito parecchio l'antipasto al gala del 23 marzo: verrà sdoganata anche per la nazionale bulgara, in amichevole con la Bosnia. L'impatto offensivo del Ludogorets e l'entusiasmo della folla, incitata dallo speaker come a una sagra, non hanno colto impreparato il Milan, che tuttavia ha esibito un approccio molle alla partita. Gattuso si è arrabbiato. Ha schierato i titolari ormai sempre più dichiarati - a cominciare proprio da Cutrone, che in assenza dell'infortunato Kalinic ha relegato in panchina Silva - ma non ne ha ricevuto subito adeguata risposta. L'esame più importante era certamente per il regista Biglia, preferito ancora a Montolivo, malgrado l'ex capitano avesse dimostrato nell'ultimo quarto d'ora con la Spal di volersi riappropriare del ruolo almeno in coppa.
ÇALHANOGLU SI SPOSTA - I 500 tifosi milanisti in lunga trasferta - i 150 ultrà che hanno dormito a Sofia per via del gemellaggio con gli ultrà del Cska e i milanisti dei club di Polonia, Romania, Ungheria e Bulgaria - hanno contribuito alla colonna sonora della partita, senza incidenti: il collaudato lavoro della Digos di Milano ha azzerato i timori legati alle trasferte nell'est Europa. Quanto ai timori calcistici, la pausa del campionato bulgaro non ha inciso inizialmente sul Ludogorets, più brillante ed efficace. Il primo allarme è scattato al 4': Misidjan steso da Abate mentre fuggiva verso il fondo, ammonizione del terzino e punizione a rientrare di Lukoki, appena fuori. II Ludogorets ha continuato ad attaccare soprattutto a sinistra, col veloce Misidjian, mentre il Milan, contratto, non sfruttava la teorica superiorità numerica a centrocampo: troppo schiacciato Biglia, lontani dal fulcro dell'azione Suso insolitamente anonimo e Çalhanoglu, inibito alle percussioni Kessié, isolato Cutrone. Poi l'accentramento del turco ha portato un certo riequilibrio e la prima azione manovrata ha confermato che il Ludogorets non era invulnerabile.
LA SPALLATA DI CUTRONE - Al 20' Cutrone ha potuto calciare in porta da centro area, ma è stato contrastato al tiro. Al 32' il Milan è tornato a preoccuparsi per un'uscita a vuoto di Donnarumma e per la constatazione la banale inversione delle fasce tra gli esterni d'attacco avversari, con Lukoki a sinistra e Misidjan a destra, stava creando qualche imbarazzo. Eppure un paio di accelerazioni sulle fasce, di Calabria e Abate, hanno dimostrato ancora l'attaccabilità del Lugogorets: sul secondo assalto Lukoki si è preso un giallo per fallo di mano e Suso ha scaricato a lato l'annessa punizione. Prima della fine del tempo il Milan ha colto i frutti del coraggio ritrovato. Si è avvicinato al gol al 43': taglio di Çalhanoglu per Bonaventura, scatto in area e sinistro alto in corsa. Lo ha ottenuto al 45' con la spallata che Cutrone ha dato alla partita, in tutti i sensi: si è fiondato sul cross a rientrare di Çalhanoglu e lo ha appunto deviato con la spalla, spiazzando Renan.
RISCHIA E RADDOPPIA - Nell'intervallo Dimitrov ha così deciso di ricorrere alla mossa che aveva lasciato trapelare senza realizzarla: con l'ingresso di Wanderson per Swierczok, oltre ad aumentare la colonia dei brasiliani in campo (5), ha avanzato Marcelinho a falso nueve: l'obiettivo di ottenere spazio per le incursioni da dietro è riuscito. Marcelinho non è riuscito a coordinarsi bene per il destro in corsa, ma il capitano Dyakov sì: il suo destro in diagonale da fuori a centrato il palo alto. Poco più tardi Abate ha rischiato moltissimo, falciando in area Misisidjan: lo ha salvato il fuorigioco. La sofferenza evidente in fase difensiva ha indotto Gattuso a inserire Rodriguez al posto di Abate e a spostare a destra Calabria. Lo svizzero ha ottenuto subito l'occasione insperata per segnare. Una spintarella di Mo?i a Cutrone è stata punita dall'arbitro serbo Mazic col rigore, che Rodriguez ha trasformato.
BORINI IMPLACABILE - Sul 2-0, con 25' da giocare, Gattuso ha deciso la staffetta Cutrone-Silva, per poi concedere riposo anche a Çalhanoglu, rimpiazzato da Borini: c'è da preparare l'assalto al sesto posto della Sampdoria, avversaria più tecnica del Ludogorets. Ma Borini, come a Ferrara, ha sfruttato il suo spazio per un altro gol, notevole: di controbalzo, su cross di Kessié, ha chiuso ogni discorso sulla qualificazione. Il turnover, nel ritorno a San Siro, diventa un'opportunità e Borini se l'è di sicuro conquistata.