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Feyenoord, storia e segreti della squadra che affronterà la Roma nella finale di Conference League

Dessers in azione durante il match contro il Twente (ansa)
La rivale dei giallorossi punta a conquistare il 37° titolo, il quarto in Europa dopo la Coppa dei Campioni del '70 e le due Coppe Uefa del '74 e del 2002. I pericoli maggiori vengono da Til, Dessers e Sinisterra. Punto debole? La difesa
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Se contassero tradizione e il peso della bacheca, tra Roma e Feyenoord non ci sarebbe partita. Il palmares della società olandese, infatti, è decisamente superiore a quello dei giallorossi (36 titoli contro 15): una Coppa dei Campioni, una Coppa Intercontinentale, 2 Coppe Uefa (prima squadra 'orange' ad aggiudicarsi questi tre trofei), 15 campionati d'Olanda, 13 Coppe e 4 Supercoppe nazionali. In Patria solo Ajax e PSV hanno vinto di più. Malgrado l'ultimo campionato lo abbia conquistato nel 1999 e l'ultimo successo internazionale sia datato 2002, il Feyenoord, mentre la Roma collezionava il più lungo digiuno dal dopoguerra, negli ultimi 15 anni ha comunque alzato 4 trofei (3 Coppe d'Olanda e 2 Supercoppe).

E' 'la squadra del popolo': il n. 12 non esiste perché è dei tifosi

Definito 'squadra del popolo', a cui idealmente ha dedicato la maglia n. 12, non assegnabile ad alcun giocatore, il Feyenoord …

Se contassero tradizione e il peso della bacheca, tra Roma e Feyenoord non ci sarebbe partita. Il palmares della società olandese, infatti, è decisamente superiore a quello dei giallorossi (36 titoli contro 15): una Coppa dei Campioni, una Coppa Intercontinentale, 2 Coppe Uefa (prima squadra 'orange' ad aggiudicarsi questi tre trofei), 15 campionati d'Olanda, 13 Coppe e 4 Supercoppe nazionali. In Patria solo Ajax e PSV hanno vinto di più. Malgrado l'ultimo campionato lo abbia conquistato nel 1999 e l'ultimo successo internazionale sia datato 2002, il Feyenoord, mentre la Roma collezionava il più lungo digiuno dal dopoguerra, negli ultimi 15 anni ha comunque alzato 4 trofei (3 Coppe d'Olanda e 2 Supercoppe).

E' 'la squadra del popolo': il n. 12 non esiste perché è dei tifosi

Definito 'squadra del popolo', a cui idealmente ha dedicato la maglia n. 12, non assegnabile ad alcun giocatore, il Feyenoord ha radici antichissime. Fondato nel 1908, non si è chiamato subito così. Inizialmente fu Wilhelmina, in onore dell'allora regina d'Olanda. Poi divenne Hillesluise FC ma dato che c'era un altro club che aveva lo stesso nome fu costretto dalla federcalcio di Rotterdam a trovare un'alternativa: optò per RVV Celeritas, cambiando anche i colori sociali (da giallo-nero a bianco-rosso). Promosso in divisione nazionale nel 1912, il club fu costretto di nuovo a modificare denominazione perché, come accaduto in precedenza, vi era già una squadra intitolata così. La scelta allora ricadde sul quartiere dove il club era stato fondato: Feijenoord, un nome che deriva, di fatto, dall'isola in cui sorse, Fijenoord, oggi un tutt'uno con il sud della città.

Il Feyenoord dei primi anni '70, il più forte di sempre

Nella mente dei tifosi, soprattutto i più anziani, la squadra che è rimasta maggiormente nel cuore è quella dei primi anni '70 che, sotto la guida di uno dei santoni del calcio, Ernst Happel, si guadagnò una fama a livello mondiale vincendo prima la Coppa dei Campioni (1970) poi, l'anno dopo, campionato e Coppa Intercontinentale. Una squadra formidabile che, anche dopo la partenza del tecnico austriaco, chiuse un ciclo nel 1974 conquistando l'11° titolo d'Olanda e la Coppa Uefa. Era il Feyenoord di Win Jensen, primatista tutt'oggi di presenze del club (410), scomparso lo scorso 25 gennaio a 75 anni, di capitan Rinus Israel e dello svedese Ove Kindvall ma soprattutto di Wim van Hanegem, uno dei protagonisti della grande Olanda del calcio totale.

L'ultimo trionfo con van Persie, oggi legame tra passato e presente

I più giovani sono, invece, legati al ricordo del Feyenoord del 2002, ultimo a vincere un trofeo internazionale, la Coppa Uefa: era la squadra dei bomber van Hooijdonk e Tomasson, che proprio dopo quell'impresa venne acquistato dal Milan, e del 19enne van Persie, talento purissimo che qualche anno più tardi fece la fortuna prima dell'Arsenal e poi del Manchester United. Proprio van Persie, che a Rotterdam è tornato per chiudere la carriera nel 2018, fa da 'trait d'union' tra il passato e il presente. Entrato nello staff della prima squadra nel 2020, collabora con l'allenatore Arne Slot per regalare ai nuovi un pizzico d'esperienza e di mentalità vincente.

Una squadra senza stelle ma con tanti talenti

Il Feyenoord attuale non ha stelle di primo piano ma tanti giocatori di qualità. A partire dalla difesa, sorretta da quel Marcos Senesi che proprio la Roma vorrebbe ingaggiare per la prossima stagione, e coadiuvata, a sinistra, dalla rapidità di Tyrrel Malacia, terzino già nell'ottica di tanti club importanti, tra cui il Milan. A centrocampo spiccano il regista turco Orkun Kokcu, sul quale Francesco Totti ha messo anzitempo gli occhi facendolo entrare nella sua scuderia, e il trequartista con il vizio del gol Guus Til che, arrivato in prestito dallo Spartak Mosca, si è inserito benissimo come dimostra il bottino di 21 reti in 48 presenze complessive in stagione.

Attenzione a Dessers e Sinisterra, la difesa il punto debole

Il fiuto della porta lo hanno anche gli attaccanti Cyriel Dessers e Luis Sinisterra. Il primo, prestato dal Genk, ha fatto bene soprattutto in Conference dove è il capocannoniere assoluto con 10 reti in 12 partite. Il secondo, 23enne colombiano, è un talento purissimo: perché oltre a segnare con continuità (23 gol in stagione) è dotato di un ottimo dribbling, di una buona velocità e di uno spiccato senso del gioco come testimoniano anche gli 11 assist. Difetti? La squadra prende troppi gol, sia per errori individuali che per la non perfetta attuazione della tattica del fuorigioco. Ed è proprio su questo che la Roma dovrà puntare se vorrà tornare ad alzare un trofeo europeo dopo 61 anni: serviranno soprattutto la sagacia di Pellegrini e l'abilità di Abraham per fare la differenza.