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Coppa Italia, Inter-Parma 2-1: Acerbi ai supplementari porta Inzaghi ai quarti

Francesco Acerbi dopo il gol del 2-1 al Parma (ansa)
I campioni in carica, sotto di una rete, pareggiano all'87' con Lautaro. Del difensore nerazzurro il colpo di testa che evita i rigori
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MILANO — Questa volta in campo non c'era un arbitro Sacchi a invalidare il gol, come a Monza. La testa di Acerbi, come già sarebbe dovuto succedere al Brianteo, ha fatto la differenza. Così, dopo 110 minuti più recuperi vari, al secondo tempo supplementare, l'Inter ha trovato una vittoria sofferta e meritata solo in piccola parte contro un bel Parma, vicino all'impresa di buttare fuori agli ottavi il detentore della Coppa Italia, come non avviene dalla stagione 2012-2013, quando a uscire fu il Napoli contro il Bologna.

<<la cronaca della partita>>

I nerazzurri, andati in svantaggio nel primo tempo, si sono salvati in qualche modo, con un tiro di Lautaro deviato a due minuti dal novantesimo, per poi vincere grazie all'incornata nell'extra time dell'ex difensore della Lazio, buttato in campo a partita in corso proprio per quello. Una reazione di carattere che consente alla squadra di Inzaghi di andare avanti, ma che non ca…

MILANO — Questa volta in campo non c'era un arbitro Sacchi a invalidare il gol, come a Monza. La testa di Acerbi, come già sarebbe dovuto succedere al Brianteo, ha fatto la differenza. Così, dopo 110 minuti più recuperi vari, al secondo tempo supplementare, l'Inter ha trovato una vittoria sofferta e meritata solo in piccola parte contro un bel Parma, vicino all'impresa di buttare fuori agli ottavi il detentore della Coppa Italia, come non avviene dalla stagione 2012-2013, quando a uscire fu il Napoli contro il Bologna.

<<la cronaca della partita>>

I nerazzurri, andati in svantaggio nel primo tempo, si sono salvati in qualche modo, con un tiro di Lautaro deviato a due minuti dal novantesimo, per poi vincere grazie all'incornata nell'extra time dell'ex difensore della Lazio, buttato in campo a partita in corso proprio per quello. Una reazione di carattere che consente alla squadra di Inzaghi di andare avanti, ma che non cancella lo spettacolo mesto visto a San Siro.

Buffon, parate a San Siro

Nel primo tempo, dopo mezz'ora di nulla, fra i 40mila interisti allo stadio alcuni hanno cominciato a rivolgere alla propria squadra quei fischi che fin lì, ingenerosi, avevano riservato a Buffon, 45 anni il prossimo 28 gennaio, spettatore per quasi tutta la partita. Non così Onana, che poco prima dell'intervallo ha tentato invano di intercettare la botta da fuori area di Stanko Juric, entrato al posto del dolorante Man, innescato da un tacco di Sohm. Sempre da lontano ci ha provato Benedyczak. Per l'Inter, fino ai due fischi di Prontera, l'unico spunto - si fa per dire - è stato un tiraccio di Gagliardini largo a sinistra.

Dzeko, ingresso decisivo

Qualsiasi cosa abbia detto Inzaghi ai suoi in spogliatoio, non ha funzionato. Anzi. Così, dopo 20 minuti della ripresa recitati sullo stesso copione horror del primo tempo, l'allenatore ha girato la squadra in un 3-4-1-2, con Dzeko in campo per Mkhitaryan e Correa - disastroso, al solito - dietro alle punte. Ma la prima vera occasione l'ha avuta il Parma, con Bernabé che ha buttato via un contropiede tre contro uno. Dal disperato assedio finale interista è uscito il gol del pari, grazie a un tiro di Lautaro deviato di faccia da Osorio. Sempre l'argentino ci ha riprovato due minuti dopo, costringendo Buffon a un riflesso da ragazzino. Lui, che la prima partita in Coppa Italia l'ha giocata a Venezia, con la maglia del Parma, il 3 settembre 1997, 25 anni e 130 giorni fa. Ma nulla ha potuto nel recupero sulla testa di Acerbi.

Barella e Çalhanoglu verso il recupero

Ancor più che il passaggio di turno, agguantato contro una squadra che bivacca al sesto posto in Serie B a dodici punti dal Frosinone capolista, la buona notizia per i tifosi nerazzurri è arrivata dai macchinari diagnostici della clinica Humanitas: Barella e Çalhanoglu, doloranti dopo la trasferta di Monza, non solo non hanno nulla di grave, ma potrebbero essere a disposizione dell'allenatore sabato col Verona. Ma è un sollievo leggero, che non basta a distrarre gli interisti dalle pene del campo e del mercato. A Marotta prima della partita è stato chiesto a che punto sia il tira e molla per il rinnovo di Skriniar, a cui i tifosi della curva nord hanno rivolto uno striscione "resta a Milano" e venti minuti di coro "c'è solo un capitano". Il dirigente più esperto della Serie A, dopo Galliani, ha risposto: "Non c'è una deadline e non vorrei più parlare di appuntamenti. A gennaio ci sono tante partite, concentriamoci su quelle".