Europa League, Juventus-Friburgo 1-0: l'inzuccata di Di Maria fa felici i bianconeri
di Maurizio Crosetti , di Maurizio CrosettiTORINO - Esistono campioni assoluti, praticamente smisurati. Non hanno legacci, sono sciolti (questo significa, appunto, "assoluti") da vincoli e dunque felici. La Juve ne possiede uno, si chiama Angel Di Maria e le permette quasi sempre di giocare in dodici, talvolta in tredici. Sappiamo tutto del sinistro mirabile dell'argentino, qualcosa a mezza via tra i ricami di Bruges e il tombolo di Burano, mentre della sua testa si ammirano più che altro la scriminatura da ballerino di tango, il profilo affilato da hidalgo, la suprema intelligenza calcistica e due orecchie da Dumbo. Ma lì c'è anche una fronte spaziosa, che Di Maria contro il Friburgo ha usato da centravanti puro: stacco, torsione, frustata col collo e palla sotto la traversa. La tripletta di Nantes era stata più da repertorio, invece questa incornata è la variazione, la corda pazza di un atleta meraviglioso. Quanto basta ai bianconeri per vincere con il loro amato, classico…
TORINO - Esistono campioni assoluti, praticamente smisurati. Non hanno legacci, sono sciolti (questo significa, appunto, "assoluti") da vincoli e dunque felici. La Juve ne possiede uno, si chiama Angel Di Maria e le permette quasi sempre di giocare in dodici, talvolta in tredici. Sappiamo tutto del sinistro mirabile dell'argentino, qualcosa a mezza via tra i ricami di Bruges e il tombolo di Burano, mentre della sua testa si ammirano più che altro la scriminatura da ballerino di tango, il profilo affilato da hidalgo, la suprema intelligenza calcistica e due orecchie da Dumbo. Ma lì c'è anche una fronte spaziosa, che Di Maria contro il Friburgo ha usato da centravanti puro: stacco, torsione, frustata col collo e palla sotto la traversa. La tripletta di Nantes era stata più da repertorio, invece questa incornata è la variazione, la corda pazza di un atleta meraviglioso. Quanto basta ai bianconeri per vincere con il loro amato, classico 1-0. Basterà anche per passare il turno?
<< La cronaca della partita >>
Chiesa parte dalla panchina, Pogba punito
La partita si è lungamente trascinata secondo i ritmi spezzati dal Friburgo, squadra di difesa antica, una casa della nonna con la vecchia carta da parati e i piatti col bordino dorato. Non è stato automatico, per la Juve, sbaraccarla. Per tutto il primo tempo il grezzo pantano tattico tedesco ha avviluppato i piedi bianconeri: nessuno strappo, anche perché Chiesa stava in panchina. Peggio di lui, Paul Pogba direttamente a casa. Allegri non l'ha convocato perché il francese è riuscito ad arrivare fuori orario in ritiro, già gli era successo un paio di volte in passato. Lui, che in sei mesi ha giocato appena 35 minuti, dovrebbe morire dalla voglia di recuperare il passo ed esserci sempre, e sempre di più. Ma evidentemente non lo abbandonano i limiti che finora gli hanno impedito di diventare il grande giocatore che potrebbe (poteva?) essere, questione di abito mentale, di atteggiamenti. Peccato, perché la Juventus ha puntato tantissimo su di lui, compresa una montagna di denaro in tempi di magra: potrebbe non essere più il caso. E comunque Pogba non è in ritardo sull'orario del ritiro, ma su sé stesso.
Vlahovic non va, Alex Sandro ko
Il Friburgo è pane duro, pane raffermo. Ma Europa League significa dover mangiare anche questo. Allegri manda in tavola una Juve inizialmente senza Chiesa ma con Vlahovic, frastornato anche nei gesti più semplici, quasi paralizzato: l'azzurro lo ha rilevato al 67', senza che il serbo fosse riuscito a scrivere neppure una virgola di partita, ancora una volta senza gol dopo le quattro consecutive in campionato. Invece di Fagioli, nella nursery bianconera torna Miretti (nella ripresa si daranno il cambio). Dura poco, invece, Alex Sandro, che era in forte dubbio e che Bonucci sostituisce dopo appena 23 minuti. Resta, del sofferto primo tempo, qualche virtuoso ricamo del sinistro di Di Maria, uno che sovente parla da solo, però lo fa con la lingua degli angeli (nomen omen). Dalla Coppa del mondo stravinta al Friburgo, non dev'essere facile. Ma guardarlo è quasi un piacere fisico.
Il Var cancella il pari tedesco
Lo stallo si spezza al 53' per merito della fronte spaziosa dell'argentino, e la Juve sussulta non poco una decina di minuti più tardi, quando Holer la farebbe fessa con una girata a centro area in perfetta solitudine, però il Var vede un assist di Ginter con la mano. Sarebbe imperdonabile concedere il punteggio come all'andata contro il Nantes, su un campo in cui quest'anno in Europa la Juve era riuscita a battere soltanto il Maccabi. Non succede, anche se non è proprio un finale memorabile quello che i bianconeri vivono a protezione del gol del loro caro Angel, più che mai custode.
Juventus-Friburgo 1-0 (0-0)
Juventus (3-5-2): Szczesny; Danilo, Bremer, Alex Sandro (23' pt Bonucci); Cuadrado, Miretti (1' st Fagioli), Locatelli, Rabiot, Kostic (33' st Kean); Di Maria, Vlahovic (22' st Chiesa) (23 Pinsoglio, 36 Perin, 15 Gatti, 18 Kean, 24 Rugani, 30 Soulè, 32 Paredes, 45 Barrenechea). All. Allegri.
Friburgo (3-4-3): Flekken; Sildillia, Ginter, Lienhart (23' st Gulde); Kubler, Eggestein (14' st Keitel), Hofler, Gunter; Sallai (14' st Doan), Holer (43' st Gregoritsch), Grifo (1 Uphoff, 21 Atubolu, 7 Schmid, 18 Petersen, 23 Wagner, 33 Weishaupt, 34 Rohl, 35 Schmidt). All. Streich.
Arbitro: Sidiropoulos (Grecia).
Reti: nel st 8' Di Maria.
Angoli: 3-2 per la Juventus.
Recupero: 1' e 5'.
Ammoniti: Ginter, Holer, Bremer, Bonucci.
Spettatori: 37.474 per un incasso lordo di 1.663.054,00 euro.