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Juventus, Allegri. "Cerchiamo di chiudere bene un'annata folkloristica"

Massimiliano Allegri
Massimiliano Allegri (ansa)
Dopo il pari di Torino, a Siviglia in palio la fina di Europa League: "Loro saranno spinti dal pubblico, noi in cambio avremo degli spazi. Sappiamo che hanno delle debolezze"
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SIVIGLIA - All'aeroporto, Siviglia ti accoglie con una gigantografia di Jesus Navas che sbaciucchia l'ultima delle sei Europa League conquistate dai rojiblancos, che sono degli incredibili specialisti di questa competizione. L'ultima l'hanno vinta tre anni fa battendo in finale l'Inter a Colonia (oltre al capitano, di quella squadra facevano già parte Bounou, Jordàn, Fernando, Ocampos, Suso, Gudelj, Olivier Torres ed En-Nesyri), un'altra se la prese a Torino sfilandola al Benfica, che a sua volta aveva eliminato in semifinale la Juve, e su quest'ultima ha riversato tutte le energie che non ha disperso in un'annata disgraziata e raddrizzata soltanto dal terzo allenatore della stagione, il mite basco Mendilibar, che preferisce la calma e la saggezza alla tattica. Il Sanchez-Pizjuan sarà stracolmo e ribollente. Gli ultrà locali hanno promesso di "far conoscere alla Juve cosa sia un manicomio in mezzo all'inferno. I calciatori bianconeri si pentiranno di aver scelto questo mestiere e gli tremeranno le gambe ogni volta che toccheranno un pallone". L'ambiente è questo, anche se poi i tifosi del Siviglia sono estremamente corretti. "Ti amo anche se vinci" è uno dei loro slogan più azzeccati: si sgoleranno ma non sarà una vittoria a farli innamorare. Amano a prescindere. Tutto questo può essere in linea con la definizione che Allegri ha dato di questi strani mesi bianconeri: "È stata un'annata chiamiamola folkloristica".

La Juve conosce trappole e pericoli. Allegri in queste situazioni ci sguazza, ma un conto è quando zittiva stadi ululanti con i suoi campioni con tanto pelo così sullo stomaco e un conto è adesso che la squadra è quella che è, con molti ragazzi alla prime esperienze di questo genere. "Loro saranno spinti dal pubblico, noi in cambio avremo degli spazi. Sappiamo che hanno delle debolezze", dice Max provando a ribaltare l'effetto campo e a trasformarlo in un alleato. "Ci vuole calma e lucidità, perché in questi casi hai voglia di arrivare subito al traguardo, ma la fretta non fa bene. E ci vorrà molta personalità. Sarà una partita bella da vivere e da giocare per chiudere bene questa annata folkloristica: ti svegliavi un giorno che avevi dei punti, il giorno dopo te le toglievano e un altro te li rimettevi. Ma abbiamo preso tutto come un'opportunità. Adesso speriamo di avere un pizzico di fortuna dalla nostra".

Allegri ammette di avere tre dubbi di formazione, uno per reparto: Gatti o Alex Sandro, Kostic o Chiesa, Milik o Vlahovic. I primi tre sono favoriti. "Chi gioca dall'inizio è importante, ma chi entrerà a partita in corso sarà determinante". Bisognerà aspettarsi una Juve d'attesa, pronta a colpire il Siviglia spinto all'assalto dal rombare della folla: il senso della partita sarà questo, anche se Cuadrado suggerisce un'idea diversa: "Dovremmo stare alti, pressarli alti per non lasciare al Siviglia il palleggio. Dobbiamo farlo... se il mister ci lascia...". Poi gli scappa un sorriso: era una battuta o una mezza critica alla prudenza di Allegri? Forse la seconda delle due. Di sicuro, dopo averla detta non s'è voltato per guardare in faccia l'allenatore, che è rimasto impassibile.

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