Juventus-Lazio 2-0: gol di Chiesa e Vlahovic, semifinale d’andata di Coppa Italia ai bianconeri
di Emanuele GambaTORINO — Ma certo, Chiesa e Vlahovic: Allegri lo hanno salvato loro, hanno anzi salvato la Juve tutta e interrotto la deriva che stava angosciando l’ambiente intero. Due a zero alla Lazio e finale di Coppa Italia a un passo: magari la crisi non è finita qui, ma oggi come oggi Max avrà ragione ogni volta che dirà che l’annata sta soddisfacendo le aspettative. Quella della Lazio no, benché sia circondata da un clima meno funereo.
Rigore alla Juve dato e tolto
Prima che la Juve si liberasse finalmente la coscienza, la partita era a lungo ronzata attorno al rigore dato e poi tolto all’11’ per un fallo di Vecino su Cambiaso, segnalato però in fuorigioco dopo un precedente colpo di testa di Vlahovic. La posizione dello juventino avrebbe tuttavia dovuto essere sanata da un tocco, ancora di testa, di Patric: l’arbitro Massa è stato chiamato alla moviola per decretare se la giocata del laziale fosse voluta o fortuita e ha scelto la seconda opzione, benché quello di …
TORINO — Ma certo, Chiesa e Vlahovic: Allegri lo hanno salvato loro, hanno anzi salvato la Juve tutta e interrotto la deriva che stava angosciando l’ambiente intero. Due a zero alla Lazio e finale di Coppa Italia a un passo: magari la crisi non è finita qui, ma oggi come oggi Max avrà ragione ogni volta che dirà che l’annata sta soddisfacendo le aspettative. Quella della Lazio no, benché sia circondata da un clima meno funereo.
Rigore alla Juve dato e tolto
Prima che la Juve si liberasse finalmente la coscienza, la partita era a lungo ronzata attorno al rigore dato e poi tolto all’11’ per un fallo di Vecino su Cambiaso, segnalato però in fuorigioco dopo un precedente colpo di testa di Vlahovic. La posizione dello juventino avrebbe tuttavia dovuto essere sanata da un tocco, ancora di testa, di Patric: l’arbitro Massa è stato chiamato alla moviola per decretare se la giocata del laziale fosse voluta o fortuita e ha scelto la seconda opzione, benché quello di Patric sembrasse un vero e proprio rinvio. Ci si è attardati a lungo sull’episodio perché la partita aveva beccheggiato in una desolante mediocrità, specialmente tecnica. La Juve ha giocato di nervi e la Lazio a singhiozzo, una squadra aveva la paura addosso e l’altra l’irresolutezza dentro. E l’attardarsi coi replay ha fatto dimenticare che di rado si sono visti tre passaggi di fila.
Lazio, buon primo tempo
Per tutto il primo tempo c’è stato un unico tiro in porta, didascalico, di Rabiot. Luis Alberto ha preso una traversa con uno strano colpo di testa che Perin stava battezzando fuori. Il resto era un grumo di tensione e spavento, della Juve specialmente: bisognava vedere certe facce, atterrite all’idea di doversi prendere una responsabilità, tant’è che i bianconeri hanno delegato quasi tutto a Chiesa (volitivo ma confuso) e Vlahovic, paradossalmente l’unico, lui così emotivo, ad affrontare le cose con il piglio della razionalità. La Lazio ha cercato un ordine con il suo modulo scomponibile (un po’ 3-4-2-1, un po’ 4-2-3-1), ma ha dato l’idea di non saper andare oltre a quello. D’altronde, non è che la transizioni possano riuscire in una settimana.
I gol di Chiesa e Vlahovic
Possono però riuscire tra un tempo e l’altro, perché nella sua deriva la Juve ha intercettato di colpo un vento buono, chissà come e chissà perché. Forse la timidezza laziale ha avuto un ruolo, sta di fatto che dopo l’intervallo i bianconeri hanno ritrovato d’incanto le poche cose buone d’un tempo: niente di più del caro vecchio contropiede e dell’efficacia degli attaccanti, eppure anche questo abc dell’allegrismo per due mesi era sembrato una chimera. Non ieri: è stato un lancio molto bello e molto intelligente di Cambiaso ad aprire la difesa della Lazio e una nuova pagina della stagione juventina, invitando Chiesa a correre verso la porta, centrata con un destro pregevole. Poco poco più tardi, il suggerimento è stato di McKennie, un habitué, per Vlahovic, che ha puntato Casale (già disastroso nell’azione dell’1-0) e poi lo ha fregato con un sinistro da biliardo. La Juve non ha rischiato niente. Perin non ha fatto una parata. E i fischi preventivi indirizzati ad Allegri alla lettura della formazioni e ad Alex Sandro al suo ingresso in campo (ha 323 presenze della Juve e l’unica colpa di essere invecchiato: non merita questa irriconoscenza) si sono trasformati in applausi, così come la paura in sollievo.
Il tabellino di Juventus-Lazio
JUVENTUS 2 (5’ st Chiesa, 19’ st Vlahovic)
LAZIO 0
Juventus (3-5-2): Perin – Gatti, Bremer, Danilo – Cambiaso (36’ st Weah), McKennie (44’ st Alcaraz), Locatelli, Rabiot, Kostic (44’ st Alex Sandro) – Vlahovic (41’ st Kean), Chiesa (36’ st Yildiz). All. Allegri.
Lazio (4-2-3-1): Mandas – Marusic, Patric (dal 1’ st Casale), Romagnoli, Gila (36’ st Hysaj) – Guendouzi, Vecino - Anderson, Luis Alberto (28’ st Kamada), Zaccagni (14’ pt Isaksen) – Immobile (28’ st Castellanos). All. Tudor.
Arbitro: Massa.
Note: ammoniti Gatti e Weah. Spettatori 39.056.