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Basta autografi ai tifosi, Yamal si vende anche la firma

Lamine Yamal 

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Una società specializzata in gadget sportivi gli ha fatto la proposta: gli compra il nome
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Ci sono nomi e cognomi che hanno un peso (d’oro). Si pagano. Si comprano. Costano. Lamine Yamal potrà firmare doppiette, contratti, vittorie, non firmerà magliette. Non fa più autografi, li ha venduti. Il bambino che ne vuole uno non si deve più mettere in fila, non deve sperare di incontrarlo, emozionarsi e aspettare e sperare, basta attese con maglie, palloni e pennarelli, il piccolo tifoso deve solo andare sul sito specializzato e chiedere la carta di credito a mamma e papà. L’autografo di Yamal si acquista, al negozio o su Internet. Una società specializzata in gadget sportivi gli ha fatto la proposta, gli compra il nome, venderà tazze-penne-magliette, lui vuole accettare, ma non potrà fare autografi. Le persone che gestiscono i suoi contratti gli hanno chiesto di non firmare più autografi. Perché ora hanno un valore. Grandi firme crescono.

(reuters)

Ci vuole fantasia e talento per vendere anche …

Ci sono nomi e cognomi che hanno un peso (d’oro). Si pagano. Si comprano. Costano. Lamine Yamal potrà firmare doppiette, contratti, vittorie, non firmerà magliette. Non fa più autografi, li ha venduti. Il bambino che ne vuole uno non si deve più mettere in fila, non deve sperare di incontrarlo, emozionarsi e aspettare e sperare, basta attese con maglie, palloni e pennarelli, il piccolo tifoso deve solo andare sul sito specializzato e chiedere la carta di credito a mamma e papà. L’autografo di Yamal si acquista, al negozio o su Internet. Una società specializzata in gadget sportivi gli ha fatto la proposta, gli compra il nome, venderà tazze-penne-magliette, lui vuole accettare, ma non potrà fare autografi. Le persone che gestiscono i suoi contratti gli hanno chiesto di non firmare più autografi. Perché ora hanno un valore. Grandi firme crescono.

(reuters)

Ci vuole fantasia e talento per vendere anche il proprio nome. L’adolescente calciatore appena maggiorenne è diventato una macchina da soldi: quando esce dal campo entra in una pubblicità. Gli sponsor non badano a spese: le stelle non sono tante e valgono milioni. Adidas, Beats, Powerade, Oppo, Konami e Nesquik lo coprono d’oro. Il Barcellona gli dà uno stipendio che lo lancia di prepotenza nella classifica Forbes, è nella top ten, solo nella stagione in corso guadagnerà 43 milioni di euro. Sta pensando al suo tornaconto (corrente). Tutto si paga. Del resto la mamma vende cene da 800 euro, si mangia non con Yamal, si divide il tavolo con lei, la mamma di, vuoi mettere? Il buon gusto non dipende quasi mai dalle pietanze a tavola.

E per questo è travolto dalle polemiche. Criticato per aver ingaggiato una compagnia di nani per la festa di compleanno. O per le foto in terrazzo mentre si intrattiene con la fidanzata. O per le troppe poche partite giocate finora, appena 4 su 8 in Liga e 1 in Champions. O per i ritardi o gli allenamenti indolenti, sussurri, spifferi, l’allenatore Flick smentisce, ma chissà. Troppi soldi, troppa fama, troppa attenzione, i tifosi sognano, chi non fa errori? Ma iniziano a tremare: paura che si bruci. Il Barcellona no, crede in lui, gli ha rinnovato il contratto per sei stagioni, con stipendio a crescere, arriverà a guadagnare nel 2031 una ventina di milioni a stagione. Cifre da impallidire. E infatti, lì, sotto quel contratto, la firma Yamal l’ha messa.

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