MADRID – Dalla sconfitta di misura e senza demeriti del Bernabeu, la Juventus esce senz'altro fortificata ma chissà se anche più forte. Di sicuro è un poco più solida la posizione di Tudor, rinsaldato nel prepartita anche dalle parole di Chiellini: l'allenatore ha superato, per quanto lo riguarda (scelte tecniche e tattiche, impostazione del match, motivazione del gruppo), il momento più delicato da quando allena i bianconeri, anche se resta in una posizione perennemente instabile e in balia dei risultati. La trasferta di domenica in casa della Lazio è già un nuovo esame.
Il basso profilo e il rischio di accontentarsi
Ora si tratta di capire cosa ricaverà la squadra dalla bontà di una prestazione di ottimo livello, che la maggior parte dei giocatori (con l'eccezione di Gatti: "Va bene, ma conta il succo") ha accolto con soddisfazione, come se questa Juve dovesse ormai rassegnarsi ad accontentarsi di sconfitte dignitose o di pareggi sudati, come d'altronde ha sottolineato lo stesso Tud…
MADRID – Dalla sconfitta di misura e senza demeriti del Bernabeu, la Juventus esce senz'altro fortificata ma chissà se anche più forte. Di sicuro è un poco più solida la posizione di Tudor, rinsaldato nel prepartita anche dalle parole di Chiellini: l'allenatore ha superato, per quanto lo riguarda (scelte tecniche e tattiche, impostazione del match, motivazione del gruppo), il momento più delicato da quando allena i bianconeri, anche se resta in una posizione perennemente instabile e in balia dei risultati. La trasferta di domenica in casa della Lazio è già un nuovo esame.
Il basso profilo e il rischio di accontentarsi
Ora si tratta di capire cosa ricaverà la squadra dalla bontà di una prestazione di ottimo livello, che la maggior parte dei giocatori (con l'eccezione di Gatti: "Va bene, ma conta il succo") ha accolto con soddisfazione, come se questa Juve dovesse ormai rassegnarsi ad accontentarsi di sconfitte dignitose o di pareggi sudati, come d'altronde ha sottolineato lo stesso Tudor ("Uno 0-0 non sono due punti persi"). È realismo, ma per molti tifosi il profilo esageratamente basso finisce per limitare le ambizioni della squadra, non più in grado di pensare in grande se non addirittura di osare l'inosabile.
“Mancano giocatori di personalità”
Il problema è che alla Juve c’è da anni un pesante deficit di personalità. Il mercato, in queste ultime stagioni, non ha quasi mai compensato quello tecnico, ma le mancanze caratteriali sono ancora più gravi, si tramandano da un anno all'altro e da un allenatore all'altro e limitano grandemente le prospettive bianconere. Manca leadership, è evidente, e Tudor l'ha rimarcato: "Da questo punto di vista siamo un po' indietro. La maglia della Juve pesa più delle altre, bisogna crescere sotto questo aspetto, ma in due anni sono arrivati tanti nuovi giocatori che si sono trovati tutti insieme in una situazione in cui manca gente di peso". L'unico leader acclarato è Bremer, che però da un anno è perseguitato dagli infortuni. Tudor apprezza molto anche Locatelli, con cui ha un buon rapporto: lo ha nominato capitano (con Thiago Motta, la fascia passava da un braccio all'altro, non contribuendo a rinforzare chi la indossava) e gli piace che sappia prendersi la responsabilità di confrontarsi con lui, anche pubblicamente, affrontando a viso aperto ogni problematica. Per il resto, però, la spina dorsale della squadra non è delle più salde e l'umore dei giocatori è spesso in balia degli eventi. Al Bernabeu il capitano era il ventenne Yildiz, ragazzo già decisamente maturo che però non ha ancora la forza di trascinare la squadra anche nelle situazioni più delicate: lui ha bisogno di tempo, gli altri soprattutto di risultati, perché sono quelli a rasserenarli e a indurli a rendere il meglio.
Quali saranno dunque gli effetti della sconfitta a testa alta del Bernabeu? "La squadra ha dimostrato di esserci e in questo momento era la cosa più importante", risponde Tudor. "Avevamo bisogno di una prestazione di questo tipo nello stadio più difficile che esista". Il rovescio della medaglia è che la Juve si "accontenti" di una partita fatta bene, rassegnandosi all'inevitabilità della sconfitta, quasi come se non avesse il diritto di ambire ad altro. Il rischio, dunque, è che lo 0-1 del Bernabeu diventi illusorio, ingannevole, che induca ad abbassare la guardia, che dopo la batosta di Como era invece altissima. Il tema lo ha affrontato Vlahovic: "Ne abbiamo parlato tra noi e siamo d'accordo che questo atteggiamento e questa mentalità dobbiamo averli in tutte le partite, perché domenica non eravamo stati al livello della Juventus. Solo così possiamo crescere, perché se no torniamo sempre al solito discorso, una partita la facciamo benissimo e tre no".
Calendario Champions amico
Una verifica della personalità si avrà, oltre che con le prossime partite di campionato, nella gestione dell'aspetto psicologico della Champions: la classifica è tremenda (oggi la Juve sarebbe fuori dai play-off) ma il calendario, che adesso comincia a diventare amico persino di Tudor, propone cinque partite tutte alla portata, vale a dire Sporting, Benfica e Pafos in casa, Bodø Glimt e Monaco in trasferta. Una squadra di personalità immaginerebbe di poterci ricavare quindici punti, che potrebbero valere la qualificazione diretta agli ottavi. "Dipende solo da noi" dice Tudor, e chissà se è una buona o una cattiva notizia.