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Juve, le critiche di Spalletti sul mercato

(reuters)

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Domani la sfida contro il Pafos a Torino dopo la prima sconfitta del tecnico in bianconero
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Più che un esame di maturità non passato, lo scivolone del Maradona è stato un ridimensionamento collettivo per la Juventus. Il primo stop dell’era Spalletti ha fatto riaffiorare le insicurezze e le paure non ancora esorcizzate. La squadra si è sciolta, non ha trovato le risorse necessarie per giocare alla pari con i campioni d’Italia, seppur in piena emergenza in mediana. Spalletti non ha lesinato critiche alla squadra per l’interpretazione del piano partita, mostrando anche, con le parole e con i fatti, come il mercato estivo non abbia realmente rinforzato la rosa.

David e Openda, quest’ultimo pagato «45 milioni» come evidenziato da Spalletti, non sono le prime scelte neanche quando la sfortuna ci mette lo zampino: per sostituire l’infortunato Vlahovic ha preferito snaturare Yildiz, spostandolo in posizione centrale, invece di dare fiducia al canadese.

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Più che un esame di maturità non passato, lo scivolone del Maradona è stato un ridimensionamento collettivo per la Juventus. Il primo stop dell’era Spalletti ha fatto riaffiorare le insicurezze e le paure non ancora esorcizzate. La squadra si è sciolta, non ha trovato le risorse necessarie per giocare alla pari con i campioni d’Italia, seppur in piena emergenza in mediana. Spalletti non ha lesinato critiche alla squadra per l’interpretazione del piano partita, mostrando anche, con le parole e con i fatti, come il mercato estivo non abbia realmente rinforzato la rosa.

David e Openda, quest’ultimo pagato «45 milioni» come evidenziato da Spalletti, non sono le prime scelte neanche quando la sfortuna ci mette lo zampino: per sostituire l’infortunato Vlahovic ha preferito snaturare Yildiz, spostandolo in posizione centrale, invece di dare fiducia al canadese.

Che, dal canto suo, non ha mai convinto infilando una serie di partite senza il giusto approccio e, soprattutto, senza gol. Eppure, domenica sera al Maradona avere un riferimento offensivo avrebbe aiutato la squadra e soprattutto Yildiz: il turco, che non ha convinto Spalletti, ha faticato a entrare in partita, vagando a lungo alla ricerca della chiave giusta per interpretare un ruolo non suo. La svolta è arrivata proprio nella ripresa, quando il tecnico è stato costretto a ritornare sui suoi passi inserendo David: in quel momento Yildiz è tornato nel suo habitat naturale, trovando il gol del pareggio proprio “girando” intorno al compagno di reparto.

Se l’interpretazione del piano partita non ha soddisfatto Spalletti («siamo rimasti impantanati in mezzo dove non siamo riusciti a far valere la superiorità numerica»), buona parte del merito è da ascriversi anche a Conte, che ha nettamente vinto il duello con il tecnico di Certaldo. La carta McKennie, il guastatore in grado di scombinare i piani inserendosi negli spazi, è stata disinnescata dalla marcatura individuale di McTominay: senza i suoi inserimenti è venuta a mancare l’imprevedibilità necessaria per sostenere il piano partita in fase offensiva, mentre in difesa la coppia Cabal-Koopmeiners è stata irrisa dalla superiorità di Neres. Una bocciatura all’esame di maturità, ma anche la consapevolezza che domani contro il Pafos, l’occasione per dimenticare il ko del Maradona e allungare il cammino in Champions, non ci sarà spazio per gli errori.

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