VIGO - «Non si sta bene qui, se non vinci. Alla Juve l’esigenza è alta». Con due frasi secche e precise, Chico Conceição descrive alla perfezione lo stato d’animo di una squadra ancora alla ricerca di sicurezze, di appigli e in definitiva di un’identità. Il pareggio di Cagliari, risultato non disprezzabile di per sé, ha però scoperchiato nuovi dubbi, dato che i bianconeri continuano a essere un mistero irrisolto che alla lunga rischia di diventare irrisolvibile.
L’Europa per voltare pagina
Però l’Europa League è il contesto ideale per voltare pagina: competizione e avversario sono diversi, le prospettive incoraggianti (è inevitabile inserire la Juve, così come il Milan, nel ristretto circolo dei favoriti), l’aria nuova può ossigenare gioca…
VIGO - «Non si sta bene qui, se non vinci. Alla Juve l’esigenza è alta». Con due frasi secche e precise, Chico Conceição descrive alla perfezione lo stato d’animo di una squadra ancora alla ricerca di sicurezze, di appigli e in definitiva di un’identità. Il pareggio di Cagliari, risultato non disprezzabile di per sé, ha però scoperchiato nuovi dubbi, dato che i bianconeri continuano a essere un mistero irrisolto che alla lunga rischia di diventare irrisolvibile.
L’Europa per voltare pagina
Però l’Europa League è il contesto ideale per voltare pagina: competizione e avversario sono diversi, le prospettive incoraggianti (è inevitabile inserire la Juve, così come il Milan, nel ristretto circolo dei favoriti), l’aria nuova può ossigenare giocatori che hanno un gran bisogno di respirarne. L’avversario è il Celta Vigo, forte ma non fortissimo (l’anno scorso arrivò fino ai quarti, eliminato dal Friburgo) e soprattutto in crisi stagionale visto che segna poco (otto gol in nove partite, di cui cinque in una soltanto) e vince ancora meno (un solo successo finora). Però la difesa è solida e la descrizione che ne fa Spalletti è calzante: «Ha qualità, ha esperienza, sa stare benissimo in campo. Se in certi momenti ci mostreremo deboli, li sfrutteranno».
Le scelte di formazione
Lucio ammette che «mi manca un trofeo internazionale, per questo farò di tutto per andare il più avanti possibile»: l’Europa League, insomma, può essere l’ideale valvola di sfogo per le ambizioni bianconere: «L’idea di partire per arrivare più in alto che possiamo non ci crea nessun timore, nessuna tensione, anche se questa è una Champions 2: ci sono squadre che hanno potenziale, attrezzatura, tipo il Celta». Spalletti sa che la Juve non è da meno, nemmeno quella che manderà in campo domani al Balaidos, che non è più lo stadio scrostato e rovente dove nel 2000 prese quattro pappine dai biancazzurri di Vigo, finendo in nove per le espulsioni di Conte e di Montero, che se ne uscì facendo gesti scurrili verso il pubblico inferocito. Giocheranno Gatti e Kelly, Koopmeiners e Cambiaso, Alajbegovic e soprattutto Woltemade, che farà il centravanti più o meno finto (ma qual è il suo vero mestiere, in effetti?): «Ha attitudine alla manovra, può arretrare per poi arrivare in area a fari spenti».
Cosa vuole Spalletti dalla Juve
Il modulo sarà il 3-4-3, naturalmente con l’elasticità necessaria. Ma è un’interpretazione diversa che Spalletti vuole vedere. Vuole il veleno, che la Juve non sa invece masticare: «Non siamo feroci quando la partita ci offre l’occasione che può cambiare tutto. Quando arriva quell’attimo non dobbiamo indugiare, ma pretendere la soluzione. Non siamo abbastanza avvelenati». Non solo: «Abbiamo bisogno di diventare una squadra solida, perché sono le squadre forti mentalmente che fanno strada. Durante la partita abbiamo momenti di smarrimento in cui siamo disuniti: questo vuol dire mettere a disposizione degli avversari occasioni da sfruttare».
Il diverbio con Pisacane
Spalletti sarà in panchina stasera e non domenica contro la Lazio, data la squalifica rimediata dopo l’espulsione di Cagliari: «La squalifica l’accetto, ma non ho fatto niente niente niente di particolare. Chi ha parlato che avrei minacciato Pisacane di tirargli uno schiaffo ha detto il falso, falsissimo».