Benedetta Europa League, che restituisce buonumore al calcio italiano e al mondo juventino: la vittoria in extremis sul Celta, firmata dalla stranissima coppia Woltemade-Kolo Muani, è oro soprattutto per i bianconeri, che dopo un primo tempo imbarazzante si stavano specchiando sul vuoto della crisi. Ma nella ripresa, con un modulo nuovo (4-2-3-1, o anche 4-2-4) e un piglio diverso hanno ribaltato risultato e destini.
La gara
In precedenza la Juve era stata pessima, prendendo pure un gol dopo aver concesso quattro tocchi in area di rigore finché Alvarez è praticamente entrato in porta con la palla, mentre Gatti marcava beatamente a distanza Jutglà, Kelly lasciava fare a Rueda e Kalulu chissà dov’era, mentre Swedberg l’appoggiava al compagno marcatore. È stato l’unico squillo di una formazione palesemente in crisi (il Celta lo è da agosto, gioca male e non segna quasi mai), ma sufficiente a mandare in tilt una Juve spaventata quasi più dell’avversario galiziano. Se Spalletti voleva una …
Benedetta Europa League, che restituisce buonumore al calcio italiano e al mondo juventino: la vittoria in extremis sul Celta, firmata dalla stranissima coppia Woltemade-Kolo Muani, è oro soprattutto per i bianconeri, che dopo un primo tempo imbarazzante si stavano specchiando sul vuoto della crisi. Ma nella ripresa, con un modulo nuovo (4-2-3-1, o anche 4-2-4) e un piglio diverso hanno ribaltato risultato e destini.
La gara
In precedenza la Juve era stata pessima, prendendo pure un gol dopo aver concesso quattro tocchi in area di rigore finché Alvarez è praticamente entrato in porta con la palla, mentre Gatti marcava beatamente a distanza Jutglà, Kelly lasciava fare a Rueda e Kalulu chissà dov’era, mentre Swedberg l’appoggiava al compagno marcatore. È stato l’unico squillo di una formazione palesemente in crisi (il Celta lo è da agosto, gioca male e non segna quasi mai), ma sufficiente a mandare in tilt una Juve spaventata quasi più dell’avversario galiziano. Se Spalletti voleva una squadra avvelenata allora perché mai ha messo in campo Koopmeiners e Woltemade, Cambiaso e Kelly, che al massimo hanno intossicato la manovra, ammesso che ce ne fosse una.
Nel secondo tempo la Juve si è però presentata con una versione diversa e s’è meritata il pareggio al di là del fatto che sia stato il Celta a regalarlo: prima del gol di Woltemade, mirabilmente servito a due passi dalla porta da un assurdo stop di petto dell’ex viola Marcos Alonso, era arrivata la prima occasione vera, di Conceiçao, e più in generale i bianconeri avevano alzato il livello del gioco, salendo di ritmo, recuperando metri, riciclando alla svelta il pallone. E così persino il pennellone tedesco, che fin lì s’era segnalato per la totale assenza di mordacità e per essersi mangiato una rete grossa così (i gol devono essere l’unica cosa che si mangia, visto quanto è sottile) è entrato in partita e in un certo senso nella Juve, visto che finora era sembrato un alieno spaesato.
Un pastiche calcistico
Ne è venuta fuori una gara viva ma disordinata, un divertente pastiche calcistico messo assieme da due squadre imperfette che Spalletti ha potuto trasformare in successo grazie alla qualità dei suoi cambi: prima ha aggiunto il peso di Nico Gonzalez e Kolo Muani (Conceiçao è filato negli spogliatoi dopo avere preso a pugni la panchina), poi ha puntellato con Bremer e Lucumì, la difesa che stava barcollando. E proprio all’ultimo Cambiaso ha sfoderato il cross giusto per la testa di Kolo Muani, al secondo gol in quattro giorni, e uno identico all’altro.